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SACRIFICI PASQUALI

Chi è l’agnello

Occupa un ruolo fondamentale in molte religioni ma, purtroppo, viene utilizzato come icona sia nel bene sia nel male

Chi è l’agnello
© CinnamonRaisinBagel via pixabay.com

Redazione Redazione 28 Mar 2025

 

di Mariangela Corrieri

Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze

“Tutti i piccoli degli animali sono attraenti, ma l’agnello ha ricevuto una dose di fascino che è addirittura ingiusta nei confronti degli altri”.

James Herriot scrittore e veterinario britannico

Chi è l’agnello (Ovis aries)? La sua mamma è la pecora e il papà è il montone (o ariete). È un cucciolo che ha superato la fase dello svezzamento ma non ha ancora compiuto il primo anno d’età, che non si nutre più solo di latte materno, a differenza dell’abbacchio, detto anche “agnello da latte”, che è il cucciolo che ha ancora come unica alimentazione il latte.

Nasce dopo un periodo di gestazione di circa cinque mesi, e dopo un parto che dura da una a tre ore. Di solito la pecora dà alla luce uno o due cuccioli per figliata.

 

L’agnello è un animale docile, delicato, adorabile, per niente aggressivo. È il simbolo dell’innocenza, della semplicità e della mitezza, creatura che ispira molta tenerezza.

Hanno una grande voglia di giocare, sono pochi gli animali che possono competere con gli agnelli quando fanno le capriole in un pascolo o giocano a rincorrersi. I piccoli saltano, piroettano e si inseguono in gruppo, possiedono un gesto specifico per invitare un compagno a giocare: saltano in verticale scalciando in aria con le zampe posteriori. È una richiesta inconfondibile: «Vieni a giocare con me».

L’agnello occupa un ruolo fondamentale in molte religioni ma, purtroppo, viene utilizzato come icona con i significati simbolici, sia nel bene (Gesù Cristo è alle volte simboleggiato da questo animale) che nel male (è la vittima sacrificale per i peccati commessi dall’umanità).

In Italia il sacrificio avviene soprattutto a Pasqua sinonimo di pace, ma non a tavola. Qui i commensali si dividono sul tradizionale pranzo che vede nell’agnello il suo simbolo. O quasi.

Ma perché in questa nostra epoca caratterizzata dai viaggi spaziali, dall’intelligenza artificiale, l’essere umano deve continuare i sacrifici dell’era arcaica? Ma perché una creatura tanto tenera, indifesa, candida, innocente deve pagare per i peccati dell’umanità? Papa Benedetto XVI, nel 2005, affermò che lo stesso Salvatore non avrebbe consumato agnello durante l’Ultima Cena, in contraddizione con il credo plurisecolare. Del resto, nessun testo ufficiale del Cattolicesimo dice che la Pasqua non è tale se non si mangia l’abbacchio.

In Italia, sono centinaia di migliaia gli agnelli e capretti che vengono uccisi solo durante le festività pasquali per cui ogni anno a Pasqua torna la strage degli agnelli e dei capretti, vittime senza colpa. “Non può esistere nessun Dio così sanguinario da sentirsi appagato dalla carneficina”, Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta.

agnello

© MGosv1830 via pixabay.com

Gli agnelli (e le pecore) vengono allevati principalmente per la carne, solo una parte viene infatti allevata per essere destinata alla riproduzione  e alcune razze per la lana e anche per il cuoio.

Siamo il terzo importatore in Europa di agnelli.

Gli agnelli allevati in Italia in genere hanno libero accesso al pascolo. La Sardegna rappresenta quasi il 40% della produzione nazionale ma accoglie anche animali vivi provenienti dai paesi dell’Est Europa.

I maschi non destinati alla produzione di carne diventano animali da riproduzione e quindi utilizzati per ingravidare le femmine le quali, come ogni altro mammifero, producono il latte solo dopo aver partorito.

 

Ogni anno in Italia sono macellati oltre 2 milioni di agnelli, 375 mila solo a ridosso delle festività pasquali. Il mercato richiede agnelli molto giovani per la tenerezza delle loro carni. Ecco perché questi cuccioli vengono strappati brutalmente alla loro madre anche quando hanno un solo mese di vita e uccisi per la loro carne tenera, perché mangiarla è ancora considerata una tradizione. La loro sofferenza è indubbia, quando le nostre scelte invece possono essere messe in discussione.

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Un agnello su tre di quelli macellati in Italia proviene dall’estero: nel 2022 sono stati importati 653.303 cuccioli.

Gli agnelli importati, a un mese di vita, non ancora svezzati, vengono strappati alle madri, belanti, terrorizzati, costretti ai lunghi viaggi terribili ed estenuanti, che possono durare anche 30 ore per migliaia di chilometri, su TIR strapieni (alcuni anche con 850 agnelli a bordo) per arrivare in uno squallido allevamento intensivo o direttamente al macello.

 

Durante il viaggio gli animali non hanno spazio sufficiente né per sdraiarsi né per stare in posizione eretta senza toccare il piano superiore; trasporti misti di animali svezzati e non svezzati, in cui questi ultimi non hanno a disposizione sistemi di abbeveraggio utilizzabili; animali feriti o incastrati negli spazi fra i vari livelli del rimorchio; mancanza di controlli sullo stato di benessere degli agnelli; mancanza di riposo per gli animali; tempi di viaggio non rispettati.

Nei macelli la morte non arriva in silenzio, ma è fatta di urla, scalpitii, rumori di catene e coltelli che si affilano I cuccioli atterriti, scaricati brutalmente dai camion, vengono storditi, immobilizzati e uccisi spesso in gruppo, uno di fronte all’altro mentre guardano i propri compagni cadere a terra e contorcersi. Appesi a un gancio per una zampa tra l’odore del sangue e i belati di terrore vengono sgozzati con lame affilate e lasciati dissanguare fino alla morte.

Poi, la scarsa formazione degli operai e alti ritmi di produzione fanno sì che le obbligatorie operazioni di stordimento degli agnelli siano inefficaci perché realizzate in modo grossolano. Subiscono il taglio della gola quando sono ancora coscienti.

Gli esemplari maschi inviati agli allevamenti, vengono castrati e ad appena poche settimane di vita macellati.

Nelle investigazioni effettuate si notano particolari come il terrore negli occhi, la riluttanza ad andare verso la morte, i cuccioli che urinano per la paura o quelli che belano disperati.

Lo scopo della loro nascita è il sacrificio.

Colui che non rispetta la vita non la merita.

Leonardo da Vinci

 

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