Gli uccelli d’altaquota vivono al di sopra del limite del bosco, spesso isolati e in condizioni ambientali estreme e hanno sviluppato adattamenti molto specifici che si traducono in un’elevata unicità funzionale. Proprio questa specializzazione, però, espone gli uccelli di montagna a un rischio crescente: il cambiamento climatico sta riducendo e trasformando i loro habitat, minacciando la loro sopravvivenza e la stabilità degli ecosistemi di cui fanno parte.
Una ricerca internazionale a cui ha partecipato il MUSE mette in luce la vulnerabilità dell’avifauna montana dell’Oloartico, la vasta regione che comprende Europa, Nord America e gran parte dell’Asia settentrionale.
Molte specie, oltre a essere importanti per la funzione che svolgono, sono caratterizzate dall’avere areali di distribuzione ristretti, e pertanto possono essere considerate rare.
Tra le più simboliche ci sono il gipeto, la pernice bianca o il fringuello alpino per le Alpi, il lofoforo himalayano e il tetraogallo dell’Himalaya per l’omonima catena asiatica, o il fagiano di monte caucasico per il Caucaso.
La trasformazione degli habitat
Negli ultimi tre decenni, l’aumento delle temperature nelle aree che ospitano specie rare di uccelli montani ha provocato spostamenti di areali e variazioni nella fenologia, cioè nel loro ciclo biologico.
Per esempio, la riduzione delle praterie alpine per l’avanzata degli arbusti favoriti dall’aumento delle temperature sta minacciando le specie legate a questi ambienti, come il gipeto, il fringuello alpino e il sordone.
Inoltre, l’aumento degli eventi estremi e della variabilità climatica durante la stagione riproduttiva sta incidendo negativamente sul successo riproduttivo, perché gli uccelli si trovano sempre più spesso a dover nutrire i piccoli quando il picco di risorse (insetti o semi) è già passato, o deve ancora arrivare.

Variazioni della temperatura media nei sistemi montuosi dell’Olocartico in cui sono presenti almeno due specie rare di uccelli di montagna. Le tonalità arancioni rappresentano l’aumento della temperatura media negli ultimi 30 anni nelle diverse catene montuose dell’Olocartico (aree in grigio).
Condizioni ambientali estreme
«Abbiamo messo insieme i dati disponibili in letteratura sulle caratteristiche funzionali di 800 specie nidificanti nell’Olartico. Queste informazioni sono state poi unite a dati sulla distribuzione geografica e sulla nicchia termica, cioè la temperatura media all’interno dell’areale di distribuzione di ciascuna specie» spiega Maria Delgado, ecologa dell’IMIB e prima autrice dello studio.
I risultati dimostrano che le specie montane associate a nicchie termiche più fredde svolgono ruoli funzionali unici nei loro ecosistemi, e questa unicità funzionale risulta più marcata nelle montagne delle alte latitudini, probabilmente come conseguenza di nicchie ecologiche più ristrette.
«In altre parole, alle nostre latitudini, quindi anche lungo la catena alpina, all’aumentare della quota le specie diventano più uniche dal punto di vista funzionale» commenta Chiara Bettega, ornitologa del MUSE e prima autrice dello studio insieme a Delgado.
- La ricercatrice Chiara Bettega, ornitologa del MUSE. ©
- Spioncello (Anthus spinoletta). © Chiara Bettega / MUSE
Strategie di conservazione
Queste specie vivono spesso in aree isolate di habitat idoneo, presentano adattamenti specifici a condizioni ambientali estreme e risultano quindi particolarmente vulnerabili ai cambiamenti ambientali, a causa degli effetti combinati dell’isolamento geografico e dello scarso scambio genetico tra individui.
«Le strategie di conservazione dovrebbero quindi concentrarsi sul mantenimento e sul recupero delle specie specialiste che svolgono ruoli ecologici unici e sulla preservazione dei rifugi climatici, cioè quelle aree in grado di offrire habitat idonei a queste specie anche in futuro, a prescindere dalle condizioni climatiche» concludono Delgado e Bettega.
Lo studio internazionale “Functional distinctiveness and rarity highlight climate vulnerability of mountain birds” – effettuato su oltre 800 specie di uccelli d’altaquota e pubblicato sulla rivista scientifica Ecology – è stato condotto da MUSE – Museo delle Scienze di Trento, IMIB – Instituto Mixto de Investigación en Biodiversidad, le Università di Jaen e di Malaga (Spagna), l’Università di Trieste, la Statale di Milano e Mount Allison University (Canada).
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com








