di Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze
“Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati ventimila. Di quei ventimila contava di perderne ancora la metà a causa dei roditori o di tutto quel che c’è di imprevedibile nei disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c’era nulla”.
Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi
Un albero è un essere vivente che nasce, si riproduce e muore, intessendo una fitta rete di relazioni con gli altri organismi vegetali e animali dell’ambiente in cui vive. Ha bisogno di nutrirsi e, alla pari degli altri organismi che vivono sul pianeta Terra, può godere di buona salute oppure ammalarsi. Le più recenti acquisizioni scientifiche dimostrano che anche le piante sono in grado di mettere in atto meccanismi complessi: alberi e arbusti hanno la capacità di assumere decisioni che includono una memoria strutturale e comportamenti condizionati, con anticipazione di rischi futuri.
Una lunga vita
Gli alberi sono gli esseri viventi più forti e resistenti del nostro pianeta, quelli più longevi, tanto che esistono alberi di migliaia di anni come l’abete rosso Old Tjikko in Svezia di 9.561 anni; l’olivo di San Baltolu di Luras, sulle sponde del lago Liscia in provincia di Sassari, è l’albero più antico d’Italia: supera i 4.000 anni d’età…
Cosa ci danno
Gli alberi producono ossigeno, regalano ombra nelle calde giornate estive, donano bellezza ai nostri paesaggi. Svolgono innumerevoli funzioni benefiche per la salute pubblica e la qualità urbana.
La American Forestry Association ha valutato in circa 57.000 dollari il valore globale di un albero urbano (pianta matura di 50 anni).
Della loro vita sappiamo molto poco
Stefano Mancuso, scienziato e divulgatore, Professore ordinario presso l’Università di Firenze e ordinario dell’Accademia dei Georgofili, dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale con sedi a Firenze, Kitakyushu, Bonn e Parigi, ed è tra le massime autorità mondiali impegnate a studiare e divulgare una nuova verità sulle piante, creature intelligenti e sensibili capaci di scegliere, imparare e ricordare.
Nei suoi libi racconta le tante capacità degli alberi: comunicano fra loro, hanno una “sorprendente” intelligenza, emettono suoni, non hanno recettori del dolore (quindi non soffrono), hanno straordinarie capacità di adattamento, si mimetizzano per sfuggire ai predatori, si muovono senza consumare energia, producono molecole chimiche con cui manipolare il comportamento degli animali (e degli umani).
I servizi ecosistemici
A prescindere dalle piante a uso agricolo, le funzioni degli alberi e del verde urbano nei giardini e nei parchi delle città vengono definite “servizi ecosistemici” e dipendono, soprattutto, dal volume delle loro chiome.
Gli alberi quindi, grazie ai loro processi di respirazione e fotosintesi, incamerano inquinanti come biossidi di zolfo, ozono, ossidi di azoto.
Le aree urbane sono in crescita in tutto il mondo e ospitano sempre più esseri umani. Questo fatto comporta l’aumento di problemi quali inquinamento, rumore, traffico, rifiuti, delinquenza e disagio.
La deforestazione è responsabile del 25% delle emissioni di anidride carbonica (CO2) causate dall’uomo.
Purtroppo è più facile e meno costoso in quanto remunerativo, l’abbattimento degli alberi che non la programmazione precisa e costante della loro manutenzione ordinaria e straordinaria.
Potrebbe succedere che…
Si noti come in ogni descrizione, che ritroviamo all’interno degli articoli dei mass media e nelle dichiarazioni pubbliche, quando si spiega il perché dell’abbattimento degli alberi emergono parole come probabilità, eventualità, ipotesi.
Vengono abbattuti per rischio crollo, perché ammalati o, semplicemente, perché vecchi. Quindi l’albero monumentale con i suoi requisiti (dimensioni, longevità, riferimenti storici, rarità, paesaggio storico, architettonico) ha vita dura in Italia perché per lui la vecchiaia significa morte e non patrimonio.
La capitozzatura
Altro discorso merita la potatura drastica per la quale «sopravvive il falso mito abbastanza diffuso tra operatori, opinione pubblica e amministratori, che con la potatura drastica la pianta si rigeneri. Nulla di più falso» (Fabrizio Cinelli – Dipartimento di ingegneria dell’energia dei sistemi del territorio e delle costruzioni, Università di Pisa).
La potatura drastica o capitozzatura è una tecnica particolarmente distruttiva in quanto rimuovendo nettamente intere branche dell’albero, altera la fisiologia della pianta, interrompe la crescita apicale del fusto esponendola agli attacchi di funghi e parassiti. L’albero così potato perde le funzioni ecologiche e paesaggistiche, esprime un evidente danno e priva la pianta di ogni suo valore, primo fra tutti quello estetico e della sua dignità di essere vivente, con il conseguente effetto di tristezza e squallore che ci comunica attraverso le sue pietose condizioni.
La sicurezza
Per abbattere gli alberi ci si appella a pretesti distorti legati a una presunta sicurezza pubblica. In un anno in Italia, per caduta alberi, si contano 5-6 morti, mentre sono molte decine di migliaia solo nel nostro Paese quelli causati dall’inquinamento atmosferico. D’altronde, la sicurezza zero non esiste in nessun campo.
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