Nome
Topino (Riparia riparia)
Descrizione
Una rondine di piccole dimensioni, con parti superiori grigio-marrone e parti inferiori bianche.
Fenologia
In Italia è migratore regolare e nidificante. Migratore transahariano, sverna in Africa orientale e meridionale, tra Sahel e Mozambico, nella fascia immediatamente a sud del Sahara
Habitat
Nidifica in colonie, scavando i nidi in pareti sedimentarie di argini di fiumi ma anche in siti artificiali (cave). Abita zone pianeggianti e collinari lungo o nei pressi di corpi d’acqua corrente o ferma, dove occupa scarpate e pareti sabbiose e terrose; localmente ai margini di zone paludose e su rive sabbiose marine, sempre più spesso in cave di sabbia o in frantoi di pietrisco in attività, e in sbancamenti, siti effimeri generalmente soggetti a continua trasformazione e disturbo antropico.
Distribuzione
Il Topino presenta un’ampia distribuzione che comprende il Paleartico e il Neartico; è comune come specie nidificante in Europa, Asia, Nord dell’India, Cina sud orientale e buona parte del Nord America. Le popolazioni europee nidificano dalle regioni mediterranee attraverso gli habitat steppici, temperati e boreali, fino a 70° Nord nella zona subartica. In Italia è specie migratrice, nidificante sulla penisola, più diffusamente nelle regioni settentrionali e nella fascia costiera del medio e alto Adriatico, con ampi vuoti di areale in corrispondenza dei rilievi e delle zone coltivate prive di corsi d’acqua naturali; scarsa e localizzata in quelle centrali, praticamente mancante sul versante tirrenico. La popolazione italiana è stimata in 6.000-8.000 coppie.
Stato di conservazione
Il suo stato di conservazione viene valutato sfavorevole a livello europeo. La popolazione italiana appare generalmente in decremento, con contrazione di areale e locali sparizioni. L’instabilità dell’areale sembra essere principalmente legata alla precarietà dei siti riproduttivi, mentre le fluttuazioni numeriche sono influenzate dalle condizioni climatiche nelle aree di svernamento africane.
Il declino in Italia è dovuto alla precarietà degli habitat prescelti sottoposti a continue manomissioni da parte dell’uomo, che comportano l’abbandono a seguito soprattutto di interventi di regimazione idraulica lungo i corsi d’acqua, con movimenti terra, arginature, cementificazioni, frane provocate, inerbimento delle scarpate fluviali . Ciò comporta l’abbandono degli ambienti naturali e un sempre crescente utilizzo di habitat artificiali.
di Fabio Casale, Fondazione Lombardia per l’Ambiente
Supervisione scientifica: Giuseppe Bogliani, Università degli Studi di Pavia
tratto da:
Casale F., 2015. Atlante degli Uccelli del Parco Lombardo della Valle del Ticino.
Parco Lombardo della Valle del Ticino e Fondazione Lombardia per l’Ambiente.
Foto: Antonello Turri




