Lo studio “First monotreme from the Late Cretaceous of South America”, pubblicato su Communications Biology da un team di paleontologi argentini, giapponesi e australiani, evidenzia il ritrovamento dei resti fossili di un parente dell’attuale ornitorinco australiano (Ornithorhynchus anatinus) nella Patagonia argentina meridionale, a circa 30 chilometri a sud-est di El Calafate, nella provincia argentina di Santa Cruz.
La scoperta dei resti di un antenato dell’ornitorinco australiano in Argentina mette in risalto l’importanza che il territorio meridionale dell’America ha avuto nell’evoluzione dei mammiferi.
L’ornitorinco è un animale molto particolare, dal caratteristico muso largo e morbido, evoluzione del naso carnoso e umido che hanno gli altri mammiferi. Questo naso ipertrofico, espanso verso l’esterno e all’indietro, è un sensibile organo elettro recettore e meccanorecettore, attraverso il quale rilevano larve di insetti e lumache acquatiche di cui si nutrono.
Il ritrovamento del dente
La “nuova” specie, Patagorhynchus pascuali, è il primo parente stretto dell’ornitorinco risalente all’era mesozoica, ovvero “l’età dei dinosauri”, dunque è anche il più antico conosciuto fino a oggi.
Il nome Patagorhynchus vuol dire “muso patagonico” in latino, alludendo al muso appiattito degli ornitorinchi viventi e fossili, mentre “pascuali” è in onore del paleontologo argentino Rosendo Pascual, che per primo trovò i resti di ornitorinchi in Patagonia, anche se in siti più recenti.
La spedizione che ha scoperto i resti di Patagorhynchus è stata co-diretta da Fernando Novas, a capo del Laboratorio de Anatomía Comparada y Evolución de los Vertebrados (LACEV) del Museo Argentino de Ciencias Naturales “Bernardino Rivadavia” del Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas (MACNBR, CONICET), re da Makoto Manabe, del National Museum of Nature and Science di Tokyo.
Ma ad aver rinvenuto il fossile, un piccolo dente di cinque millimetri di diametro, è stato Nicolás Chimento, un ricercatore CONICET del MACNBR, che partecipava a un laboratorio diretto da Novas.
«La complessa forma della corona e delle radici ha reso facile determinare che il dente appartiene a un parente degli odierni ornitorinchi. I denti degli ornitorinchi viventi, così come quelli di un fossile trovato in Australia, si distinguono per avere due corte strutture a forma di ‘V’. Così, quando ho trovato il dente di Patagorhynchus e ho visto che aveva la stessa forma, che è unica per questi animali, ho subito capito che si trattava di un ornitorinco» spiegano gli autori dello studio.
Le caratteristiche primitive
Gli ornitorinchi sono monotremi, appartengono a un gruppo di mammiferi contraddistinti da tratti primitivi, uno di questi consiste nel fatto che i loro piccoli nascono da uova che vengono incubate in modo simile a come fanno gli uccelli. Questo atteggiamento riproduttivo li distingue dalla maggior parte dei mammiferi viventi, che fanno nascere i loro piccoli direttamente dall’utero. Proprio per questo motivo, gli ornitorinchi hanno sempre attirato l’interesse degli scienziati, poiché rappresentano gli “anelli mancanti” di una fase molto antica.
Secondo i paleontologi il ritrovamento di Patagorhynchus avvalora l’ipotesi che alla fine del Cretaceo la stessa fauna composta da mammiferi e dinosauri si estendesse dalla Patagonia meridionale fino all’Australia, comprendendo anche l’Antartide, a quel tempo incastrata tra i due continenti.
Chimento evidenzia che: «A causa delle loro piccole dimensioni e scarsità, i fossili di mammiferi che vivevano con i dinosauri sono “figurine rare” ed è per questo che ogni fossile che troviamo di questi animali ci riempie di gioia».
L’autore senior dello studio, Fernando Novas del MACNBR, CONICET, conclude: «Per coincidenza, nelle stesse rocce della Formazione Chorrilo dove abbiamo trovato Patagorhynchus, abbiamo trovato resti degli organismi con cui si nutre l’attuale ornitorinco, che ci permette di ricostruire l’ecosistema dei laghi preistorici dalla fine dell’era dei dinosauri. Il team ha svolto un ottimo lavoro, individuando non solo i caratteri che permettevano di riferirsi al dente come parente degli ornitorinchi viventi, ma anche di riconoscere tratti che appartengono a una specie estinta».
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