Il turismo legato all’osservazione della tigre esercita un ruolo significativo in India. I gestori delle riserve naturali forestali affrontano una grande sfida nel cercare di soddisfare i loro visitatori poiché le tigri sono elusive, invisibili per natura e la maggior parte delle volte i turisti tornano a casa delusi per non aver avvistato i grandi felini dopo un safari nella foresta.
Per questo motivo è stato realizzato un monitoraggio e uno studio, “Marketing of Tourism Destination in the Context of Tiger Safari” unico nel suo genere, basato su dati empirici per aiutare a identificare il percorso nella foresta che dà la maggiore probabilità di avvistamento della tigre.
Un bell’aiuto al PIL
I viaggi turistici hanno svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo economico di diversi paesi sin dalla Seconda guerra mondiale. Con un contributo di 8,8 trilioni di dollari al PIL globale, i viaggi turistici sono diventati un’industria significativamente importante. Si stima che cresca a un tasso del 3,8% annuo e questo fa comprendere anche come le limitazioni imposte dal Covid possano aver impattato su alcune aree del mondo. Per quanto riguarda il turismo legato alla fauna selvatica si stima che rappresenti il 10% del PIL globale.
Il turismo della tigre in India
Nel 2018, l’industria del turismo in India ha contribuito con 247 miliardi di dollari al PIL del paese, pari al 6,7% del totale.
All’interno dell’offerta turistica indiana, le attività di osservazione della tigre svolgono un ruolo cruciale nell’attrarre visitatori, in particolare negli stati dell’India centrale, come Maharashtra, Madhya Pradesh (Parco nazionale di Bandhavgarh) e Chhattisgarh.
Molti operatori hanno registrato una domanda crescente di tour di questo tipo.
Tuttavia, nel mondo il numero di tigri in natura si è drasticamente ridotto, passando dalle decine di migliaia di esemplari esistenti più di duecento anni fa ad appena due o tremila individui, come stimato nel 2014 dall’Unione internazionale per la conservazione della natura.
Vedere la tigre a tutti i costi
Ora il vero problema è che il turista che spende molti soldi per un viaggio in India si augura di avere la certezza di osservare la tigre, che in molti casi, invece, non riuscirà a vedere.
Lo studio di cui parlavamo fornisce alle guide forestali delle riserve un prezioso aiuto per identificare i sentieri lungo i quali si avrà maggiore probabilità di avvistare le tigri, evitando tutta una serie di problemi innescati dal tentativo di soddisfare i clienti a tutti costi.
Infatti, i conducenti dei fuoristrada appena sentono via radio di un avvistamento convergono velocemente tutti nello stesso luogo, generando grande confusione.
Come ha dimostrato in una ricerca il naturalista inglese Cohen, a questo caos si aggiunge persino la tendenza a offrire safari notturni, severamente vietati.
Altre pratiche illegali sono quelle di adescare le tigri lanciando loro della carne in modo da vederle con l’aiuto di faretti ad alta potenza.
Un’altra prassi criticata è l’utilizzo di sistemi di radiotelemetria per rintracciare le tigri, pratica che gli stessi turisti hanno trovato deludente perché dava loro la sensazione di osservare un animale in cattività e non durante un safari.
Per questo motivo, approfittando della pandemia che ha drasticamente contratto il turismo nella giungla, sono stati creati nuovi protocolli per creare regole per soddisfare il pubblico nel rispetto della foresta e dei suoi animali.
Un nuovo approccio etico
Gli studi precedenti avevano focalizzato principalmente “punti di interesse” di natura statica (ad es. laghi, montagne, siti storici e percorsi panoramici), mentre questo studio si è concentrato su percorsi e non punti.
Infatti, lo stesso percorso può essere visitato diverse volte poiché in questo caso il punto di interesse non è un paesaggio statico ma è una tigre, ovvero un animale in movimento che viene seguito da un altro oggetto mobile, ovvero una jeep da safari.
È chiaro che questo sistema non garantisce l’avvistamento delle tigri, ma pone attenzione sull’etica di un’osservazione più controllata delle tigri ricordando che questi animali possono costituire una fonte di guadagno per le popolazioni locali e sono quindi un valido strumento politico per giustificare le azioni a sostegno della conservazione delle stesse tigri.
L’equilibrio tra un corretto approccio etico di valorizzazione naturalistica e lo sfruttamento sconsiderato di un’area con il turismo verde è sovente molto labile.
Questo recente studio e protocollo dimostra la volontà di pensare e agire nella giusta direzione per il bene della tigre e del turismo.
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