Ormai, abbiamo conosciuto il poeta americano in diverse occasioni attraverso incontri recenti e passati; la sua attenzione nei confronti dell’umanità e della Natura non finisce mai di sorprenderci e arricchirci, perché ci sono sempre dei suoi versi che tornano alla luce della nostra attenzione, ci parlano e diventa impossibile non condividerli.
In particolare colpisce sempre, in Whitman, la sua capacità di cogliere l’essenza di ciò che sta dipingendo con le parole, in modo tale da far percepire al lettore tutto e in modo concreto, facendo vibrare le corde dei nostri cuori.
Spesso il bardo americano si perde letteralmente via osservando foreste e animali, andando a scoprire le loro caratteristiche e meravigliandosi della cosa più semplice che è sempre quella più importante. È anche il caso di questa poesia in cui possiamo quasi dire che celebri l’aquila marina, un rapace che doveva interessare particolarmente Whitman, dal momento che lo cita spesso nei suoi testi, probabilmente perché da sempre l’aquila esercita un fascino incredibile, fino a rappresentare simbolicamente diverse qualità e virtù che noi umani dovremmo acquisire.
All’aquila marina
TU che la notte intera hai dormito sopra la bufera,
Svegliandoti rinnovata sulle tue ali prodigiose,
(Scoppiò la bufera selvaggia? più in alto ascendesti,
Appoggiandoti al cielo, lo schiavo che ti ha cullato),
Ora un puntino blu, lontano, lontano, fluttuante nel cielo,
Che qui dalla plancia osservo alla luce emergente,
(Io stesso un bruscolo, un puntino sulla fluttuante vastità del mondo).
Lontano, lontano sul mare,
Dopo che i violenti marosi della notte hanno cosparso la riva
di relitti,
Ora al riapparire del giorno così felice e sereno,
L’alba rosea ed elastica, il sole abbagliante,
La limpida distesa d’aria cerulea,
Anche tu riappari.
Tu nata per gareggiar con la burrasca (sei tutta ali),
Per misurarti con cielo e terra e mare e uragano,
Tu nave dell’aria che mai ammaini vela,
Per giorni e settimane instancabile e verso spazi e reami
protesa,
Il Senegal vedi al tramonto, al mattino l’America,
Te la spassi tra fulmini e tuoni,
Se in queste tue esperienze l’anima mia portassi,
Che gioie! che gioie mai proveresti!
Walt Whitman

Walt Whitman (1819-1892).
In primis verrebbe da sottolineare la libertà di questo magnifico rapace, che può permettersi di affrontare la più tremenda bufera e di appoggiarsi al cielo, volando così in alto con le sue ali prodigiose fino a sembrare solo un puntino blu, lontano, lontano che si distingue appena: chi può eguagliare il suo volo? Addirittura l’aquila pare sia nata per gareggiar con la burrasca e per misurarsi con cielo e terra e mare e uragano, una vera e propria forza della natura.
Ce la possiamo immaginare realmente con il suo becco adunco, lo sguardo fisso all’orizzonte e le magnifiche ali spiegate, proprio come una nave dell’aria che mai ammaini vela, scrive Whitman, perché non teme il vento, anzi lo sfrutta per volare ancora più in alto, ancora più veloce.
Interessante poi che il poeta abbia accennato alla spazialità dell’aquila, perché scrive che l’aquila vede il Senegal al tramonto e al mattino l’America. Gli animali in generale non conoscono confini, migrano, si spostano per chilometri e chilometri e anche l’aquila, come tante altre creature, ignora le linee sulle cartine inventate dall’uomo, non crea muri tra uno Stato e l’altro, non vieta a nessuno di attraversare le terre che attraversa lei e non impone a nessun altro essere di compiere il suo tragitto. È probabile che davvero la parola chiave ed essenziale per descrivere la sua vita e l’esistenza di tutti gli altri animali sia libertà. Che differenza c’è per lei tra Senegal e America? A parte il clima e la natura, che sicuramente percepisce diversi, non vi sono motivi per cui debba fermarsi o richiedere un passaporto.
Non poteva mancare, infine, il desiderio umano di poter condividere tale libertà e soprattutto l’idea di volare che da sempre accompagna l’uomo; certo, abbiamo la possibilità di volare con le macchine, ma non è per nulla come avere due ali e se solo l’aquila potesse portare la nostra anima a vivere le sue stesse esperienze, che gioie! Quali gioie potremmo provare! Per ora ci basti assaporare tali gioie osservando l’aquila e seguendola con il cuore e l’immaginazione.
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