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Prosegue il nostro viaggio in Namibia accompagnati da Francesco Tomasinelli, naturalista e fotografo, inviato speciale de La Rivista della NATURA. In questa puntata, andiamo alla scoperta dei piccoli-grandi protagonisti del deserto, i cosiddetti Little Five che a dispetto delle dimensioni estremamente ridotte, in quanto a fascino, non hanno nulla da invidiare ai più famosi BigFife.
testi e foto di Francesco Tomasinelli
Lo sguardo attento di Chris, nascosto dal suo cappello da cowboy, passa in rassegna ogni duna, ogni dosso o cordone di sabbia. «Quello che cerco sono le irregolarità» – dice guardando verso il deserto del Dorob National Park, pochi chilometri a Nord Est di Swakopmund. Il paesaggio sembra il fermo immagine di un mare in tempesta che vira verso il giallo, con sequenze di dune alte anche decine di metri e più piccole increspature di sabbia.

Chris Nel, la guida che accompagna alla scoperta dei Little Five, le piccole creature protagoniste dell’habitat delle dune come la lucertola dal muso a pala aggrappata al suo dito.
Occorre un occhio esperto ma, prestando attenzione, si cominciano a vedere i piccoli dettagli citati da Chris: microscopici cumuli di colore diverso, fori larghi meno di un centimetro sul fianco dei pendii, piccole ed enigmatiche tracce tra i granelli. Chris Nel è la guida di un tour davvero speciale che accompagna i viaggiatori nel deserto a vedere quello che da soli non troverebbero mai.
«Qui non cerchiamo grandi animali – dice all’inizio del giro – ma cose assai più piccole: i “Little Five” del deserto». Esattamente come i Big Five della savana (elefante, leone, leopardo, rinoceronte e bufalo) anche i Little sono a modo loro delle superstar. Si tratta di rettili e invertebrati con caratteristiche sorprendenti, che al mondo si trovano solo qui, in questo oceano di sabbia. La guida si muove con un fuoristrada attrezzato, guidando su una rete di percorsi sulle dune, in modo da non rovinare il deserto.

I veicoli utilizzati per il Living Desert Tour.
Ogni piccolo, insignificante segno sulla sabbia racconta una storia avvenuta poche ore prima, sempre che il vento non l’abbia cancellata. La base di una ripida duna è un punto essenziale dove cercare, perché qui le brezze serali trasportano semi, frammenti di legno, foglie, piccoli insetti. «Questo è il muesli del deserto – scherza Chris – è il nutrimento che arriva da lontano, portato dal vento. Gli animali sono residenti anche fuori dal deserto». Al banchetto partecipano insetti simili ai pesciolini d’argento delle nostre case, coleotteri tenebrionidi neri e veloci (i tok tokkie, come vengono chiamati localmente) e formiche, che si nutrono di materiale organico. La loro presenza attira altri visitatori: «Alla base della duna c’è un buffet per i predatori – continua Chris – camaleonti, lucertole, ragni, gechi e serpenti».Sulla sommità di una duna si intravede una sorta di virgola non più lunga di tre centimetri. La guida comincia a scavare a mani nude, spostando i granelli di lato. Da un buco profondo una ventina di centimetri estrae un geco fantastico: quasi trasparente, lungo quanto un dito e con enormi occhi colorati. È un Pachydactylus rangei, uno dei “Little Five” e simbolo del tour guidato da Chris. Sarà il primo di una serie di altri incontri davvero speciali, scovati grazie a minuscoli indizi: il ragno delle dune, la lucertola dal muso a vanga, il camaleonte di Namaqua e la vipera di Peringuey. In una mattina soltanto, l’impressione che si può avere di un luogo come questo cambia radicalmente: da un paesaggio affascinante, ma desolato, a un mare di sabbia ricco di vita.
5 specie da osservare
La vipera di Peringuey
Spesso l’unico segno della presenza della vipera di Peringuey (Bitis peringueyi) sono due piccoli occhi con pupille verticali che fanno capolino tra i granelli di sabbia. Così nascosta, alla base di un cespuglio, tende agguati soprattutto alle lucertole, che spesso attira muovendo l’estremità della coda, simile a un verme. Lunga poco più di 20 centimetri è dotata di un veleno attivo, ma non molto pericoloso per l’uomo.


Il geco delle sabbie
Di abitudini notturne il geco delle sabbie (Pachydactylus rangei) si muove sulle dune a caccia di ragni e insetti grazie alle zampe palmate come quelle di un’anatra, che usa per camminare e scavare agevolmente nella sabbia. Appena fa giorno, infatti, questo rettile si sotterra nella parte più stabile di una duna lasciando una minuscola apertura, dalla quale esce la notte successiva per riprendere la caccia.

Il ragno delle dune
Tutta la vita del ragno delle dune (Carparachne aureoflava) si svolge su un pendio sabbioso. La tana è un sottile tubo di seta che scende in profondità tra i granelli, dal quale il proprietario emerge di notte per cacciare. In caso di pericolo il ragno porta le zampe a contatto con il corpo fino a diventare una sfera che rotola rapidissima giù dal pendio, facendo perdere le proprie tracce.

La lucertola dal muso a pala
Il nome racconta già tutto: questa lucertola dal muso a pala (Meroles anchietae) utilizza la testa come una vanga per spostare i granelli e sparire sotto la sabbia in meno di due secondi, dove rimane nascosta fino a che non passa il pericolo. Lunga circa 12 cm e attiva anche in pieno giorno, se non fa troppo caldo, corre rapidamente lungo le dune a caccia di piccoli insetti.

Il camaleonte di Namaqua
Unico camaleonte desertico al mondo, il camaleonte di Namaqua (Chamaleo namaquensis) ha una coda cortissima (nel deserto non è necessaria) e mandibole robuste, per masticare i coriacei coleotteri neri. Sta in agguato tra i cespugli del Sand dollar bush, una pianta succulenta che cresce alla base delle dune. Alla mattina presto assume una colorazione scura per scaldarsi, mentre nelle ore più calde vira sul grigio chiaro per respingere i raggi solari.

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