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ESCURSIONI IN LIGURIA – SECONDA PARTE

A caccia di fioriture sulle Alpi Liguri

A caccia di fioriture sulle Alpi Liguri
Un maestoso giglio rosso, specie endemica dell’area. ©Francesco Tomasinelli

Francesco Tomasinelli Francesco Tomasinelli 1 Giu 2020

Guarda la prima parte con il racconto dell’escursione lungo il Sentiero degli Alpini

 

Spesso considerate una parte delle Alpi Marittime, le Alpi Liguri sono in realtà una catena indipendente, a cavallo fra Piemonte, Liguria e Francia, in provincia di Imperia.

La vicinanza al mare di queste montagne, che spesso superano i 2.000 metri, rende molto particolare il patrimonio naturalistico, che fonde specie mediterranee ad animali alpini come il lupo e il camoscio.

Nell’ottobre 2007 è stato istituito il Parco regionale delle Alpi Liguri, un’area di 6.000 ettari compresa fra il Colle di Cadibona, che separa le Alpi Liguri dagli Appennini, e il Colle di Tenda, ultimo valico prima delle Alpi Marittime.

La doppia anima delle “dolomiti” liguri

Dal punto di vista della biodiversità i rilievi di Torreggio e di Pietravecchia possono essere considerati uno dei due punti caldi delle Alpi Liguri, assieme al vicino Monte Saccarello (2.200 metri), il più alto della Liguria.

La doppia anima del parco, sospeso tra il mare e la montagna è ben rappresentata dalle distese di ulivi, che decorano molti dei versanti esposti a sud delle valli, a breve distanza dalle essenze tipicamente alpine che si trovano sul sentiero segnalato.

Le vette delle Alpi Liguri sono davvero un paradiso botanico con moltissime specie vistose e, in molti casi, endemiche dell’area.

Gigli di San Giovanni nel tratto iniziale del percorso. ©Francesco Tomasinelli

Fioriture strepitose

Nel tratto iniziale del Sentiero degli Alpini, lungo il pendio, si incontrano esemplari di giglio rosso (Lilium pomponium) e di San Giovanni (L. bulbiferum). Nei passaggi tra la roccia, strepitose fioriture di Saxifraga lingulata.

Il pendio dopo il passo, verso il Monte Torraggio, nasconde gli sbuffi vermigli delle peonie (Paeonia officinalis), mentre nelle pietraie spuntano gli steli dell’Aquilegia alpina.

Nel bosco di larici presso il Monte Pietravecchia, si intravedono la Gentiana ligustica e i cespi rosa del giglio martagone (Lilium martagon).

Saxifraga lingulata ©Francesco Tomasinelli

Binocoli sempre all’erta

Anche gli amanti del birdwatching possono cogliere belle opportunità. Sui versanti scoscesi non è raro incontrare piccoli gruppi di camosci, mentre le cime di entrambi i monti sono sorvolate da due degli uccelli più imponenti della regione, il corvo imperiale e l’aquila reale, anche se non è ancora possibile dare numeri precisi su questi popolamenti.

Sulle pareti verticali si gettano in picchiata il gracchio alpino e il falco pellegrino. Tra le altre presenze curiose vanno segnalati uccelli tipici delle foreste alpine, come la cincia dal ciuffo, che frequenta le distese di pino silvestre, la cincia mora, la nocciolaia e il crociere.

I ghiaioni alla base del Pietravecchia possono regalare l’incontro con l’ermellino, evento decisamente raro.

Il paese delle streghe

Terrazzamenti intorno al borgo medievale di Triora. ©Francesco Tomasinelli

A valle, i borghi medioevali di Triora e Pigna possono essere visitati di ritorno dalle alture. Triora, noto anche come il paese delle streghe per una serie di processi contro la stregoneria nel XVI secolo, domina dai suoi 800 metri di altezza tutta la Valle Argentina e conserva la sua antica struttura.

Poco più in basso, nella vicina Val Nervia si incontra invece Pigna, borgo costituito da diverse serie di edifici concentrici costruiti attorno all’imponente parrocchiale di San Michele. Una visione d’insieme del paese si ottiene salendo oltre il borgo di Castel Vittorio, che si trova poco più in alto.

 

Scheda dell’itinerario

Per chi:

l’itinerario è adatto a tutti, tranne a chi soffre molto di vertigini.

Lunghezza:

km 10.

Durata:

circa sei ore con l’anello completo, ma è meglio considerare l’intera giornata se si fanno un po’ di osservazioni naturalistiche. Calcolare un’ora in più se si vuole raggiungere anche la cima del Monte Toraggio. Solo quattro ore invece nel caso del percorso breve, con rientro dalla Gola dell’Incisa.

Dislivello:

650 metri per il percorso completo. Altri 100 se si vuole salire fino alla cima del Toraggio.

Cartografia:

carte semplificate molto pratiche sono disponibili presso il rifugio Allavena. Carta dell’Alta Via dei Monti Liguri o delle Alpi Liguri, Blu Edizioni, Provincia Imperia.

Periodo:

dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. D’inverno e nelle giornate di maltempo può essere pericoloso. Sono frequenti le nebbie, anche in piena estate se nel fondovalle c’è molto caldo. Prima di partire sentire sempre il Rifugio Allavena per le ultime notizie sulle condizioni del tempo e del percorso.

Equipaggiamento:

scarpe da trekking robuste (il fondo è sempre roccioso) e giacca a vento, anche d’estate. Il crinale è ventoso e soggetto a rapidi cambi di temperatura. Un binocolo è sempre utile per avvistare gli uccelli e gli eventuali camosci.

Come arrivare:

con l’autostrada Genova-Ventimiglia, uscita Arma di Taggia, da dove si imbocca la SS 548 che risale la Valle Argentina, in direzione Triora. Dopo 25 km, da Molini di Triora si imbocca la deviazione che, in 16 km, porta alla Colla Langan (1127 m) e poi alla Colla Melosa (1540 m), punto di partenza dell’escursione.

Il paese di Apricale, sulla strada per Ventimiglia. ©Francesco Tomasinelli

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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