Gli esperti della FAO hanno individuato le aree in cui le colture e i pascoli sono più vulnerabili alla siccità che provocherà El Niño. Con questo nome si individua quel singolare fenomeno meteorologico che si genera nell’Oceano Pacifico equatoriale a intervalli di diversi anni: l’inversione delle correnti, sia nell’atmosfera, sia nell’oceano, della durata di alcuni mesi.
El Niño provoca precipitazioni molto abbondanti sulla costa occidentale del Sudamerica, mentre nella regione del Sudest asiatico e Australia siccità devastanti.
Le analisi condotte dagli esperti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) si basano sulle previsioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), che annunciano un ciclo di El Niño più intenso del solito.
I rischi sono orientati al rialzo
I rischi sono più elevati nel Sahel, in tutta l’Africa meridionale, nell’Asia meridionale e sud-orientale, nel “Corridoio secco” dell’America centrale e nei Caraibi, dove alcune aree agricole e pascolive sono esposte a una probabilità di siccità superiore al 50% nei prossimi mesi
Solo nel biennio 2015-16, El Niño ha colpito oltre 60 milioni di persone e ha determinato appelli umanitari per 5 miliardi di dollari in 23 Paesi.
«Questo non è come i precedenti fenomeni El Niño. Oggi il pianeta è molto più caldo e, con la diffusione dei conflitti e dell’insicurezza alimentare, questa nuova fase colpirà più duramente i luoghi che sono già vulnerabili e hanno una capacità di far fronte alle difficoltà limitata» ha affermato Jorge Alvar-Beltrán, responsabile delle risorse naturali della FAO.
Intervento tempestivo
La FAO e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) hanno individuato gli obiettivi prioritari per un intervento tempestivo prima che le previsioni si trasformino in perdite.
L’obiettivo è di raccogliere 202 milioni di dollari per proteggere 8,8 milioni di persone in 22 Paesi ad alto rischio. L’appello mira a potenziare gli interventi tempestivi, tra cui il sostegno agli agricoltori e ai pastori, l’assistenza in denaro preventiva e il rafforzamento dei sistemi di allerta precoce, prima che siccità, inondazioni e tempeste si trasformino in emergenze umanitarie.
Una mappa per agire
L’analisi della FAO può restringere la valutazione del rischio in alcune aree fino a un singolo chilometro quadrato. Ma trasformare la precisione in protezione significa collegare i servizi meteorologici e idrologici nazionali, i ministeri dell’agricoltura e le reti di divulgazione, affinché l’allerta raggiunga l’agricoltore in tempo.
«Questo livello di dettaglio cambia ciò che un governo può fare», ha affermato Riccardo Soldan, funzionario della FAO responsabile delle risorse naturali. «Invece di distribuire le risorse in modo frammentario, può concentrare il sostegno nei punti critici, indirizzando trasferimenti di denaro, assistenza idrica e per l’irrigazione, mangimi per il bestiame e altri fattori di produzione fondamentali verso i luoghi più a rischio».
L’analisi della FAO può aiutare i governi e i partner a decidere dove intervenire per primi, quale sostegno sia più urgente e quali comunità siano meno preparate ad affrontare un’altra stagione di scarso raccolto.
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