Soldati
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie
Questa poesia di Giuseppe Ungaretti è molto nota, la si studia sin dalle scuole elementari; nonostante ciò, vale sempre la pena soffermarsi su queste parole per poter fare una riflessione ogni volta più ampia possibile; infatti, la poesia ci parla sempre e leggerla a dieci anni dovrebbe essere differente rispetto a una lettura fatta a vent’anni o cinquanta e così via.
Innanzitutto nulla è lasciato al caso, tanto che Ungaretti, attraverso il suo stile, in questo caso ermetico, scrive spezzando i versi attraverso la figura retorica dell’enjambement: questa scelta è ponderata, in quanto è un richiamo alle foglie che cadono. Proprio come le foglie che cadono in autunno, anche i versi si spezzano, cadono e sembrano toccare terra.
Tutto ruota attorno a questa immagine, una grande similitudine, la cui chiave interpretativa ci viene offerta, come spesso accade con Ungaretti, nel titolo. La vita dei soldati al fronte è proprio come le foglie durante la stagione autunnale, cadono. Di questa stagione non si coglie la bellezza dei colori, la varietà dei sapori da vivere o delle giornate che invitano a bere una tazza di thè caldo; tutt’altro, è evidenziato solamente il carattere in perdita, le foglie che si staccano dagli alberi.
Ma Ungaretti è ancora più delicato e allo stesso tempo terribile, poiché non ci parla della foglia che si è staccata, il poeta ci fa rivivere l’istante stesso della caducità della foglia autunnale: essa prima o poi si staccherà dal ramo e morirà. Proprio questa è la condizione del soldato ed è orribile, acquisire la consapevolezza che l’esperienza della guerra non è altro che un prepararsi a morire. Guarda caso proprio in autunno si celebra il giorno dei morti e soprattutto si vive la ricorrenza del 4 novembre, che ricorre in quel giorno per motivi storici, ma la coincidenza ha fatto sì che fosse in autunno. Chiamiamolo caso, destino, come si preferisce, ma in ogni caso tutto torna.
Ungaretti prende spesso ispirazione dalla Natura e tramite questa poesia ci indica che può capitare che si veda nel mondo esterno quello che noi viviamo interiormente: infatti non è scritto da nessuna parte che l’autunno debba essere una stagione mesta e deprimente (si potrebbe dimostrare proprio il contrario), eppure Ungaretti per trasmettere questa fragilità della condizione dei soldati sceglie proprio questa stagione, poiché specchio delle emozioni che lui stesso ha percepito sul fronte di guerra.
Ancora oggi questo testo parla forte e chiaro: perché continuare questa precarietà causata dalla guerra? Oggi più che mai si percepisce l’inutilità delle guerre. Chissà se i soldati di oggi conoscono questi versi, se hanno la consapevolezza di essere mandati al macero, vite giovani invitate a morire da vecchi che gestiscono le situazioni; nei tempi antichi Alessandro Magno, re e imperatore, andava in battaglia in prima linea, ora si danno i comandi in giacca e cravatta da sicure stanze di palazzi governativi. I soldati oggi si rendono conto che la guerra non difende valori e ideali, ma solo interessi economici e politici (nel senso negativo del termine)? Il messaggio di Ungaretti risuona ancora potente: ridestiamoci, non arrendiamoci alla vanità della guerra, che rende la vita dell’uomo così fragile, proprio come una foglia in autunno, in procinto di staccarsi dal ramo.
Se solo tutti i soldati del mondo dicessero un glorioso no a comandi scellerati, potremmo forse allora cambiare la poesia di Ungaretti, ce lo permetterà, affinché sia posta in evidenza la vita in essere e non al suo finire:
Si sta come
in primavera
sugli alberi
i germogli
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