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I numeri da record del Costa Rica: tra coccodrilli, aironi e mangrovie alla foce del Rio Tarcoles

I numeri da record del Costa Rica: tra coccodrilli, aironi e mangrovie alla foce del Rio Tarcoles
©Alessandro Midlarz

Redazione Redazione 12 Feb 2020

di Alessandro Giulio Midlarz

Guarda la prima parte del viaggio alla scoperta della natura del Costa Rica

 

I suoi 51mila chilometri quadrati di superficie (quanto Piemonte, Lombardia e Liguria messi insieme) rappresentano appena lo 0,03% delle terre emerse eppure il Costarica ospita 91mila specie, quasi il 5% di tutte le specie conosciute sul Pianeta e ogni due giorni ne viene scoperta una nuova.

Il rapporto è sensazionale e non è azzardato affermare che qui si trova una delle maggiori concentrazioni al mondo di animali per chilometro quadrato. Più in dettaglio, gli scienziati hanno fatto un inventario di 12.000 specie di piante vascolari, 1.250 specie di farfalle, 903 specie di uccelli, 440 specie di rettili e anfibi e 232 specie di mammiferi.

Zenzero torcia, rosa di porcellana, bastone dell’imperatore… sono alcuni dei nomi di Etlingera elatior. ©Alessandro Midlarz

Il segreto di questi dati sta ovviamente nella posizione geografica del Paese, ponte naturale tra due continenti e tra due oceani, a metà strada tra Equatore e Tropico. Ma per mantenere il fragile equilibrio naturale un ruolo non secondario viene oggi svolto dalle politiche del Paese, che protegge il 27% del suo territorio e continua ad aumentare questa quota, con la creazione di aree private appositamente dedicate a ecoturismo e ricerca.

Fino all’ambizioso, e di difficile attuazione, progetto di istituire il corridoio biologico mesoamericano, una fascia ininterrotta di territorio protetto che va dalla Colombia settentrionale fino al Messico meridionale.

La vista dalla Cordillera de Tilaran sulla Penisola di Nicoya, sull’Oceano Pacifico. ©Alessandro Midlarz

 

Esempio virtuoso

Se oggi il Costa Rica è riconosciuto in tutto il mondo come un esempio virtuoso nella gestione della natura ed è diventato una sorta di culla dell’ecoturismo capace di attirare due milioni di visitatori all’anno, il merito è quindi di scelte politiche lungimiranti cominciate oltre quarant’anni fa. Prima di allora il Paese rischiava seriamente la completa deforestazione per lasciare spazio alle coltivazioni.

Negli anni ‘70, infatti, con il crollo del prezzo del caffè il governo dovette cercare un modo alternativo e più “stabile” per garantire alla popolazione un buon livello della qualità di vita. Si cominciarono a proteggere le aree più pregiate dal punto di vista naturalistico e a offrire servizi su misura ai visitatori.

All’inizio degli anni ‘90 i profitti dell’industria del turismo superarono quelli provenienti dalla vendita del caffè e anche delle banane, diventando la prima voce del bilancio del Paese. Per limitare l’espansione agricola indiscriminata, furono scritte nuove leggi che vietavano l’eliminazione delle foreste mature, tanto che oggi il 51% del territorio è ricoperto dai boschi, metà dei quali sottoposti a una qualche forma di tutela.

Foresta Nebulosa di Monteverde ©Alessandro Midlarz

 

Alla foce del Tarcoles

E non sono soltanto i grandi parchi e le riserve più celebri come la Foresta Nebulosa di Monteverde a stupire per l’abbondanza di fauna selvatica: una meta un po’ fuori dai circuiti classici dell’ecoturismo ma adattissima anche per scaldarsi le ossa dopo l’umidità dell’entroterra è la foce del Rio Tarcoles, sulla costa pacifica.

