Entro il 27 settembre il nostro Governo dovrà rispondere a Bruxelles sulla situazione venatoria italiana. Le questioni in ballo sono diverse. Innanzitutto c’è la preapertura della stagione venatoria: da una settimana i cacciatori sono tornati in azione in 18 Regioni italiane, soprattutto su tortora selvatica, quaglia e colombaccio e i calendari per la stagione 2023/24 predisposti dalle Regioni aggravano il quadro e avvicinano la procedura di infrazione europea.
«In un contesto ambientale difficile, segnato da eventi climatici estremi e devastanti incendi, che avrebbe dovuto portare le amministrazioni regionali a non concedere ulteriori fonti di pressione come la caccia su una fauna già messa a dura prova, la maggior parte delle Regioni ha deciso di attivare le preaperture anche su specie quale la tortora selvatica e la quaglia, che versano in un cattivo stato di conservazione e necessiterebbero di importanti tutele» dichiara Giovanni Albarella, responsabile Antibracconaggio e Attività venatoria della Lipu.
La Commissione europea ha avviato, lo scorso luglio, un’inchiesta che contesta all’Italia, e a molte sue Regioni, vari elementi quali l’esercizio venatorio durante la migrazione preriproduttiva, la caccia su specie in cattivo stato di conservazione in assenza di piani di gestione o con piani di gestione non efficacemente applicati, l’uso di munizioni al piombo nelle zone umide.
«Sono contestazioni molto serie, che toccano il cuore della Direttiva Uccelli, ma che le Regioni hanno ignorato, approvando calendari venatori che aggravano il quadro» prosegue Albarella.
Nello specifico, 15 Regioni hanno autorizzato la caccia in periodo di migrazione preriproduttiva e quasi tutte le Regioni hanno inserito in calendario specie in cattivo stato di conservazione come il tordo sassello, il beccaccino e il codone, senza le adeguate accortezze gestionali. A ciò si aggiunge la mancata correzione, da parte dei ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, della circolare che consente di utilizzare munizioni al piombo anche in zone umide vietate. Un quadro, dunque, molto critico.
La preapertura rappresenta un grave problema sia per le specie dichiarate cacciabili, sia per quelle protette, se si considera che nel mese di settembre alcune sono ancora in fase di nidificazione e i cieli sono attraversati da migliaia tra falchi, cicogne, ma anche piccoli uccelli come le rondini, che dall’Europa si spostano in Africa per lo svernamento.
Confermato il divieto delle munizioni al piombo in tutte le zone umide
Per quanto riguarda le munizioni al piombo, dopo le censure della Commissione europea è arrivata anche la bocciatura del TAR del Lazio che, il 5 settembre scorso, ha emanato un’ordinanza sul ricorso di LAC, LAV, Lipu e WWF contro la Circolare dei ministeri Ambiente e Agricoltura che forniva interpretazioni del concetto di “zona umida” a esclusivo beneficio dei cacciatori.
L’ordinanza, in sostanza, afferma che la Circolare predisposta dai Ministeri italiani, su richiesta del mondo venatorio, non può in alcuna maniera modificare i contenuti del Regolamento europeo, che quindi rimangono tali e direttamente applicati anche nel nostro Paese.
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