Al giorno d’oggi, capita piuttosto spesso di considerare i musei come spazi statici, polverosi, immobili. Niente di più sbagliato, perché i musei sono luoghi in continuo divenire, che si arricchiscono costantemente di nuovi reperti e dove viene fatta ricerca attiva. È la storia stessa dei musei di Scienze Naturali a ricordarcelo, dai tempi di Ulisse Aldrovandi in poi. Discendenti delle antiche Wunderkammer o gabinetti delle meraviglie, i musei di Storia Naturale, col passare dei secoli, si sono evoluti in luoghi sempre più interattivi e adatti a ogni genere di pubblico. Ma anche in passato, quando queste collezioni erano per lo più ad appannaggio di un pubblico adulto e di cultura elevata, le loro vicende erano tutt’altro che noiose, così come lo erano le attività dei loro creatori.
Uno dei casi più lampanti è dato dal collezionista olandese Albertus Seba (1665-1736), che realizzò una delle più grandi e variegate camere delle meraviglie della storia. Di professione farmacista, come era d’uso ai tempi, Seba si faceva portare erbe medicinali esotiche da navigatori ed esploratori provenienti da tutto il mondo. La sua bottega si trovava ad Amsterdam, grande porto e crocevia dei mercati mondiali, e questa ubicazione lo aiutò a trovare reperti provenienti da ogni angolo del globo. Le piante medicinali servivano per la sua attività di farmacista, ma lo scienziato era anche un appassionato collezionista di animali. Così Seba acquistava dai navigatori vari reperti di storia naturale come serpenti, conchiglie, insetti essiccati. La sua raccolta casalinga crebbe a dismisura nel giro di pochi anni, e la fama di questa maestosa Wunderkammer iniziò ad attirare curiosi anche da paesi lontani.
Seba, in più, era un abile uomo d’affari. Vendeva regolarmente medicine alla corte russa (in certi casi facendosi pagare con zenzero fresco, ai tempi molto pregiato) e, grazie anche all’intermediazione del medico dello Zar Robert Erskine, nel 1716 la sua intera collezione venne acquistata da Pietro il Grande. Le migliaia di reperti comprati dal sovrano, insieme a un’altra collezione acquistata dall’anatomista Frederik Ruysch, amico di Seba, andarono a formare il nucleo centrale della Kuntskamera di San Pietroburgo, uno dei più importanti musei di tutto l’impero.
Dopo la vendita della sua collezione, però, Seba non smise di raccogliere reperti. Anzi, grazie alla crescente ricchezza e notorietà, incontrò ancora meno ostacoli nel portare avanti la sua passione. Così, nel giro di pochi anni, la sua nuova camera delle meraviglie divenne ancora più grande e maestosa della prima. Lo stesso Linneo venne a visitarla due volte, e utilizzò molti reperti presenti in essa come olotipi, ossia gli esemplari su cui si basavano le descrizioni originali di nuove specie. A dimostrare l’importanza delle collezioni per la ricerca scientifica e naturalistica.
Nel 1734, Seba pubblicò un Thesaurus, una descrizione dettagliata della sua collezione, arricchita con opere di abili illustratori. La realizzazione delle centinaia di incisioni richiese anni e il paziente lavoro di numerosi artisti, selezionati dallo stesso Seba. Il titolo dell’opera era Locupletissimi rerum naturalium thesauri accurata descriptio (“Accurata descrizione del ricchissimo thesaurus dei principali e più rari oggetti naturali”). Dei quattro volumi di cui era composta l’opera, gli ultimi due vennero pubblicati postumi, nel 1759 e 1765. Un volume originale, composto di 446 bellissime tavole colorate, è conservato alla Koninklijke Bibliotheek de l’Aia. Altre copie dell’edizione originale del XVIII secolo sono valutate centinaia di migliaia di dollari ma, se vi accontentate di un’edizione più economica, in tempi recenti il Thesaurus è stato ripubblicato in vari formati e anche con traduzione italiana.
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