©Alessandro Midlarz

Qui è presente una delle più grandi popolazioni esistenti di coccodrillo americano, rettile che non di rado può superare i 5 metri, con concentrazioni che arrivano anche a 25 esemplari per ogni chilometro di fiume. Poco prima di gettarsi nell’Oceano, il rio confina con il Parco Nazionale Carara, piccola gemma poco frequentata e laboratorio vivente in quanto si trova in una zona di transizione tra la foresta settentrionale secca e la foresta pluviale.

Un coccodrillo americano del Rio Tarcoles, rettile che può superare i 5 metri. ©Alessandro Midlarz

È l’ideale per osservare gli animali da vicino, in primis scimmie, agouti, armadilli, tucani e le coloratissime are scarlatte che monopolizzano l’etere con i loro gridi striduli. Il modo migliore per godersi la foce è, tuttavia, un’escursione in barca, cannocchiale alla mano, con una delle tante compagnie ormeggiate sui pontili dell’imbarcadero.

Airone tigrato golanuda ©Alessandro Midlarz

In poco più di un’ora si possono vedere molte delle sessanta specie limicole, stanziali e migratorie, che abitano gli ultimi chilometri del fiume. I canneti e i quattro tipi di mangrovia (nera, rossa, bianca e Piñuela) che crescono nelle anse delle rive ospitano spatole rosate, martin pescatori, caracara, sterne reali, aironi e aquile di ogni tipo, fregate magnifiche, ibis bianchi, garze e persino avvoltoi collorosso.

Un’ara scarlatta alla foce del Rio Tarcoles ©Alessandro Midlarz

IL VIAGGIO IN PRATICA

Per chi

Con 25 parchi nazionali e oltre cento riserve private è la meta perfetta per gli amanti dell’ecoturismo che desiderano dedicarsi ai safari naturalistici e alle escursioni.

La stagione migliore

Essendo vicini all’Equatore, le temperature sono abbastanza costanti (e alte) da un mese con l’altro e anche dal giorno alla notte, dunque la discriminante principale per scegliere il momento di visitare il Paese centroamericano è rappresentata dalle piogge.

La costa pacifica e l’altopiano interno hanno una stagione relativamente secca che va da dicembre ad aprile e una molto più piovosa da maggio a novembre, con piogge che possono diventare torrenziali e rendere impraticabili alcune strade. Per contro, in questo periodo non si trovano gli alberghi troppo affollati, i prezzi sono mediamente più convenienti e la vegetazione è lussureggiante. La costa caraibica e le pianure contigue presentano un clima più omogeneo, senza stagioni ben definite, con piogge abbondanti distribuite tutto l’anno, salvo due picchi piovosi, a luglio e novembre.

Come arrivare

Al momento non esistono voli diretti dall’Italia per l’aeroporto internazionale Juan Santamaria di San José (o per quello di Liberia, più a nord) e occorre fare uno scalo in Europa (Londra, Francoforte o Madrid), nelle città statunitensi e canadesi o in altri Paesi latino-americani e sudamericani. Una volta arrivati, se non si viaggia in gruppi organizzati, ci si può affidare alla rete di trasporti che è ben sviluppata e consente di arrivare con bus e minibus alle maggiori località turistiche. Per raggiungere le mete meno note e isolate, inclusi alcuni parchi e riserve, è invece necessario affidarsi a un taxi privato.

Contatti

www.visitcostarica.com è il sito ufficiale del Ministero del Turismo che, oltre a una breve sezione in cui si spiegano molto bene i principi di sostenibilità e a una nutrita galleria fotografica, dà consigli su come organizzare il viaggio e pubblica l’elenco di tutte le guide turistiche certificate. La versione italiana www.visitcostarica.it è un po’ più essenziale ma contiene ugualmente informazioni utili sui parchi, fauna e flora e sulla logistica. Interessante anche il sito www.sinac.go.cr per conoscere le ultime notizie del SINAC, Sistema Nacional de Areas de Conservacion, l’organismo statale che amministra le aree protette.

Per organizzare un viaggio dall’italia ci si può rivolgere a Interface Tourism Italia, via Carducci 36, Milano, tel. +39 0283660917, http://interfacetourism.com.

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