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RECENSIONE: IL TEOREMA DELLA TOTTAVILLA 

Franzen Vs Greta: biodiversità o clima?

Franzen Vs Greta: biodiversità o clima?
Tottavilla (Lullula arborea). © Ján Svetlík/CC BY-SA 2.0

EBN Italia EBN Italia 20 Ott 2020

 

di Luciano Ruggieri

Il nuovo saggio di Jonathan Franzen, che si intitola “E se smettessimo di fingere? Ammettiamo di non poter più fermare la catastrofe climatica” (Einaudi), non ammette mezze misure e pone a tutti gli ambientalisti una domanda provocatoria. La questione del clima è un problema troppo grande per spenderci più energie! Sul clima ci siamo impegnati fin troppo senza ottenere una parvenza di successo e (forse) non c’è speranza di invertire il processo. Possiamo considerare la battaglia perduta e dedicarci a temi meno impegnativi – si fa per dire – come la conservazione della biodiversità?

Ci avviamo verso l’autodistruzione del genere umano o comunque verso cambiamenti catastrofici del nostro Pianeta. Sopravvivremo? Probabilmente no, ma intanto prima scompariranno altre specie a cui in questo momento, così presi dalla battaglia sul clima, stiamo dando poca attenzione.

La Tottavilla ad esempio

La Tottavilla (Lullula arborea) è un passeriforme simile all’Allodola, insignificante ai più, tipico degli ambienti aperti, semisteppici e collinari, in diminuzione in tutt’Europa a causa delle trasformazioni ambientali. Al posto degli incolti è più facile impiantare delle colture e in Italia, dei vigneti. Non è una specie appariscente, Franzen che è un appassionato di birdwatching, lo sa benissimo: perché la sceglie come icona?

Proprio perché della Tottavilla non frega niente a nessuno: non è l’Oca delle nevi, non è il Gipeto, non è il fantasmagorico Ibis eremita che nessuno sa dove stesse di casa un tempo, come l’Araba Fenice. Non è quello che si dice in gergo ambientalista una “specie ombrello”.

Loro sì che valgono

Salviamo il Gipeto perché è un simbolo dell’ambiente di montagna. Lo salviamo perché biechi umani lo hanno estirpato dalle Alpi dato che pensavano che mangiasse gli agnelli e forse anche i bambini. Una mentalità retriva che l’Uomo moderno non può più accettare.

L’Ibis eremita che è una specie in estinzione a livello mondiale, lo alleviamo a mano in voliera per ributtarlo in Natura guidandolo con un ultraleggero che gli insegna dove andare. Poco ci importa che non sappia dove andare in un mondo che non è quello del XVI secolo, che è l’ultima volta che se ne è visto uno selvatico vivo. È una specie simbolo e questo basta.

Lei, invece…

La Tottavilla sopravvive come può, è criptica, se ne sta in quegli ambienti marginali che in Italia nessuno vuole, a meno di non farci pascolare le pecore o impiantare un nuovo vigneto. La Tottavilla che nessuno protegge, perché non è bella come il Panda, non è affascinante come un’Aquila di mare, non è mitica come il Pagliarolo.

Dovremmo tornare a dedicarci alla salvaguardia della biodiversità e abbandonare la titanica lotta sul cambiamento climatico?

Per Jonathan Franzen sembra chiaro: stiamo buttando via risorse anche economiche per tentare di salvare un processo inarrestabile. Con buona pace di Greta e di chi l’ha osannata.

Che dite? Ha torto o ragione?

  • argomenti
  • biodiversità

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