L’emergenza sanitaria che ha colpito il Paese sembra lasciare poco spazio alla contemplazione della natura. Il bello lascia il posto al necessario, e tutto ciò che non è strettamente indispensabile sembra perdere di significato. Eppure, molti hanno deciso di rivolgere l’attenzione verso quelli che sembrano i “lati positivi” di questa situazione. Tra questi, il fatto che Coronavirus ti fa riscoprire gli animali in città.
La giungla urbana
A causa del drastico rallentamento delle attività produttive, le concentrazioni di inquinanti nell’ambiente sono calate notevolmente, anche in aree fortemente impattate dal fenomeno. Un dato oggettivo, sicuramente meritevole di considerazione, ma non sorprendente se pensiamo che l’inquinamento ambientale, molto spesso, è strettamente connesso alle attività antropiche e che il rallentamento di queste ultime, almeno per l’ambiente, può portare numerosi vantaggi.
Parallelamente a questo sembra che le città, nel giro di poche settimane, si siano trasformate in giungle urbane, invase da ogni sorta di animale selvatico, in grado di rievocare fantascientifici scenari di hollywodiana memoria.
Ci si accorge di colpo che nelle lagune ci sono i pesci, nei prati le lepri, e nei cieli gli uccelli. Esattamente come è sempre stato. Il fenomeno dell’inurbamento della fauna selvatica, infatti, è stato ampiamente studiato e documentato, ben prima della pandemia che ci ha costretto in casa. Molte specie selvatiche trovano nei nostri centri abitati cibo in abbondanza, calore e rifugio.
Solo per citare alcuni esempi basta pensare ai dormitori di gufi nei cimiteri, alle “invasioni di storni” nei viali alberati, ai cinghiali e alle volpi che frugano nell’immondizia, o ai falchi pellegrini che cacciano piccioni sopra passanti distratti in pieno centro.

Un gheppio sul tetto
Ma la vera scoperta siamo noi stessi
Ma allora per quale motivo queste scene di ordinaria natura, oggi ci sembrano così straordinarie? Probabilmente non eravamo capaci di vederle, tanta era la fretta di raggiungere il luogo di lavoro, o il supermercato, o la nostra stessa abitazione. Per poi metterci comodi su un divano e, magari, guardare documentari su una natura apparentemente lontanissima da noi.
In questo tragico momento della nostra storia abbiamo quasi annullato il rumore di fondo che ci distraeva. Abbiamo fermato le perturbazioni della quiete. Abbiamo rallentato i nostri ritmi. Così facendo, ci siamo accorti che le nostre città, sono molto più wild di quanto credevamo fino a poco tempo fa. Molte specie preferivano attivarsi durante le ore notturne meno trafficate, ma sono sempre state a poca distanza da noi. Il blocco del traffico non ha fatto altro che renderle meno elusive. Altre specie ancora non si sono mai nascoste, semplicemente non abbiamo avuto l’accortezza di osservarle.
La vera scoperta riguarda quindi noi stessi. Lo spettacolo oltre i nostri vetri non si è mai fermato. Eravamo noi spettatori a viaggiare troppo veloci. Se riuscissimo a fare tesoro di questa esperienza, augurandoci che non si verifichi più un simile dramma, in un futuro prossimo potremmo riscoprire lo stupore dell’incontro con i selvatici poco oltre la soglia delle nostre abitazioni e, magari, vivere la quotidianità con minor frenesia e più curiosità.
Per approfondimenti:
La fauna urbana di Roma – Conservazione, tutela e gestione di Stefano Cannata/Bruno Cignini
Biodiversità animale in ambiente urbano di Elisabetta de Carli
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