di LoRanz
È maggio, il mese che forse mi piace di più, perché legato ai ricordi della mia infanzia. Sarebbero belle queste giornate di sole, intervallate da qualche acquazzone passeggero, se non fossimo prigionieri del Coronavirus!
Nel giardino si sentono i versi degli uccelli che festeggiano l’arrivo della buona stagione. Sull’incavo ovale del platano vigila attento un allocco che, come una sentinella, difende il suo rifugio…
Le giornate del Covid passano inesorabili, monotone e malinconiche, impastate di insofferenza e rassegnazione… quando succede un evento inaspettato, che ci coglie di sorpresa e per un paio di giorni ci proietta letteralmente in un’altra dimensione.
Nel giardino scopriamo la presenza di un piccolo di allocco, che nel tentativo di volare era precipitato sul prato… Lo abbiamo recuperato, pensando che fosse ferito.
Grande fermento nel caseggiato che ospita 2 famiglie, oltre alla nostra. Dopo varie consultazioni telefoniche con un esperto della Lipu, viene accudito e alimentato con una pipetta di acqua zuccherata e alla sera nutrito con carne cruda di pollo. Resta per un giorno e una notte nella tromba delle scale di casa nostra, dove viene allestita anche una casetta di cartone con trespolo.
Il giorno dopo, verso l’imbrunire (i rapaci di giorno dormono e assumono uno stato catatonico, a dir poco inquietante) è stato riportato in giardino dentro una grande gabbia di metallo, procurata da Antonio, il nostro vicino di casa… La giovane Giulia e Marcellino, entusiasti, lo hanno nutrito con carne cruda macinata. A tarda sera, si è svegliato e ha cominciato ad agitarsi “strillando come un’aquila”, nel tentativo di segnalare la sua presenza ai genitori. In effetti, gli allocchi sono dotati di un udito formidabile, molto superiore alla vista notturna, che è già buona.
A quel punto, è giunto il fatidico momento della liberazione…
Con nostro sommo dispiacere…
Aperta la gabbia, l’allocchetto, soprannominato Ribery, rapidamente intravede la via d’uscita: esce, ma per un istante si posa sullo schienale di una sedia in ferro, a un metro di distanza dalla gabbia. Poi in un attimo spicca il volo con una certa disinvoltura e baldanza, scomparendo tra le fronde incupite degli alberi.
Michela, moglie di Antonio, che ha passato la notte sveglia, racconta di aver sentito più volte il suo pressante richiamo, proveniente dal giardino della casa adiacente alla nostra, che in questo momento è disabitata…
La finestra del tempo, che per un attimo ci ha proiettato in un mondo parallelo e sconosciuto, sembra essersi definitivamente chiusa, risucchiandoci dentro la dura quotidianità del Coronavirus…
Chissà se l’allocchetto si è ricongiunto con i suoi familiari...
Proveremo a indagare…
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