Il MUSE – Museo delle Scienze di Trento celebra una festa: quella dell’umanità che guarda il mondo e fa dello sguardo un’avventura sorprendente. In questo laboratorio, affacciato al balcone della natura e della storia, la conoscenza si trasforma in emozione e si espande in ogni direzione, abbracciando chiunque. Le visitatrici e i visitatori si sentono al centro di un’orchestra che sembra suonare solo per loro, in realtà sta suonando per tutte le persone.
Le collezioni sono presentate all’interno di un affascinante viaggio che, grazie a soluzioni creative e intelligenti, consente al pubblico di avvicinarsi al mondo della cultura scientifica e della conservazione. A partire dalle evidenze geologiche e naturali per arrivare alle memorie del passato e, infine, agli aspetti più impalpabili e sfuggenti dell’esistenza, il museo è un concentrato di esperienze e saperi che destano curiosità senza mai annoiare.
Lo stupore prende il sopravvento già all’esterno, quando davanti agli occhi si profila l’avveniristico profilo dell’edificio disegnato da Renzo Piano, puro omaggio alle vette circostanti.
Tutto il quartiere attorno, chiamato Le Albere, è stato progettato dal celebre architetto: i negozi, la Biblioteca Universitaria Centrale, i giardini, gli orti e le abitazioni. Vicino al museo c’è il Palazzo delle Albere, che in passato era la residenza estiva del Principe Vescovo, il capo della Chiesa e del Principato.
Un avamposto per riflettere
Stefano Bruno Galli è presidente del MUSE dal maggio 2024. Docente di Storia delle dottrine e delle Istituzioni politiche nell’Università degli Studi di Milano, ha origini trentine.
rivistanatura.com – Al di là delle radici cosa la rende orgoglioso?
Stefano Bruno Galli –La risposta è nei dati del Bilancio di Missione 2024. A livello nazionale non sono molte le realtà museali virtuose che possono vantare più della metà del bilancio rappresentato dalle risorse proprie e meno della metà dai finanziamenti pubblici.
rivistanatura.com – Qual è l’elemento che caratterizza il MUSE?
B. G. – Le sue ricercatrici e i suoi ricercatori sono una parte consistente delle risorse umane coinvolte nel museo. Studiosi bravi e di qualità, molto capaci e di un elevato profilo scientifico. Con il loro lavoro rappresentano l’ineludibile premessa per un’attività divulgativa seria e rigorosa, rivolta a un pubblico eterogeneo e molto ampio, di tutte le fasce d’età, a cominciare dai visitatori più piccoli. Questo certifica un assunto nel quale credo molto: la divulgazione è indisgiungibile dalla ricerca scientifica. Altrimenti si scade nell’approssimazione, nella banalizzazione e nella semplificazione.
rivistanatura.com – Quali sono gli altri punti di forza?
B. G. – L’accessibilità, senz’altro. Il MUSE è stato pensato e progettato per ricevere duecentomila visitatori, oggi è stabilmente assestato sul doppio. Tutte le sedi – oltre a quella di Trento ci sono le palafitte di Ledro, l’osservatorio astronomico e il giardino botanico delle Viote sul Monte Bandone e il museo geologico delle Dolomiti a Predazzo – si integrano su un piano di parità e danno vita a un museo policentrico. Poi c’è la funzione pubblica, quindi sociale, che il MUSE assolve cercando di diffondere interrogativi e sollecitare lo sviluppo di un pensiero critico. È un avamposto che coglie le istanze anticipatrici provenienti dalla complessità del nostro presente. In questo ambiente giovane, sereno e vivace si coglie l’entusiasmo e lo spirito di partecipazione a una missione scientifica individuale e collettiva insieme, che si traduce nell’impegno di remare tutti nella medesima direzione.
rivistanatura.com – Possiamo definirlo un laboratorio?
B. G. – Sì, è un ‘officina di azioni culturali concrete, da cui fluiscono studi e ricerche, riflessioni e pensieri sull’Antropocene, che sarà anche una categoria geologica discussa e discutibile, ma che ci indica una realtà oggettiva e concreta: l’impatto dell’azione umana sull’ambiente naturale, sulla flora e sulla fauna, quasi sempre nefasto e comunque invasivo. Il MUSE innesca processi di alfabetizzazione e sensibilizzazione diretti a diffondere una maggiore consapevolezza dei mutamenti in atto.
rivistanatura.com – Tanta innovazione, ma pure rispetto delle tradizioni…
B. G. – Il MUSE, inaugurato il 27 luglio 2013, è una realtà profondamente innovativa nel panorama museale nazionale e anche internazionale, che però vanta una tradizione di oltre un secolo e mezzo e annovera nomi di grandi studiosi e scienziati: Gino Tomasi, Giovanni Battista Trener, Francesco Ambrosi, Giovanni Canestrini.
rivistanatura.com – Riaffiora l’orgoglio…
B. G. – Il MUSE è il “biglietto da visita” culturale della Provincia Autonoma di Trento ed è il primo museo scientifico italiano. Sono molto onorato di esserne il presidente. Uno storico del pensiero politico, quale sono, può trarre importanti elementi di riflessione da questa istituzione, che ci induce a ragionare a fondo sul modello di sviluppo perseguito dalla civiltà europea occidentale.
rivistanatura.com – Quale futuro vede per il MUSE?
B. G. – Vedo un centro di studi e ricerche sempre più concentrato sui temi dell’Antropocene. Sarà altresì opportuno valorizzare sino in fondo il vastissimo patrimonio delle nostre collezioni e il sapere trasmesso dai grandi protagonisti del passato, nonché, dopo oltre dieci anni, rivedere i criteri espositivi e museali per rendere il MUSE sempre più dinamico e tremendamente affascinante.
Un museo che infonde speranza
Il MUSE è un attore culturale forte, radicato nel territorio, che propone un approccio rigoroso ma coinvolgente, approfondito eppure fluente. Forte del suo enorme patrimonio di conoscenze, persone e reti consolidate, si offre come uno strumento di coesione sociale che genera speranza nel futuro, rifiuta derive fataliste e costruisce alleanze. L’asse di riferimento è il contesto montano, ma il MUSE collabora a ogni livello, nazionale e internazionale, sui temi delle scienze naturali, integrando aspetti antropologici, sociologici ed economici.
È un museo che mette al centro le persone con l’obiettivo di rafforzare una società giusta, inclusiva e accogliente.
Il MUSE promuove la sostenibilità, condivide e pratica gli obiettivi dell’Agenda 2030, ma guarda già oltre.
Le trasformazioni indotte dall’Antropocene esigono strumenti di interpretazione e modelli alternativi per mitigare e correggere le ricadute di un’idea della natura e delle risorse che ha generato conseguenze non più governabili in ogni campo della vita umana e naturale. Vengono in aiuto le parole usate da Primo Levi nel saggio L’eclissi dei profeti: «Il domani dobbiamo costruircelo noi […] dalle radici, senza cedere alla tentazione di ricomporre i cocci degli idoli frantumati, e senza costruircene di nuovi».
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