di Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze
“Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”
Mahatma Gandhi
Il lupo è quell’animale iconico dal quale ha avuto origine il nostro cane (Canis lupus familiaris) tra i 130.000 e i 150.000 anni fa, quell’essere che ha percorso con noi il sentiero dell’evoluzione, che vive nelle nostre case e che ci ama come nessuno potrà mai amarci (Schopenhauer).
I lupi sono senz’altro animali evoluti, la loro organizzazione sociale è altamente strutturata e regolata da un sistema di comunicazione e interazione di gruppo difficilmente riscontrabile nel regno animale.
La colorazione del pelo è molto variabile sia a livello sotto specifico che individuale e varia da toni beige-rossicci più tipici dei periodi estivi, a quelli marroni-grigiastri con sfumature nere più tipici del manto invernale. Quindi, se si pensa di riconoscerli soltanto guardandoli, sbagliamo perché per individuare un lupo serve effettuare analisi fenotipiche e genetiche.
Il terrore assurdo nei confronti di un animale che sta alla larga dall’uomo
I lupi sono animali timidi, schivi, diffidenti, elusivi, difficili da catturare e identificare perfino con le foto-trappola; vivono a densità molto basse. Occorre essere dei veri esperti per riconoscere le impronte, gli escrementi, il pelo e le tracce del loro passaggio. «Se ci sono aggressioni, si tratta di ibridi o cani inselvatichiti che hanno comportamenti diversi dal lupo, perché non hanno paura dell’uomo» dice Pierisa Giacopazzi, docente di zootecnia (www.ansa.it).
Negli anni ’70 del secolo scorso, poco più di 100 lupi sopravvivevano in Italia, nascosti e perseguitati: paure ancestrali, pregiudizi e una sostanziale ignoranza contribuivano ad alimentare l’immagine negativa del lupo. Anche la legge italiana considerandoli nocivi, ne promuoveva l’eradicazione con lupare, tagliole, veleni e con crudeltà efferate togliendo i cuccioli alle madri.
Sono tantissimi i luoghi comuni che ancora oggi minano l’integrità della specie, suffragati dall’informazione che spesso alimenta il terrore assurdo nei confronti di un animale che sta alla larga dall’uomo, consapevole del pericolo che costui rappresenta e che non lo attacca ma lo evita.
Il prof. Luigi Boitani, zoologo, uno dei massimi studiosi del lupo, dichiara al Corriere della Sera il 18 agosto 2022: «Il lupo scappa di fronte all’uomo sempre. Non conosco un caso di aggressione in Italia» e «sono ormai due secoli che il rischio di un attacco da parte del lupo a un uomo è relegato a situazioni eccezionali come, ad esempio, un lupo malato di rabbia (malattia ancora oggi molto diffusa dal Medio Oriente all’India, ma debellata in Europa), o un lupo attaccato dall’uomo e costretto a difendersi. Negli ultimi due secoli, gli attacchi mortali in tutto il mondo sono stati rarissimi; negli ultimi 20 anni si contano solo due attacchi, entrambi in Alaska, nessuno in Europa».
Nel 2023 la Commissaria europea Mairead McGuinnes ha dichiarato che «I lupi contribuiscono a regolare la densità e la distribuzione delle specie selvatiche sovrabbondanti come i cinghiali o i cervi; eliminano gli animali selvatici più vulnerabili, molto spesso malati, e questo a sua volta contribuisce a ridurre il numero di malattie trasmesse al bestiame».
Ancora, i problemi arrivano «soprattutto quando le misure per prevenire gli attacchi al bestiame non sono ampiamente applicate».
Inoltre, i lupi sono utili anche per contenere la PSA (peste suina africana) perché se trova una carcassa di cinghiale infetto se la mangia. Il lupo non si ammala e la carcassa contagiosa viene eliminata.
Ma i lupi si uccidono ancora
Ogni anno 300 lupi muoiono per mano dell’uomo. Secondo il WWF il bracconaggio colpisce fino al 20% mentre, secondo il Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia del 2015, colpisce tra il 15% e il 20% della popolazione.
Carcasse di lupi avvelenati (bocconi di carne farciti con cianuro o stricnina o veleni usati in agricoltura), impiccati e appesi ai cartelli stradali, strangolati, vengono rinvenute in Italia. Molti atti di bracconaggio sono poco eclatanti in quanto non tutti i bracconieri sono esibizionisti.
Il monitoraggio dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), eseguito in Italia tra ottobre 2020 e aprile 2021, ha trovato 171 carcasse di lupi morti. Tutti per fame?
È stato evidenziato che gli abbattimenti producono un effetto negativo sulla struttura sociale del branco e la possibilità maggiore di ibridazione con cani domestici (La gestione del lupo in Italia e in Europa di E. Ferraro e G. Bombieri).
Quanti sono i lupi in Italia?
Il citato monitoraggio dell’ISPRA ha individuato una popolazione di 3307 soggetti.
L’uso di protocolli standardizzati e coordinati condivisi su base nazionale, che ha caratterizzato il monitoraggio realizzato da ISPRA, ha permesso di superare la frammentazione metodologica fornendo dati rigorosi, analizzati con un unico approccio scientifico, oggettivo e condiviso: avvistamenti fotografici da foto trappola, carcasse di ungulato predate dal lupo, tracce di lupo, lupi morti, escrementi sui quali sono state condotte analisi genetiche che hanno permesso l’identificazione della specie.
Naturalmente i numeri sono solo stimati.
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