In Italia ogni anno migliaia di animali vengono uccisi, feriti, catturati o trafficati illegalmente. Tutta la natura è sotto attacco: a essere colpite non sono solo le specie animali, ma anche piante e fiori selvatici, spesso oggetto di prelievi e commerci illeciti.
Per fermare questa emergenza, il WWF ha lanciato la petizione Stop Crimini di Natura, chiedendo al Governo l’adozione immediata di un Piano Nazionale contro i crimini di natura.
L’Italia è, infatti, tra i Paesi europei con il più elevato livello di biodiversità, sia terrestre sia marina, un patrimonio naturale, ricco per varietà di specie e habitat, esposto a minacce crescenti, tra cui proprio i crimini contro la fauna e la flora selvatiche, come mostra la mappa delle specie colpite dai crimini di natura.
Tra le fattispecie più gravi di crimini di natura rientra il bracconaggio, una delle principali minacce per la sopravvivenza di numerose specie rare.
La particolare posizione geografica della penisola, al centro di importanti rotte commerciali, rende inoltre l’Italia uno snodo privilegiato anche per traffici illegali di specie protette.
Crimini di natura: un affare di Stato
Il settore della tutela della natura soffre da anni la mancanza di investimenti adeguati. Con la petizione “Stop Crimini di Natura”, il WWF chiede allo Stato di adottare un Piano Nazionale strutturato, che preveda una serie di impegni:
- potenziamento dei controlli sul territorio;
- rafforzamento dei reparti specializzati delle forze dell’ordine;
- sostegno concreto ai CRAS, primo presidio per la cura degli animali vittime di illegalità;
- sanzioni più efficaci e realmente dissuasive;
- maggiore coordinamento tra Procure, Ministeri, Regioni e associazioni;
- una mappatura ufficiale nazionale dei crimini, basata anche sui dati dei CRAS.
«Ogni rapace abbattuto, ogni lupo avvelenato, ogni pianta sottratta illegalmente rappresenta un danno per tutti: perdiamo biodiversità, sicurezza, salute e servizi ecosistemici essenziali» dichiara Isabella Pratesi, Direttrice Conservazione WWF Italia.
Scarica qui il Report del WWF “Crimini di Natura – Una minaccia alla biodiversità, al clima e alle comunità”.
Le specie più colpite
Le specie maggiormente soggette a bracconaggio o commercio illegale in Italia includono uccelli di piccole e medie dimensioni (fringuelli, cardellini, pispole, tordi, quaglie e uccelli acquatici), fino ai grandi volatori come i rapaci e le cicogne.
Tra i mammiferi il bracconaggio interessa principalmente specie come i lupi ma anche cervi e cinghiali, questi ultimi spesso cacciati in aree vietate o con mezzi non consentiti.
Anche la flora non è risparmiata: le orchidee selvatiche, le piante officinali come la genziana possono essere vittime del “bracconaggio botanico”.
In mare specie come il corallo rosso, i datteri di mare, i cetrioli di mare, i ricci di mare sono le principali specie vittime di bracconaggio marino, mentre specie come la verdesca sono spesso coinvolte in casi di frode alimentare.
Infine, questi crimini colpiscono anche molte specie di acqua dolce, oltre a rettili e anfibi.
Un fenomeno nascosto
In Italia i crimini contro la fauna e la flora selvatica restano in larga parte sommersi: fucilate, avvelenamenti, trappole, furto di uova e pulcini, uso di richiami elettronici, traffici illegali, pesca non autorizzata.
I Centri di Recupero Animali Selvatici (CRAS), gestiti dal WWF e da altre associazioni, registrano ogni anno un numero crescente di animali feriti o uccisi.
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