Fa ancora caldo e l’afa estiva, in pianura Padana, è interrotta solo da brevi e sempre più violenti temporali. Eppure le rondini si stanno già preparando a partire. Le vedo volare alla sera sul pelo dell’acqua del fiume o posate in gruppi sparsi sui fili del telefono, come le note di un pentagramma.
Le rondini italiane, assieme ad altre specie simili di Irundinidi quali topini o balestrucci, svernano in diverse zone dell’Africa subsahariana, attraversando il grande deserto del Sahara seguendo diverse rotte, spesso lungo la costa tirrenica, passando per Toscana, Lazio e Campania, per poi dirigersi verso Sud, in Paesi come la Nigeria, la Repubblica Centrafricana, fino alle savane del Sahel. Altre rotte possono includere la valle del Nilo o attraversare il continente sino alle regioni più meridionali, come il Botswana e il Sudafrica.
Un viaggio impegnativo e pericoloso che può richiedere diverse settimane, circa 7-12, a seconda di diversi fattori come la rotta specifica, le condizioni meteorologiche, la disponibilità di cibo e ovviamente la meta finale di arrivo.
Le “partenze intelligenti”
Le rondini europee non migrano tutte insieme, ma mostrano una certa variabilità nei tempi di partenza. In generale, le femmine tendono a migrare leggermente prima dei maschi, e i giovani, a loro volta, possono partire anche prima degli adulti. Soprattutto i giovani nati più tardi nella stagione, possono avere una maggiore propensione a partire prima per trovare zone di svernamento più favorevoli e ridurre il rischio di competizione con gli individui più esperti.
Ecco allora che i rondinotti nati, ad esempio, nelle stalle delle cascine attorno a Pavia si troveranno a trascorrere l’inverno, se tutto andrà bene, tra le savane del parco dell’Okawango, in Botswana, o tra i fitti canneti di erba elefante (Cenchrus purpureus) di Ebbaken-Boje, in Nigeria.
La trappola dell’antropocentrismo
Anche se sempre meno persone fanno caso ai fenomeni della natura, per molti la partenza e l’arrivo delle rondini sono un momento topico dell’anno, come Pasqua o Natale.
La filosofia ci ha insegnato a non commettere l’errore della fallacia naturalistica, ovvero dedurre il dover essere dall’essere, trarre una morale dagli eventi naturali, cadendo sovente nell’antropocentrismo.
Eppure anche le rondini ci possono insegnare qualcosa: la resilienza alle avversità, la fedeltà alle proprie origini, la costanza nel riprovarci sempre. Ma soprattutto l’arte del lasciare andare e nel viaggiare leggeri, senza preoccuparsi della destinazione finale. Per andare più lontano e arrivare sin là, dove la nostra natura e la nostra unicità ci permetterebbe di arrivare.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com






