Siamo in provincia di Arezzo, dove gli Appennini si fanno vicini e la Toscana che si ha solitamente in testa, fatta da colline ondulate che si rincorrono segnate da snelli cipressi, qui non c’è. Esiste, invece, una Toscana verace, solida e straordinaria dove i boschi rivelano un’anima selvaggia da macchia mediterranea come nel Parco dei Monti Rognosi, oppure ricoprono fittamente le alture, coprendole di castagni e faggi, come il territorio che circonda l’Eremo della Casella.
Il comune è quello di Caprese Michelangelo, un nome curioso legato a un personaggio straordinario: Michelangelo Buonarroti, nato qui il 6 marzo 1475. Raggiungiamo la frazione Fregaiolo fino al termine della via omonima, poco prima di un ristorante (760 m/slm). Da qui ripercorriamo a ritroso un pezzo di asfalto per poi prendere a destra la strada che si trasforma in sterrata, guidati da una segnaletica varia: i cartelli “20A-Eremo della Casella”; il Tau giallo della Via di Francesco in Toscana, un cammino che collega in 47 chilometri e due tappe Anghiari con La Verna passando Caprese Michelangelo (www.laviadifrancescointoscana.it); i segni “E1–Sentiero Europeo”, un sentiero davvero di lunga percorrenza poiché unisce con 7 mila chilometri Capo Nord in Norvegia, con Capo Passera in Sicilia.
La sterrata in salita costante ci porta attraverso fitti boschi di castagni inizialmente coltivati e “domestici”, per poi passare a quelli più “selvatici”, meno curati e spontanei, mentre poco alla volta si mescolano anche a carpini e faggi, con questi ultimi che prendono sempre più predominio man mano che si sale di quota.
Sempre ben segnalato, ci si può immergere davvero nella natura senza preoccuparsi troppo di cercare la corretta via, e la meta appare praticamente di colpo: l’Eremo della Casella (1.263 m/slm), un grigio e sobrio edificio in pietra in cui si trova una piccola chiesa e uno spartano rifugio. Attorno, un prato circondato da silenziosi e solenni faggi, con alcuni tavolini che invogliano alla sosta, mentre davanti ad esso si apre il panorama.
Il luogo è legato alla figura di San Francesco che qui fece sosta nel settembre 1224 quando, dopo aver ricevuto le stimmate, andò da La Verna ad Assisi, e dove pronunciò il suo commiato: «Addio, monte di Dio, monte santo, mons coagulatus, mons pinguis, mons in quo beneplacitum est Deo habitare! Addio monte Alvernia; (…) Restati in pace, che più non ci vedremo».
San Francesco ebbe ragione, morirà ad Assisi il 3 ottobre 1226, senza aver mai più fatto ritorno in questi luoghi. Quasi subito, sembra già nel 1229, venne costruita una piccola cappella ampliata nel 1522 con un romitorio, utilizzato fino all’inizio del Novecento. Dopo, inizia il declino ma negli anni Ottanta ecco che avviene il recupero che ha portato a questo luogo suggestivo dove soffermarsi a lungo, prima di fare ritorno per la medesima via dell’andata.
Note
Dati sola andata
Lunghezza: 6 km
Dislivello: 510 m
Tempo al netto delle soste: 2h
Dopo Fragaiolo la strada si fa più stretta per quasi 1 chilometro ed è necessario procedere con cautela. In alternativa è possibile parcheggiare a Fragaiolo, in prossimità della chiesa, e percorrere la strada a piedi, aggiungendo ai dati 1 km e 40 metri di dislivello sola andata.
Link utili
- Eremo della Casella, in Valtiberina. © F. Voglino/A. Porporato
- Eremo della Casella, in Valtiberina. © F. Voglino/A. Porporato
- Eremo della Casella, in Valtiberina. © F. Voglino/A. Porporato
- Eremo della Casella, in Valtiberina. © F. Voglino/A. Porporato
- Eremo della Casella, in Valtiberina. © F. Voglino/A. Porporato
- Eremo della Casella, in Valtiberina. © F. Voglino/A. Porporato
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