Stefano Stellini è il Direttore Comunicazione e Relazioni esterne del Consorzio CiAl – Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio –, in cui lavora dal 2002. Stellini ha una lunga esperienza nel settore del riciclo: è stato 4 anni in Conai, nella fase di start-up, e prima ancora in Replastic, il consorzio della plastica prima che nascesse CoRePla.
Pietro Greppi – In passato in Italia si estraeva la Bauxite, la roccia da cui si ricava l’alluminio, oggi invece…
Stefano Stellini: C’erano alcune cave in Italia, ma dal punto vista industriale non si trattava di una produzione particolarmente significativa. Il grosso della bauxite arrivava dal Sud America, dall’Africa, dall’Australia… La produzione del primario tramite l’impiego della bauxite è cessata in Italia più di 10 anni fa, con l’ultimo impianto, quello di Portovesme, in Sardegna. Da allora tutto l’alluminio prodotto in Italia proviene esclusivamente dal riciclo di rottami di vario genere, incluso ovviamente il packaging.
P.G. – L’industria del riciclo riesce a soddisfare la domanda interna di alluminio?
S.S. – In buona parte sì, se consideriamo le diverse tipologie di rottame che vengono impiegate in fonderia per produrre nuovo alluminio. Invece, per quanto riguarda il packaging, l’incidenza è relativa in termini quantitativi. Perché la produzione di alluminio in fonderia, da riciclato, ammonta quasi a 1 milione di tonnellate, mentre il riciclo del packaging in Italia, nel 2022, è arrivato circa a 60.000 tonnellate. Una quantità marginale in termini di volumi, ma significativa dal punto vista dell’immagine e della percezione che ha il cittadino rispetto alle performance ambientali del metallo. Il nostro sistema consortile fa molta comunicazione per promuovere e sensibilizzare sulla raccolta differenziata mettendo in evidenza gli aspetti importanti e positivi del riciclo. Primo fra tutti l’enorme risparmio energetico che deriva dal produrre l’alluminio partendo dal rottame: viene risparmiato fino al 95% dell’energia rispetto ai processi produttivi tradizionali che partono dalla bauxite.
P.G. – Oltre agli imballaggi vengono raccolte altre tipologie di prodotti in alluminio?
S.S. – Sì, anche altri piccoli oggetti, come le caffettiere o le padelle, in ambito domestico e nei canali horeca (hotel, ristoranti, catering, bar, pizzerie, pub… N.d.R.). Vengono smaltiti grazie alla diffusione ampia e consolidata della raccolta differenziata. Una volta assorbiti dal flusso del rottame di packaging vanno a finire nella differenziata e vengono accettati. Vengono definite frazioni merceologiche similari.
P.G. – Si è chiuso il bilancio annuale, possiamo avere qualche valutazione?
S.S. – Abbiamo conseguito un tasso di riciclo del 73,6%, da qualche anno ben al di sopra rispetto agli obiettivi europei del 2030, che prevedono un tasso di riciclo del 60%. Siamo 10 punti percentuali sopra alla media europea.
P.G. – Quanto incide la lattina per bevande su questo dato?
S.S. – Da un paio d’anni abbiamo formalizzato e reso pubblico il tasso di riciclo specifico delle lattine che ammonta, per il 2022, al 91,6%. È un dato molto importante perché è in linea con il tasso di riciclo che si ha nei Paesi dove è stato adottato il deposito cauzionale, da tutti indicato come il modello di riferimento per ottenere tassi di riciclo particolarmente elevati. Questo dato è importante non tanto per le lattine, ma perché mette in risalto quale sia l’efficienza e l’efficacia del nostro sistema di raccolta differenziata. Alcuni mi chiedono come è possibile che, senza deposito, in Italia si ottengano questi risultati…
In realtà la ragione è semplice: delle 30.000 tonnellate di consumo di lattina in Italia la maggior parte è in ambito domestico, circa il 70%, il restante 30% è in ambito horeca. In entrambi i casi le lattine finiscono nella raccolta differenziata. Da questi dati si evince che in Italia non esiste un consumo out of home, fuori casa, e quindi non esiste il fenomeno del littering (l’abbandono dei rifiuti – N.d.R.).
Tengo a precisare che tassi così alti di riciclo delle lattine e del packaging sono il risultato del fatto che in Italia, a differenza di altri paesi, da oltre 25 anni gli imballaggi si raccolgono tutti insieme. Vuol dire che la lattina, imballaggio per antonomasia dell’alluminio – che già si raccoglieva prima della nascita del Conai – ha rappresentato una sorta di driver importante per raccolta di tutte le altre componenti in alluminio.
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