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Natura
Animali, piante e habitat
CONSERVAZIONISMO CONSAPEVOLE

Africa, canned hunting e falsi santuari

Africa, canned hunting e falsi santuari

Chiara Grasso Chiara Grasso 5 Feb 2021

Africa vuol dire safari, ma vuol dire anche, purtroppo, falsi santuari. Si spacciano per centri di recupero ma in realtà sono strutture in cui gli animali vengono allevati e utilizzati per scopi commerciali con i turisti.
Si stima che solo in Sudafrica, ogni anno, circa 8000 leoni siano allevati nei falsi santuari per essere poi venduti alle riserve private, dove saranno uccisi in operazioni di caccia al trofeo. Questi leoni fin dalla nascita vengono abituati all’uomo; spacciati per orfani, inteneriscono il cuore dei turisti che spendono centinaia di dollari per poterli coccolare e allattare, credendo che questa sia una forma d’amore utile al loro benessere.
In realtà, i cuccioli sono separati dalle loro madri a poche ore di vita. Ciò provoca uno stress estremo, da ambo le parti. Una volta giovani, dal biberon si passa alle camminate: ecco il business delle “walking lions”, camminate con i leoni per turisti che niente hanno a che vedere con la vera conservazione.
Le leonesse vengono usate per la riproduzione a ritmi 10 volte superiori a quelli naturali, mentre i maschi sono portati nelle riserve private. Abituati all’uomo, da cui sono stati coccolati fino al giorno prima, non sanno distinguere un biberon da un fucile. E così per i ricchi turisti provenienti da tutto il mondo è piuttosto facile ucciderli e portarsi a casa il trofeo, basta pagare.

Si stima che ci siano più di 250 strutture di allevamento di leoni di questo tipo solo in Sudafrica. Moltissimi volontari che partono per l’Africa con le migliori intenzioni, investendo tempo, soldi ed energie in progetti di conservazione e tutela faunistica, cadono nell’inganno di questi santuari fasulli che operano per il business del turismo. I veri centri di conservazione che operano in linea con i principi etici mettono, invece, sempre i bisogni degli animali prima dei desideri del pubblico pagante e dei volontari.

Tra le attrazioni turistiche più richieste vi è la visita dei santuari degli elefanti. Il mercato collegato al turismo con i pachidermi muove tantissimo denaro. Negli anni la consapevolezza e la sensibilità dei visitatori è aumentata.

E così il business si è spostato dalle passeggiate in groppa ai presunti santuari “sedicenti etici”, dove è possibile fare il bagno agli elefanti, alimentarli e coccolarli. In realità, questi centri non riescono a soddisfare nemmeno i principi più basilari di un vero santuario.

Come nel caso dei felini, si tratta di strutture zoologiche che astutamente attraggono i turisti più responsabili fornendo loro l’illusione che questa sia una valida alternativa alle torture e al maltrattamento che subiscono gli elefanti utilizzati per essere cavalcati.

Ma la realtà che si nasconde dietro questi falsi santuari è ben diversa. Per abituare gli animali all’interazione umana, vengono adottati gli stessi metodi di addestramento utilizzati nei siti che permettono di cavalcarli, mentre altri usano elefanti che già sono stati addestrati attraverso vere e proprie torture.

Ricordiamoci che gli elefanti, come tutti gli animali selvatici, non interagiscono naturalmente con gli umani e sono perfettamente in grado di fare il bagno da soli.

Chiediamoci sempre: “Se questo elefante fosse libero, libero di poter scegliere, libero dall’interazione con l’uomo, dal ricatto alimentare e dall’umanizzazione, si farebbe mai coccolare da noi? Si farebbe mai calciare acqua addosso e abbracciare la proboscide?”.

 

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