Dal DNA degli attuali abitanti della Val di Ledro, le ricerche genetiche intraprendono un viaggio nel tempo, fino ai geni di chi viveva nel villaggio palafitticolo oltre 4.000 anni fa. La ricerca è condotta dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento, in collaborazione con il Laboratorio di Genomica delle Popolazioni Umane dell’Università degli Studi di Pavia e l’Ancient DNA Lab di Eurac Research a Bolzano.
Lo studio coinvolge attivamente la cittadinanza nella ricerca, perché mette a confronto la popolazione ledrense di oggi e gli antichi abitanti della valle.

Particolare del cranio di un abitante di Ledro di 4000 anni fa (LED01). © Università di Pavia / Archivio MUSE
Un ponte genetico tra passato e presente
La ricerca si è sviluppata in due fasi.
- Il DNA degli abitanti di oggi – Sono stati analizzati i campioni genetici di 100 abitanti della Valle di Ledro. L’analisi del DNA mitocondriale (mtDNA), trasmesso per linea materna, ha evidenziato una notevole variabilità genetica anche grazie a molteplici flussi migratori. Il confronto con la vicina Valle Rendena ha evidenziato come la geografia possa fungere da barriera alla diffusione genetica: nonostante la prossimità territoriale, i dati mostrano una maggiore variabilità mitocondriale nella Valle di Ledro, indicando una diversità tipica di una popolazione europea.
- Il DNA degli antichi ledrensi e il “Bambino” della palafitta – Parallelamente, ricercatrici e ricercatori hanno lavorato su alcuni resti umani risalenti all’età del Bronzo, circa 4000 anni fa, provenienti dal sito palafitticolo di Ledro. Tra i reperti più significativi dello studio, spicca quello del “Bambino” (LED03) ritrovato supino nella creta del lago nel 1937. Attraverso il C14 (carbonio-14) è stato possibile collocare la vita del bambino tra il 2135 e il 1960 a.C. Il corredo genetico del “Bambino”, studiato attraverso l’analisi del DNA antico, presenta una porzione di geni caratteristica dei popoli delle steppe, in linea con altri siti contemporanei della regione, mostrando come l’età dell’età del Bronzo sia un’epoca di profonde trasformazioni anche a livello genetico.
Uno sguardo al futuro: dal DNA all’identità
I risultati di questa affascinante ricerca sono stati presentati al Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, durante il talk “Geni ledrensi”.
Ora, il progetto prosegue con nuove analisi che aprono prospettive inedite. L’Università di Pavia sta lavorando all’approfondimento del DNA di LED03 – il “Bambino”, con l’obiettivo di provare ricostruirne alcuni tratti somatici: colore di occhi, capelli, carnagione, per restituire un’identità sempre più concreta a questo piccolo abitante della Ledro preistorica.
Parallelamente, il team di EURAC Research, nei laboratori di Bolzano, sta studiando i reperti da un punto di vista antropologico e paleopatologico, per individuare eventuali traumi, lo stato di salute, la dentizione e, se possibile, le cause della morte.
L’obiettivo finale?
Rendere visibile questo percorso di scoperta all’interno del Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, dove il “Bambino” – conservato al Museo di Antropologia di Padova e fino a oggi mai esposto – potrà tornare simbolicamente nella sua comunità, grazie alla scienza.
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