La valle della Valletta è, con il Piano del Valasco, una delle zone più note delle Alpi Marittime e punto di partenza di una serie di magnifiche escursioni. Tra queste c’è la salita al rifugio Remondino che fornisce un quadro completo dell’ecosistema alpino, dal fondovalle fino alle cime più aspre battute dal vento che fiancheggiano l’immensa vetta del Monte Argentera.
Si può fare tutto il tour in giornata ma il nostro consiglio è di fermarsi una notte al rifugio.
L’incontro ravvicinato con stambecchi e camosci è garantito (nelle Alpi Marittime se ne contano rispettivamente 800 e 4.000 capi), anche se i grandi protagonisti dell’itinerario sono le piante e gli animali endemici del parco, legati all’alta montagna.
Si parcheggia al Gias delle Mosche
La Valle della Valletta è un luogo fiabesco: ampia, circondata da montagne punteggiate da larici e abeti rossi e solcata dal Torrente Valletta.
Lasciata l’auto al Gias delle Mosche, dopo circa un chilometro di cammino lungo un comodo sentiero, si arriva al Gias della Casa del Re, dove si incontra un ricovero per animali. I gias sono, per l’appunto, i luoghi di raccolta e abbeveramento dei bovini tipici di queste valli.
Attorno, dove il torrente rallenta, si possono osservare minuscole pozze e torbiere, ravvivate in estate dai pennacchi bianchi degli eriofori, caratteristiche piante palustri.
Sulle rocce affioranti si scorgono il codirosso spazzacamino e qualche marmotta, che sbuca timidamente dalla sua tana. Fate attenzione anche alle piccole farfalle di color arancione vivo attorno alle pozze: sono Lycaena virgaureae, bellissimi insetti alpini che volano a luglio e agosto.
Tra rododendri e torrentelli
Dopo il Gias della Casa si prosegue lungo il sentiero N11 che risale serpeggiando il Vallone dell’Assedras fino al Rifugio Remondino.
La salita non è troppo dura e attraversa un paesaggio da cartolina, fatto di pendii montani impreziositi dai cespugli rosa dei rododendri e da numerosi corsi d’acqua stagionali. Lungo il cammino si scorgono i camosci, che qui sono piuttosto confidenti, mentre lungo i fianchi delle montagne risuonano i richiami in volo dei gracchi alpini, dal caratteristico becco giallo.
Se siete fortunati potete vedere anche il merlo dal collare, un uccello di montagna di colore nero dal caratteristico “bavaglio” bianco. Ancora più emozionanti sono gli avvistamenti dell’aquila reale e del gipeto, l’imponente avvoltoio degli agnelli reintrodotto con successo nel parco negli anni scorsi. Entrambi i rapaci sorvolano occasionalmente questa valle.
In meno di due ore di cammino si arriva alla base del Rifugio Remondino: le distese erbose si riducono progressivamente e lasciano il posto alle massicciate dove resistono piccoli fazzoletti di neve dell’inverno precedente. Qui si possono incontrare molte delle specie più interessanti ma farete caso soprattutto agli stambecchi, che nei pressi del rifugio si fanno avvicinare fino a pochi metri.
Verso la cima di Nasta
Dopo la notte al Rifugio Remondino, coronato da un fantastico arco di montagne – tra le quali svetta la parete sud-ovest dell’Argentera –, potete riprendere il cammino con tutta calma verso la cima di Nasta e l’omonimo lago.
Dal Rifugio seguite un tracciato contrassegnato da tacche gialle e pile di pietre (i cosiddetti “ometti”) che sale lungo il pendio detritico.

La catena La Madre di Dio domina il cammino tra il rifugio Remondino e il lago di Nasta. ©Francesco Tomasinelli
In alcuni tratti il sentiero potrebbe essere poco chiaro e occorrerà improvvisare, ma non è un problema. La meta è chiara e ben visibile davanti a voi: il passo stretto tra l’imponente Cima di Nasta (3.108 metri), a sinistra, e la Catena del Cai, a destra.
Non è affatto raro che anche in piena estate la neve sia ancora presente. Una volta arrivati in cima si può godere la vista, da destra verso sinistra, del Monte Bastione (3.047 metri), la Cima del Baus (3.067 metri), la cima della Forchetta (3.016 metri) e la Cima di Nasta.
Una gemma turchese tra le vette
Per arrivare al lago bisogna avviarsi lungo il versante est di quest’ultima montagna e, in un quarto d’ora circa, si arriva a destinazione. Il lago, meno di un ettaro e circondato spesso dalla neve, appare come un occhio turchese incastonato tra le montagne, ed è un bellissimo e inatteso spettacolo.
Sulle rocce attorno non passano inosservate le fioriture della margherita alpina e i cuscinetti rosa di Silene acaulis, tra le poche piante in grado di sopravvivere a queste altitudini. Infatti, da queste parti resiste solo chi si aggrappa tenacemente alle pietre, chi ha foglie piccole e forme prostrate, per poter resistere al vento e al carico della neve.
Poi, con il caldo dell’estate, queste piccole piante danno vita a rapidissime e clamorose fioriture. La via del ritorno è la stessa dell’andata: da qui potete pensare di raggiungere tranquillamente il Gias delle Mosche in circa tre ore, compresa una pausa ristoratrice al rifugio.
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