È ancora Whitman il poeta di cui leggiamo il pensiero oggi. È davvero incredibile come egli incarnasse la Natura all’interno dei propri testi e della propria vita; da essa prese la semplicità, la grandezza, la nobiltà; da essa Whitman trasse le più grandi lezioni che si possono avere.
Tutto questo lo scrisse nel suo diario autobiografico Giorni rappresentativi, da cui sono prese le parole che seguono.
Whitman assiste ad uno spettacolo unico, ma probabilmente non così raro: la resistenza di un’aquila alla tempesta, la sua imperturbabilità di fronte alla forza del vento e della pioggia. Non solo resiste, ma è in armonia con il tumulto degli elementi.
Un messaggio molto chiaro a questa umanità che nemmeno esce dal porto se all’orizzonte è appena nuvolo: «non importa – sembra dire l’aquila/Whitman – se la tempesta incede. Bisogna affrontare la burrasca sapendo di avere le ali, da pari a pari».
Vi è un altro spettacolo, e il più sublime. Talvolta nel più aspro infuriare di una tempesta di vento, pioggia, grandine o neve, apparirà sul fiume una grande aquila che si innalzerà ora con volo fermo ora con gran colpi d’ala, ma sempre affrontando la burrasca, magari precipitandovisi dentro, o a volte letteralmente posandosi su di essa.
È come leggere qualche sublime tragedia o epopea naturale, come ascoltare la squilla di trombe marziali. Lo splendido uccello gode del tumulto degli elementi – è in armonia con esso, da pari a pari – ne è l’estremo complemento artistico.
Walt Whitman
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