In questi giorni invernali dove spesso le giornate sono grigie e uggiose, il pensiero va a un luogo straordinario e ai suoi abitanti, che hanno combattuto per riprendersi il sole d’inverno.
Nel cuore profondo della Valle Antrona, nel Verbano-Cusio-Ossola, esiste infatti un borgo nel Comune di Borgomezzavalle che per secoli ha vissuto una sfida titanica contro la geografia. Ogni anno, l’11 novembre (giorno di San Martino), il sole scivola dietro le imponenti creste alpine per non ricomparire più fino al 2 febbraio, il giorno della Candelora. Per ben 83 giorni, il paese di Viganella sprofondava in un’ombra gelida, un lungo crepuscolo invernale che spegneva i colori e isolava gli abitanti nelle proprie case.
Ma dal 2006, la storia di questo piccolo centro di meno di 200 anime è cambiata per sempre grazie a una sfida visionaria alle leggi della natura.
Un’impresa tra ingegneria e poesia
L’idea, che inizialmente molti bollarono come una folle utopia, nacque dall’intuizione dell’allora sindaco Pierfranco Midali e dall’architetto Giacomo Bonzani. La domanda era semplice quanto rivoluzionaria: «Se il sole non arriva al paese, perché non portarcelo noi?».
Così, sulla cresta del monte Scagiola, a circa 1.100 metri di altitudine e 500 metri sopra l’abitato, è stato installato quello che oggi è noto come lo “Specchio di Viganella”.
Non si tratta di un semplice vetro, ma di una sofisticata struttura di 40 metri quadrati (8 metri di larghezza per 5 di altezza) composta da una speciale lastra di acciaio inox spazzolato (AISI 304), scelta per la sua straordinaria resistenza alle intemperie e ai venti d’alta quota. Una struttura di oltre 1,1 tonnellate, ancorata alla roccia per resistere a raffiche di vento superiori ai 100 km/h.
Il cuore del sistema è un software astronomico d’avanguardia. Lo specchio è montato su una struttura motorizzata definita eliostato, capace di compiere una danza millimetrica per seguire il percorso del sole nel cielo.

Schema che rappresenta il progetto sviluppato dall’Architetto Giacomo Bonzani e dallo studio di Ingegneria Francesco Brambati. © Turismo e Cultura by ValleAntrona.com
- Precisione computerizzata: il software calcola la posizione dell’astro ogni secondo, inclinando la superficie riflettente per proiettare un fascio di luce costante sulla piazza principale del paese.
- Performance: il sistema garantisce circa 6 ore di luce riflessa al giorno. Sebbene la luminosità non sia paragonabile a quella diretta estiva (ha una potenza di circa l’80% rispetto al sole naturale), è sufficiente a scaldare l’atmosfera e, soprattutto, l’umore della comunità.
- Sostenibilità: l’intero apparato è alimentato da pannelli fotovoltaici, rendendo l’operazione a impatto zero.
Dallo scetticismo al modello mondiale
Costato circa 100.000 euro — finanziati in gran parte dalla Regione Piemonte e da fondi europei — lo specchio ha trasformato Viganella in un caso di studio internazionale. La “lunga ombra” non è più un limite, ma una risorsa turistica che attira curiosi e scienziati da tutto il mondo. (È consigliato informarsi presso il Comune di Borgomezzavalle, perché l’impianto può essere soggetto a periodi di fermo per la necessaria manutenzione. NdR)
L’eco di questa impresa è arrivata fino in Norvegia: nel 2013, la città di Rjukan, che soffre dello stesso isolamento luminoso, ha inaugurato un sistema quasi identico, ispirandosi esplicitamente all’esperimento italiano, ma con un sistema di lastre grande quattro volte quello italiano (e ben più costoso…).
Quello che conta, però, è che prima dello specchio la piazza di Viganella in inverno era deserta. Oggi, durante le ore di riflessione, la temperatura percepita nel raggio di luce aumenta di qualche grado, permettendo agli anziani del borgo di ritrovarsi sulle panchine anche a gennaio.
Il momento più emozionante per la comunità resta comunque il 2 febbraio. In questa data, il sole naturale riesce finalmente a scavalcare le cime e a toccare di nuovo le case. In quel giorno, lo specchio viene “messo a riposo” (posizionato orizzontalmente per evitare riflessi inutili e proteggersi dalla neve) e il paese celebra con una grande festa il ritorno della primavera astronomica.
Viganella non è più solo un borgo di montagna; è la dimostrazione che, dove la natura pone un confine, l’intelligenza umana può costruire un ponte di luce.
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