Dagli imballaggi agli occhiali da sole, dall’intimo agli indumenti in pelle, dalle scarpe ai cosmetici, purché si dissolvano senza inquinare. È compostyle mania, un trend utile a contrastare la crescente produzione di rifiuti che è diventato un vero e proprio stile di vita, promosso da un numero sempre maggiore di aziende e sposato da celebrities come Tom Brady, Jason Momoa e Jessica Alba, per citarne solo alcuni.
Perché, nonostante la recente messa al bando della plastica monouso e l’obbligo di separare gli scarti organici, si prevede che i rifiuti aumenteranno entro il 2050 del 70%, raggiungendo i 3,4 miliardi di tonnellate a livello globale.
Ma come è possibile ridurre gli scarti?
Affidarsi a materiali biodegradabili o prodotti che generano solo scarti compostabili potrebbe essere la soluzione. Dai dati dell’Osservatorio Immagino emerge come le vendite dei prodotti con un packaging compostabile siano cresciute del 25,6% nell’ultimo anno e un andamento simile hanno avuto anche quelli con il claim “biodegradabile”, le cui vendite in super e ipermercati hanno fatto registrare un +16,4%. Occorre però ricordare che optare per prodotti in grado di dissolversi nell’ambiente non ne giustifica un consumo eccessivo e che la strada da seguire resta quella di ridurre gli acquisti non necessari e orientarsi, ove possibile, su prodotti in grado di durare nel tempo.
Tra gli oggetti compostabili, disponibili o in fase di sviluppo, protagonisti di questo trend innovativo, ne troviamo tanti di uso quotidiano, come le batterie fatte con la carta delle confezioni monouso, gli indumenti in pelle metal-free o i glitter di cellulosa.
E poi packaging commestibili, inchiostri green, spazzolini da denti in bambù, pannolini realizzati con alghe e carta, scarpe e occhiali in grado di decomporsi. Una lista che sta diventando sempre più lunga.
A dimostrare la crescita del trend anche i dati dell’Osservatorio Immagino: le vendite dei prodotti con packaging “compostabile” sono cresciute del 25,6% nell’ultimo anno, per un valore di quasi 200 milioni di euro, mentre quelli con il claim “biodegradabile” hanno registrato un sell-out da 188 milioni di euro, pari al +16,4%.
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