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PROVVEDIMENTO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Colpo all’industria delle pellicce: vietato allevare il cane procione

Colpo all’industria delle pellicce: vietato allevare il cane procione

Redazione RN Redazione RN 23 Lug 2017

La Commissione Europea ha annunciato la messa al bando degli allevamenti di cane procione (Nyctereutes procyonoides), animale originario del Giappone e della Manciuria e introdotto nel Vecchio Continente dall’industria delle pellicce.
Il piccolo canide, parente stretto della volpe, è infatti allevato solamente per via della sua pelliccia, particolarmente richiesta dal settore della moda.

 

Il perché del divieto

Nyctereutes procyonoides è stato incluso nella lista delle specie aliene invasive di interesse europeo, vale a dire le specie considerate dannose per la biodiversità perché, oltre a non appartenere all’ambiente in cui vivono, sono antagoniste o dannose verso le specie autoctone. Questo significa che gli allevamenti commerciali di cane procione, localizzati principalmente negli stati europei settentrionali, dovranno presto chiudere.
Il provvedimento segna una svolta storica: mai prima d’ora una specie animale di interesse commerciale, e in particolare di interesse per l’industria della moda e della pellicceria, era stata inserita in questa lista.

 

Stesso futuro per i visoni?

È probabile che anche il visone americano (Neovison vison) possa essere incluso in questa lista. Il visone americano, ad oggi, è l’unica specie che nel nostro Paese è allevata per la sua pelliccia.
«Se così fosse, sarebbe il colpo mortale per l’industria italiana delle pellicce – ha detto la Lav in un comunicato -. Siamo felici per il pronunciamento della Commissione Europea, ma riteniamo che le Istituzioni nazionali ed europee debbano fare propri i valori sempre più condivisi nella nostra società di rispetto per gli animali, arrivando a vietare queste forme di allevamento esclusivamente per motivi etici e non per tutelare la biodiversità. Inoltre, vigileremo affinché le popolazioni di cane procione presenti libere in natura non diventino vittima di piani di contenimento cruenti».

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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