Per il clima, la nostra sicurezza e per la nostra economia oggi è ormai necessario uscire dal gas come fonte di energia.
L’Italia è il secondo Paese in Europa per consumi di gas naturale, dietro solo alla Germania (con oltre di venti milioni di abitanti in più), e il primo in assoluto se guardiamo alla sola produzione di elettricità (per il 50% prodotta con questo combustibile fossile). Per questo l‘Italia è uno dei Paesi europei più esposti alle conseguenze dell’attuale drammatica situazione geopolitica.
Su questo tema, vitale per il nostro Paese e mai sufficientemente discusso, pubblichiamo un estratto dell’articolo scritto da Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, per Repubblica.it.
«[…] L’attenzione, l’informazione e la mobilitazione dei cittadini sono importanti fattori per limitare i danni e le barbarie della guerra, specie se si sviluppano, come sta avvenendo, anche in Russia. Indispensabili anche adeguate sanzioni economiche che, pur se non sono prive di controindicazioni, rappresentano uno strumento non militare necessario per indebolire il regime aggressore e ridurre i mezzi economici e di consenso a sostegno della sua macchina bellica.
Il gas e il petrolio rappresentano più della metà dell’export russo e sono di gran lunga le fonti più importanti del finanziamento del regime di Putin e della sua macchina militare. Anche l’Italia, come il resto dell’Europa, importa una parte rilevante di questo gas e, in parte molto minore, anche del petrolio: circa il 40% del gas consumato in Italia – pari a circa 30 miliardi di metri cubi – è fornito al nostro Paese dalle imprese russe controllate da Putin e dai suoi amici. Questa dipendenza dal gas russo è anche uno dei fattori alla base della fortissima crescita dei prezzi di questo combustibile fossile e del traino verso l’alto anche di quelli del petrolio. È possibile che la guerra generi, specie in Europa, una crisi energetica che ci obblighi a misure di emergenza simili a quelle adottate durante la crisi petrolifera degli anni settanta. Per cercare di prevenirla o almeno di limitarne i danni e avere un ruolo attivo nelle sanzioni contro il regime di Putin e il suo apparato militare, sarebbe bene definire e rendere operativo un piano energetico di emergenza che, il più rapidamente possibile, consenta di tagliare in modo consistente l’importazione in Italia di gas russo.
Propongo tre scelte di fondo per questo piano che si basano sull’efficacia e sulla coerenza con la strategia della transizione alla neutralità climatica permettendoci, per quanto possibile, di rispondere a un’emergenza affrontandone anche un’altra, quella climatica.
La prima scelta è la riduzione dei consumi di gas, che può basarsi anche su un’attiva collaborazione dei cittadini e delle imprese. Negli edifici, residenziali e commerciali, in Italia si consumano ogni anno circa 30 miliardi di metri cubi di metano e altri 14 miliardi di metri cubi ne consuma il settore industriale. Si potrebbero attivare misure urgenti per aumentare il risparmio e l’efficienza energetica […].
La seconda scelta è quella di varare un programma straordinario di emergenza per la rapida crescita delle rinnovabili per la generazione elettrica, recependo la recente proposta di Elettricità Futura, l’associazione confindustriale delle imprese del settore, di realizzare 60 GW di impianti rinnovabili nei prossimi tre anni: ci sono le capacità industriali, i progetti e i finanziamenti, mancano solo le autorizzazioni […].
La terza scelta è imprimere un forte sviluppo della produzione di biogas e di biometano. Oggi in Italia si producono circa 2,4 miliardi di metri cubi di biogas e biometano da 1.500 impianti di digestione anaerobica (1.300 di scarti e deiezioni animali gli altri per i rifiuti urbani organici e verdi) […]».
L’articolo originale è stato pubblicato su Repubblica.it e su Italy for Climate.
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