Il Disegno di Legge 1552 è un’iniziativa parlamentare presentata dal senatore di Fratelli d’Italia Lucio Maran il 20 giugno 2025, che proprio in questi giorni è in corso di discussione in Parlamento.
Si tratta di un’iniziativa particolarmente scellerata, per la fauna e la natura italiana, i cui dettagli le potete trovare riassunti nell’ottimo articolo di Enrico Bucci sul Foglio.
Quello che in questa sede vorrei rapidamente affrontare è la profonda ignoranza anche tecnica, la mancanza di visione sul medio-lungo periodo e l’ipocrisia di fondo che permea questa iniziativa e che appare davvero inspiegabile da molti punti di vista, anche di mera convenienza politica.
- Primo aspetto: gran parte della popolazione italiana è contraria alla caccia, mentre i cacciatori, dopo un declino che non accenna a rallentare, sono ormai circa 650 mila.
- Ricordo che nell’unico momento di confronto ufficiale tra le parti, ovvero il referendum abrogativo della caccia del 3 giugno 1990, pur non raggiungendo il quorum necessario (si fermo al 43,36%), vi furono l’89,39 % (1.795.060 voti) favorevoli all’abrogazione e il 10,61% (213.085) contro.
- Oggi la sensibilità dell’opinione pubblica non è di certo aumentata a favore della caccia, un’attività che ammazza animali per divertimento, consente di entrare liberamente nelle proprietà private ed uccide e ferisce persone (oltre 40, tra morti e feriti nell’ultima stagione, per lo più tra i cacciatori stessi, ma non solo).
Eppure i nostri politici, in maniera trasversale a tutti i partiti, continuano a sostenere questa minoranza molto aggressiva e molto organizzata a livello lobbistico, probabilmente in grado di metter sul piatto elementi di interesse più personale che di semplice convenienza o consenso elettorale. Consenso che sembra nasce soprattutto nel veicolare gli interessi di pochi potenti soggetti del mondo venatorio (e delle armi) e dell’associazionismo agricolo, piuttosto che della maggior parte degli agricoltori e cacciatori.
Quest’ultimi, infatti, se il DdL fosse approvato così come è ora, dopo una prima fase di apparente “pacchia”, sul lungo periodo ne verrebbero penalizzati.
Con il crollo di specie oggi già in crisi (e quindi perdita dei carnieri e riduzione di cacce tradizionali per i veri amanti della caccia con il cane, come quelli “alla penna, Fasianidi e Tetraonidi, o alla Lepre), con un dissenso crescente dell’opinione pubblica e senza risolvere i problemi che questa proposta dice di voler affrontare.
Ricordiamo, per esempio, che il controllo di specie dannose come il cinghiale (una delle principali scuse con cui i politici promotori cercano di spingere la proposta) nasce proprio dall’indisciplinatezza e superficialità del mondo venatorio, che ne ha diffuso in tutti i modi la presenza, anche in modo illegale e compreso in luoghi dove prima era assente (si pensi al caso emblematico dell’isola d’Elba).
Per non parlare dell’assurdità di voler intervenire sul controllo dei predatori (reintroducendo l’antico concetto di specie “nocive”), animali che invece mantengono, a fatica, l’equilibrio di popolazioni di specie, come gli ungulati, che già creano danni all’agricoltura e che così ne creerebbero ancora di più.
E che dire di una riduzione delle aree protette, del depotenziamento dell’ISPRA, della possibilità di sparare anche di notte e in zone demaniali come spiagge e arenili o quella delle aziende faunistico-venatorie di cacciare praticamente tutto l’anno e con meno controlli?
Per non parlare delle multe previste per chi fosse colto a protestare contro queste attività.
Forse siamo noi i maliziosi, ma ci sembra di intravedere parecchi interessi privati dietro l’impostazione di questa proposta! Contro di essa si è apertamente schierato l’intero mondo scientifico, l’Unione Europea e persino il Papa. Non però il Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, che ormai sembrerebbe aver rinunciato a occuparsi seriamente di Natura.
Perché in fondo siamo italiani e agli amici, si sa, non si può dire di no.
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