• Natura
    • Animali, piante e habitat
    • Amici animali
  • Uomo e pianeta
    • Ambiente
    • Società
  • Scienza
  • Cultura
    • Libero pensiero
    • Personaggi
    • Eventi e iniziative
    • Recensioni
    • Edinat
  • Eco Lifestyle
    • Buone pratiche
    • Cibo e benessere
    • Mobilità sostenibile
  • Viaggi e outdoor
    • Italia
    • Mondo
    • Consigli e attrezzature
  • Fotografia
    • Si fa così
    • Fotoemozioni
  • Video
La Rivista della Natura
  • Ogni giorno notizie su Uomo, Ambiente e Pianeta

  • Abbonamenti
  • Autori
  • Pubblicità
  • vai
La Rivista della Natura
  • vai
  • Natura
    • Animali, piante e habitat
    • Amici animali
  • Uomo e pianeta
    • Ambiente
    • Società
  • Scienza
  • Cultura
    • Libero pensiero
    • Personaggi
    • Eventi e iniziative
    • Recensioni
    • Edinat
  • Eco Lifestyle
    • Buone pratiche
    • Cibo e benessere
    • Mobilità sostenibile
  • Viaggi e outdoor
    • Italia
    • Mondo
    • Consigli e attrezzature
  • Fotografia
    • Si fa così
    • Fotoemozioni
  • Video
condividi twitta WhatsApp
stai leggendo Conclusa la COP30: ancora troppo timidi
Prima pagina
Uomo e pianeta
Ambiente
BELÉM AMAZZONIA, BRASILE

Conclusa la COP30: ancora troppo timidi

Questa volta ci siamo andati vicini, ma alla fine hanno prevalso ancora le forze dell’ostacolo

Conclusa la COP30: ancora troppo timidi
COP30 di Belém. © Lula Oficial / CC BY-SA 4.0 Deed

Armando Gariboldi Armando Gariboldi 7 mesi fa

La Global Mutirão Decision, ovvero il documento finale con cui si è chiusa sabato sera, dopo l’ennesimo supplemento di trattativa, la trentesima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul Cambiamento climatico COP30 di Belém, in Brasile, non ha prodotto i cambiamenti sperati.

Eppure c’è stato un momento, più o meno a metà Conferenza, in cui sembrava che finalmente qualcosa di concreto e di importante stesse per accadere, per raggiungere quello che è il vero obiettivo finale di queste COP: una roadmap globale per uscire dai combustibili fossili.

Sembrava infatti che si stessero allineando una serie di fattori propedeutici al raggiungimento di tale accordo: la presidenza brasiliana con il carismatico Lula e la sua ministra dell’ambiente Marina Silva avevano lavorato anche con metodi considerati da alcuni controversi, come alcuni negoziati bilaterali e a porte chiuse, pur di ottenere consenso e la Cina sembrava voler diventare il nuovo riferimento mondiale delle politiche ambientali, anche per occupare il ruolo lasciato vacante dagli USA, il grande assente da questi negoziati.

L’ostruzionismo dei “petro-Stati”

Purtroppo a un paio di giorni dalla chiusura dei negoziati l’ostruzionismo dei cosiddetti “petro-Stati”, quelli capeggiati da Arabia Saudita, Russia e Nigeria, le cui economie sono profondamente basate sul petrolio, hanno fatto muro impedendo di inserire la roadmap nell’accordo finale, unitamente alla Cina che si è sfilata in una specie di doppio gioco.

La “COP della verità”, come l’aveva definita il presidente Lula, si è quindi trasformata nella COP dei piccoli passi, in uno scenario geopolitico che ancora oggi, dopo 30 anni di incontri, continua a non voler affrontare in modo deciso il tema dei cambiamenti climatici e tende a rinviare la cura della febbre della Terra.

«La COP30 di Belém ha ribadito la soglia di 1,5 °C come riferimento dell’Accordo di Parigi, ma senza strumenti concreti per centrarla» scrive nella sua analisi Italian Climate Network. Tra l’altro una soglia, quella dei 1,5 °C, orma già superata in varie zone del pianeta, tra cui il mar Mediterraneo.

I combustibili fossili non vengono mai citati e la transizione energetica lo è soltanto indirettamente, con il riferimento all’accordo finale di COP28 a Dubai (dove si stabili il “transitioning away” dalle fonti fossili).

