Massimo Bernardi, trentino, 41 anni, docente universitario in Comunicazione scientifica all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, dal 1° novembre 2024 è il Direttore del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, dopo essere già stato responsabile del settore Ricerca e Collezioni del museo.
rivistanatura.com – Direttore, lei sostiene che i musei sono specchi della società, ma devono anche proporsi quali costruttori di nuove società. Al MUSE come si declina questo disegno?
Massimo Bernardi – Ci troviamo a operare in un presente particolarmente scomodo che è quello dell’Antropocene, inteso quale fase di rapide trasformazioni eco-sociali. Un tema enorme, che sollecita un orizzonte progettuale idoneo a contenere una pluralità di istanze e visioni per aiutarci a ripensare il nostro tempo e il nostro modo di stare al mondo. Noi non vogliamo essere il museo della crisi, bensì un museo che rinnova continuamente il proprio impegno per un Antropocene migliore e che accoglie ancora, nonostante tutto, speranza. Per fare ciò ricorriamo a una moltitudine di saperi e di espressioni: le arti visive e performative, il design, le culture indigene, la filosofia, l’antropologia, la letteratura, la sociologia, l’economia e l’ecologia. In tale modo il MUSE si apre sempre più a contaminazioni, con un approccio sperimentale che offre letture molteplici sul presente e contribuisce alla costruzione di immaginari futuri e possibili. È un percorso nel quale credo profondamente e che concepisco come evoluzione del nostro impegno sulla sostenibilità. Se vogliamo un mondo migliore dovremmo caricarci pure dell’onere di contribuire a generarlo supportando temi, modi e linguaggi minoritari e immaginando quello che ancora non c’è.
rivistanatura.com – È un modo per alzare lo sguardo e non restare intrappolati nel presente, corretto?
Massimo Bernardi – Sì, dobbiamo “guadagnare il largo” per individuare alcuni punti saldi del presente dai quali muoverci per esplorare i futuri. Uno di questi, ad esempio, potrebbe essere quello della partecipazione, dell’accessibilità, dell’inclusione. Abbiamo compreso come il museo debba essere, pena la radicale negazione del nostro stesso mandato istituzionale, un luogo per tutte le persone. Non lo siamo ancora compiutamente. Il museo del futuro non potrà che esserlo appieno.
rivistanatura.com – Altre priorità della vostra azione?
Massimo Bernardi – Rafforzare la nostra identità di museo diffuso ed esteso sul territorio. Per diffusione intendo un’istituzione organizzata su più sedi, distribuite in un territorio più o meno vasto e pronte a operare in modo coordinato nella forma di un sistema coerente e coeso. È anche questo un modo per vincere le sperequazioni, a partire dalle iniquità d’accesso, e favorire l’inclusività. Quando parlo di museo esteso, invece, penso a luoghi capaci di alimentare e stimolare la creatività e la produttività di un territorio proprio per la loro vocazione a essere fucine costanti di idee e centri di elaborazione di progetti.
rivistanatura.com – Cosa la spinge a credere così tanto nella componente sperimentale?
Massimo Bernardi – Il cuore delle nostre attività sono le scienze naturali. La comprensione di ogni fenomeno si basa sulla ricerca empirica dell’osservazione e della sperimentazione. Dobbiamo estendere il fare ricerca ad ogni aspetto della vita del museo, dalla comunicazione scientifica alla pedagogia, dall’educazione informale al management, all’importante settore dei museum studies e all’azione amministrativa.
rivistanatura.com – Quelle delineate sono sfide da far tremare i polsi…
Massimo Bernardi – Ne siamo consapevoli, così come sono personalmente cosciente di guidare un enorme patrimonio di conoscenze, persone, strutture e reti consolidate e di impatto a livello locale, nazionale ed europeo. Mi sostiene proprio la fiducia in un noi esteso, che include anche chi mi ha preceduto e che con gratitudine sento risuonare per gli spazi, fisici e mentali. È questa la forza del nostro museo.
Il MUSE nel tempo
1922 Nascita della Società del Museo civico di Storia naturale
1924 Prima sede istituzionale del Museo in via Verdi a Trento
1926 Riviste – Debutta il periodico Studi trentini di scienze naturali
1938 Prime sperimentazioni al Giardino Botanico Alpino, Viote del Monte Bondone
1950 Riviste – Pubblicazione del primo numero di Natura Alpina
1963 Riviste – Pubblicazione del primo numero di Preistoria alpina
1964 Con legge provinciale è istituito il Museo Tridentino di Scienze Naturali
1972 Apertura del Museo delle Palafitte del Lago di Ledro
1975 Nuova sede del Museo Tridentino di Scienze Naturali a Palazzo Sardagna, a Trento
1981 Nuovo progetto espositivo delle sale permanenti
2001 Inaugurazione della Terrazza delle Stelle, Viote del Monte Bondone
2004 Riviste – Primo numero di Monografie
2005 Studio di fattibilità per un nuovo centro della scienza (futuro MUSE)
2006 Apre il Centro di Monitoraggio Ecologico ed Educazione Ambientale dei Monti Udzungwa, in Tanzania
2007 Riviste – Primo numero dei Quaderni
2009 Progettazione contenuti espositivi del MUSE
2010 Elaborazione brand MUSE
2011 Apertura sito archeologico Riparo Dalmeri
2012 Inizio gestione Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo
2013 Inaugurazione del MUSE
2015 Nuovo allestimento del Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo
2015 Inaugurazione degli Orti del MUSE
2019Nuovo allestimento del Museo delle Palafitte del Lago di Ledro
2020 Riapertura del Palazzo delle Albere a Trento
2022 Inaugurazione del Biotopo MUSE
2024 Nuovo allestimento Maxi Ooh!
Una rete di saperi
Il MUSE è il centro di una rete diffusa di musei e sedi territoriali ed è l’unico museo italiano con una sede permanente all’estero, in Tanzania, dove svolge attività di monitoraggio ambientale.
- Museo delle Scienze, Trento
- Palazzo delle Albere, Trento
- Museo Geologico delle Dolomiti, Predazzo
- Giardino Botanico Alpino Viote, Monte Bondone
- Terrazza delle Stelle Viote, Monte Bondone
- Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, Ledro
- Centro di Monitoraggio Ecologico, Monti Udzungwa,Tanzania
Parte 1 – Un’avventura sorprendente
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