Dai parcheggi della val Ponci (140 m/slm) seguiamo la strada sterrata in leggera salita guidati dal segno del pallino rosso, con la sagoma imponente della Rocca del Corno che ci sovrasta sulla sinistra.
Stiamo camminando sul tracciato della via Iulia Augusta costruita nel 13 a.C. e, anche se del fondo originario non è rimasto nulla, la suggestione di ripercorrere i passi di antichi viaggiatori è comunque grande.
Curiosamente restano i ponti, accompagnati da pannelli che aiutano anche a ricostruirne la storia. In sequenza ecco allora il Ponte delle Fate, il più intatto e tuttora utilizzato per il passaggio delle vetture, seguito dal Ponte Sordo di cui restano solo ruderi invasi dalla vegetazione mentre l’ultimo, per ora, è il Ponte Muto-delle Voze (170 m/slm), ancora intatto.
Subito dopo questo dobbiamo prestare attenzione poiché l’invitante strada ben segnata a destra porta all’anello per le Manie, mentre per il momento andiamo verso il meno evidente sentiero di sinistra continuando a percorrere l’ombrosa val Ponci immersi ora nella fitta vegetazione. Anche se ormai non è più a vista continuiamo a risalire il rio Ponci e ce ne rendiamo conto arrivando al Ponte dell’Acqua, tuttora intatto, che sorge in prossimità della Ca du Puncin, un edificio dell’acquedotto in disuso.
Il sentiero prosegue ancora e un cartello ci avvisa del Ponte di Magnone, di cui restano solo ruderi nascosti dalla vegetazione.
Un’ultima salita ed eccoci nei pressi dell’Oratorio di San Giacomo (320 m/slm) dove troviamo uno strategico tavolino.
Torniamo quindi indietro fino al Ponte Muto (170 m/slm) dove prendiamo l’ampio sentiero a sinistra e dove cambia il tema dell’escursione: dai ponti romani alla scoperta delle Arme, cavità rocciose utilizzate come depositi e abitazioni in tempi lontani. La vegetazione si fa più rada, lo sguardo ora spazia maggiormente e seguiamo il simbolo di due quadrati rossi.
Un piccolo sentiero sulla destra, poco invisibile, ci porta alla Grotta dei Ciliegi: la parte principale è chiusa da una grata per proteggerne gli scavi, ma si possono vedere bene gli strati del terreno mentre al di fuori del recinto alcune cavità più piccole danno l’idea di come fosse strutturato l’ambiente.
Tornati sulla strada principale continuiamo la salita ed eccoci sbucare nei pressi di un ristorante oltre il quale troviamo l’ampia Arma delle Manie (270 m/slm) con tanto di camere interne e attrezzi di vita contadina, i cui scavi hanno reso testimonianze di utilizzo già 70mila anni fa (i ritrovamenti fatti sono oggi conservati nel Museo archeologico del Finale, a Finalborgo.
Proseguiamo su asfalto passando davanti alla chiesa di San Giacomo (260 m/slm) per raggiungere la strada provinciale nei pressi di un piccolo cimitero e di una chiesetta trasformata in ristorante. Dopo circa 0,6 km un varco nella vegetazione ci porta ad una evidente palo della luce su cui è segnata una doppia freccia bianca e da cui si apre un bel punto di vista sulla Rocca del Corno, mentre in basso si indovina la val Ponci.
Seguendo vaghi segni gialli percorriamo ora un sentiero in discesa assai impegnativo che ci porta alla base di una parete rocciosa, passando davanti una piccola Arma senza nome, per poi arrivare all’Arma delle Fate, molto grande e suggestiva, in cui si può accedere attraverso una porta e da esplorare nei suoi due livelli utilizzati già nel Paleolitico.
Ripreso il sentiero continuiamo a scendere seguendo la traccia intuibile ma non segnata fino a tornare sulla strada di fondovalle della val Ponci, poco prima del Ponte delle Fate, chiudendo così il cerchio.
Note
Dati totali anello
Lunghezza: 9 km
Dislivello: 300 m
Tempo al netto delle soste: 3h 30 min
Attenzione: dopo l’Arma delle Manie si percorre un sentiero ripido, scivoloso e con poca segnaletica che necessita di senso di orientamento e buone ginocchia. Nel caso, meglio tornare indietro ripercorrendo la medesima via dell’andata, aggiungendo 0,6 km al totale indicato.
Attenzione: prima di ogni escursione è sempre buona norma informarsi sulle condizioni meteo (allertaliguria.regione.liguria.it)
Link utili
- Val Ponci. © F. Voglino / A. Porporato
- Val Ponci. © F. Voglino / A. Porporato
- Val Ponci. © F. Voglino / A. Porporato
- Val Ponci. © F. Voglino / A. Porporato
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