Molti analisti hanno accolto con entusiasmo – e forse con sollievo per lo scapato pericolo di un esito negativo – il risultato finale dell’ultima conferenza delle Nazioni Unite COP28 sui cambiamenti climatici che si è appena conclusa a Dubai.
Anche la comunità scientifica del Centro Nazionale della Biodiversità (NBFC) esprime la propria soddisfazione per gli impegni assunti dai delegati, in riferimento alla graduale uscita dal sistema di produzione di energia basato sui combustibili fossili.
Tuttavia preoccupano le diffuse resistenze che si sono manifestate nell’affrontare in maniera decisa il problema delle emissioni di gas serra. Ogni rimodulazione verso il basso degli impegni assunti in questa fase (che fanno seguito agli obiettivi già fissati dalla COP21 di Parigi, e successivamente incorporati nell’Agenda 2030 dell’ONU) tradirebbe le attuali indicazioni scientifiche.
A rischio la biodiversità del Pianeta
L’appello che la comunità scientifica del National Biodiversity Future Center rivolge ai governanti di tutto il mondo riguarda l’improrogabile esigenza di porre un argine alle immissioni di gas serra nell’atmosfera, le cui conseguenze determineranno profonde alterazioni del nostro pianeta.
Tra queste, una delle più allarmanti è indubbiamente la perdita della biodiversità che esso ospita: la biodiversità svolge un ruolo cruciale nel funzionamento di tutti gli ecosistemi ed è alla base della vita sulla Terra, con un impatto diretto sul benessere della collettività e del singolo.
Ecco perché sarà più che mai importante vigilare sul rispetto degli impegni assunti, e monitorare con attenzione gli effetti che il cambiamento climatico globale – determinato dalle emissioni di gas serra – ha sugli ecosistemi naturali. È necessario altresì implementare azioni di monitoraggio, conservazione, restauro e valorizzazione della biodiversità, azioni che costituiscono i principali obiettivi di NBFC.
Il Centro NBFC è coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).
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