L’inversione di tendenza della UE

Sul fronte politico la UE, che è sempre stato il riferimento trainante a livello mondiale delle politiche ambientali, ha fatto un evidente passo indietro perdendo anche peso negoziale e pagando lo scotto dell’inversione di tendenza della Presidenza Von der Leyen e del Consiglio d’Europa sul Green Deal.

Un piccolo passo avanti è stato invece fatto sul fronte dell’adattamento.  L’obiettivo è stato fissato per il 2035 invece del 2030, con un finanziamento triplicato (fino a 120 miliardi di dollari) e resta inserito nel pacchetto concordato a Baku l’anno scorso, sebbene ancora molto basso rispetto a quanto servirebbe.

Piccoli passi avanti anche sulla cosiddetta transizione giusta: si è cominciato a parlare di diritti umani legati al clima, pur senza arrivare a un meccanismo internazionale operativo.

Indicatori dell’obiettivo globale sull’adattamento (GGA): ne sono stati finalmente adottati 59 (anche se molti stati fino ne chiedevano circa 100) ed è stato creato un processo di allineamento politico biennale per questi indicatori, la “Belém-Addis Adaptation Vision».

COP30 di Belém

COP30 di Belém. © Lula Oficial / CC BY-SA 4.0 Deed

Indigeni e afrodiscendenti 

Sono stati riconosciuti, per la prima volta, i diritti dei popoli indigeni, compresi i loro diritti fondiari e il Brasile ha deciso di istituire 10 nuove arre protette per le popolazioni autoctone locali.

Da notare che questa è stata la COP con una ritornata forte presenza della società civile e con la più alta partecipazione indigena di sempre: oltre 15.000 rappresentanti.

SOLO IN ABBONAMENTO

LA RIVISTA DELLA NATURA, il trimestrale su carta. Richiedi il nuovo numero.

Ma il passo più positivo della Belèn Declaretion è stato forse questo: se l’Onu non si muove e si muoveranno singoli Paesi o gruppi di nazioni. Lo hanno deciso oltre 80 Stati capeggiati dalla Colombia e dai Pesi Bassi, che avevano condiviso le bozze della prima proposta sulla Road Map di abbandono delle risorse fossili presentata dal Brasile e che poi non è passata. Queste nazioni sono decise ad abbandonare progressivamente la dipendenza dai carboni fossili senza aspettare il resto del mondo. Un accordo politico, seppure non ancora formale, per superare lo stallo e che verrà ratificato in uno specifico incontro ad aprile 2026 a Santa Marta, in Colombia, tra questo gruppo di Paesi “volonterosi e ambiziosi”.

Purtroppo tra loro è assente l’Italia, che ormai fa parte a tutti gli effetti del blocco di chi sta cercando di rallentare tutti gli accordi sul clima che vanno a toccare gli interessi dei petrolieri e delle lobbies ad essi collegati.

Infine, ci si è dati appuntamento nel 2026 alla prossima COP31 ad Antalia, in Turchia, con un’inedita co-presidenza tra il Paese ospitante e l’Australia e con qualche punto di domanda sulla libera partecipazione, vista la progressiva svolta autoritaria del governo Erdogàn.

 

Bene, sei arrivato fino alle fine: significa che ami la Natura, proprio come noi.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
  • argomenti
  • cambiamenti climatici

Potrebbe interessarti:

Estinzioni: più a rischio gli animali troppo piccoli e troppo grandi

Estinzioni: più a rischio gli animali troppo piccoli e troppo grandi

COP30 sul clima: quali aspettative?

COP30 sul clima: quali aspettative?

Nel mare troppo sfruttato, cambia la qualità del pesce

Nel mare troppo sfruttato, cambia la qualità del pesce

  • vai
La Rivista della Natura
Sezioni
  • Natura
  • Uomo e pianeta
  • Scienza
  • Cultura
  • Eco Lifestyle
  • Viaggi e outdoor
  • Fotografia
  • Natura TV
  • Autori
Contatti
  • Redazione
  • Pubblicità
  • Publiredazionali
  • Abbonamenti
  • Diventa autore
Seguici
  • Facebook
  • Youtube
  • Vimeo
  • Instagram

© 2014 – 2026 Edinat - Edizioni di Natura - Milano · P.I./C.F. 02938530132

  • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
Gestisci Consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}