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Natura
Animali, piante e habitat
AVIFAUNA MIGRATORIA

Voli liberi degli uccelli, sempre più difficili

Voli liberi degli uccelli, sempre più difficili
Applicazione di un rilevatore su giovane esemplare di falco pescatore in Italia centrale. © Flavio Minto

Armando Gariboldi Armando Gariboldi 13 Apr 2022

In un periodo in cui l’aumento dei costi dell’energia e i problemi legati alla fornitura di gas russo stanno spingendo per la ricerca di nuove fonti, lasciando in secondo piano le questioni ambientali legate all’approvvigionamento e distribuzione dell’elettricità, un nuovo studio internazionale realizzato dall’università inglese della East Anglia (UEA) evidenzia ancora una volta i pesanti impatti che turbine eoliche ed elettrodotti hanno nei confronti degli uccelli migratori.

La ricerca, pubblicata di recente sul Journal of Applied Ecology, ha coinvolto un team di 51 ricercatori di 15 Paesi e varie organizzazioni come il British Trust for Ornithology (BTO) e il RSPB nel Regno Unito. Essa si è basata sulle analisi dei tracciati di animali marcati con trasmettitori GPS ad alta precisione, che riguardavano 1.454 uccelli di 27 specie, per lo più grandi volatori come le cicogne bianche, la spatola eurasiatica, il cigno selvatico o grandi rapaci come l’aquila imperiale iberica e il gufo reale europeo. Tutte specie che utilizzano spesso anche le tecniche del volo veleggiato, ma che soprattutto si muovono ad altezze in cui possono rischiare le collisioni con le pericolose infrastrutture umane.

Voli uccelli

Le altezze più pericolose per gli animali in volo. © Gauld et al, 2022

Dall’indagine sono emerse innanzitutto quali sono le altezze più pericolose per gli animali in volo, ovvero le fasce di 10-60 metri dal suolo per le linee elettriche e 15-135 metri per le turbine eoliche. Dai rilievi satellitari sono stati poi redatte varie mappe di vulnerabilità che hanno evidenziato i punti più pericoloso per le collisioni, posti per lo più lungo frequentate vie di migrazione, quali ad esempio linee di costa e valichi e crinali collinari e montani, o nei pressi di siti riproduttivi, soprattutto di specie coloniali (per esempio, i grifoni).

Ecco dunque che i siti critici includono la costa mediterranea occidentale della Francia, la Spagna meridionale e la costa marocchina – come intorno allo stretto di Gibilterra – la Romania orientale, la penisola del Sinai e la costa baltica della Germania.

Per l’Italia i siti critici sembrano essere meno presenti che negli altri Paesi sopracitati, evidenziando soprattutto alcuni punti lungo la costa tirrenica e nell’appennino centrale. Peraltro ricordiamo che anche nel nostro Paese questo problema è presente anche in vaste aree del sud, come per esempio i grandi campi eolici presenti in Puglia, Basilicata e Calabria o i numerosi elettrodotti che attraversano trasversalmente numerose valli montane alpine e appenniniche.

La ricerca si conclude con una sollecitazione da parte degli autori e progettare la futura localizzazione di elettrodotti e campi eolici tenendo anche conto degli impatti ambientali non solo di tipo paesaggistico ma anche di quelli sugli uccelli, evitando le aree più sensibili e accompagnando l’installazione di nuovi manufatti con l’adozione di misure finalizzare a ridurre questo tipo di impatti.

 

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