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Cultura
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inquinamento urbano

Che brutta aria che tira

Che brutta aria che tira

Michele Mauri Michele Mauri 3 Feb 2018

Il rapporto Mal’Aria 2018 di Legambiente e l’ennesima tirata d’orecchie dell’Unione Europea ci hanno restituito l’esatta dimensione dell’emergenza smog, che è sempre più cronica in Italia. Il 2017 è stato da “codice rosso”: nelle grandi città l’aria è stata quasi sempre irrespirabile a causa delle elevate concentrazioni di polveri sottili e ozono.

Altro che nuovi stili di vita e metropoli a misura d’uomo. Dietro la maschera dei proclami politici e delle pubblicità ingannevoli si nasconde una situazione disastrosa: lo scorso anno milioni di italiani hanno respirato gas tossici e nocivi circa un giorno su due nel peggiore dei casi. E non si sta parlando solo di Milano, Torino o Roma – come qualcuno potrebbe ancora pensare – ma anche di Cremona, Pavia, Lodi, Monza, Mantova, Asti, Alessandria, Padova, Frosinone o Terni. Piccole o medie città di provincia dove spesso ci si illude di vivere al riparo dall’inquinamento atmosferico. Secondo rilevamenti effettuati nelle ultime settimane da Greenpeace, a Palermo nei pressi di nove scuole su dieci all’orario della prima campanella le concentrazioni di particolato e biossido di azoto sono al di sopra della soglia stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’Italia, insieme ad altri otto Stati membri (Francia, Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Ungheria, Romania, Slovacchia e Regno Unito) è sotto procedura d’infrazione per avere superato i limiti concordati. Davanti all’ennesimo richiamo dell’UE, l’ultimo prima dell’avvio delle azioni legali, il ministro Galletti ha spiegato che il nostro Paese ha già fatto il dovuto. Il commissario all’Ambiente Karmenu Vella ha rispedito il commento al mittente sottolineando che resta ancora molto da fare.

Tempo fa Bruxelles ha ricordato che ogni anno più di 400mila cittadini dell’Unione muoiono prematuramente a causa della scarsa qualità dell’aria. La pianura padana è una delle zone peggiori.
Non servono misure sporadiche, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali a livello nazionale e locale. Ce lo sentiamo ripetere da anni, decenni ormai. Il rischio, però, è che anche questa volta l’emergenza si dissolverà con i primi venti o le prime piogge primaverili. Poi arriverà l’estate e il cielo ci apparirà più azzurro. Accantonare, dimenticare, rimuovere a volte sono considerate strategie di sopravvivenza. In casi simili invece sono comportamenti pericolosi, capaci di provocare danni ancora peggiori.

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