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Mondo
L'AVVENTURA DI UN AVVOCATO SUGLI OTTOMILA – 1

Da Milano alla conquista del Nanga Parbat

Da Milano alla conquista del Nanga Parbat
A settembre 2018 Mattia ha scalato il Manaslu (8.163 m), ottava vetta più alta del mondo, in stile alpino e senza ossigeno. © Mattia Conte

Pietro Greppi Pietro Greppi 20 Giu 2019

Premessa

Ricevo una telefonata dall’amico Maurizio Brera: “Devo presentarti una persona che tenterà un’impresa straordinaria… è un avvocato che scalerà gli 8.000 senza ossigeno…le eventuali sponsorizzazioni andranno a una Onlus che segue i bambini……..legata all’Ospedale Gaslini di Genova…”

Non sono un appassionato di scalate, non ho molto a che fare con avvocati, ma il tasto bambini-del Gaslini fa subito presa su di noi e così nel giro di due giorni organizziamo un incontro presso la sede de La Rivista della Natura e, attorno a un tavolo in giardino, conosciamo l’Avvocato Mattia Conte.

Mattia, grande entusiasmo che sprizza da tutti i pori, un largo sorriso e un paio di occhi azzurro ghiaccio di quelli che ridono, mi ha ricordato Giovanni Soldini quando più di 30 anni fa si presentò a Il Giornale della Vela (dove lavoravo) proponendoci di scrivere un articolo su di lui con l’obiettivo di farsi conoscere e raccontare i suoi obiettivi transoceanici: pubblicammo un bell’articolo e trovò la prima sponsorizzazione.

Il parallelo è azzeccato fino a un certo punto perché Soldini, allora poco più che ventenne, si dedicava anima e corpo alla vela con l’obiettivo di farne una professione. Mattia, invece, la professione ce l’ha già ma decide, di punto in bianco, di cambiare vita a 50 anni affrontando un’impresa straordinaria.

Il faticoso avanzare senza l’aiuto dell’ossigeno durante l’avvicinamento alla parete finale del Manaslu. © Mattia Conte

Sono bastati pochi minuti per convincerci ad appoggiare senza il minimo indugio l’impresa un po’ folle di un avvocato super-sportivo, tutto barba, baffi, muscoli e simpatia, che racconta la sua vita a ruota libera.

Un’ora vola, mentre domande e risposte si alternano a ritmo incalzante. Scopriamo che ha due figli, che gli piace la velocità (corre con la moto in pista) ma in città gira con un quadriciclo elettrico, che ama il mare (ha doppiato due volte Capo Horn) e adora lo sci, che l’avvocatura l’ha messa da parte già da qualche tempo e che si occupa di alloggi a Milano. Scopriamo anche che ha già fatto un 8000 da solo e senza ossigeno (Manaslu) e che per la prossima impresa si allena a intervalli di due ore svegliandosi di notte, che analizza con meticolosità e logica tutti gli aspetti legati al cibo e al meteo, fondamentali in alta quota, che è mezzo francese, che…

Nel frattempo ci siamo rivisti, è volato in Pakistan, e con il telefono satellitare ci ha chiamato dal campo base del Nanga Parbat, uno degli 8.000 più proibitivi al mondo. In queste ore è in cammino sulla montagna sacra.

Desideravo introdurre Mattia Conte (in questo periodo, dice, mancava un altro Conte, dopo il Ministro del Consiglio e il nuovo allenatore dell’Inter), ora seguiranno una serie di articoli curati da Luca Serafini, giornalista professionista, infatuato come noi dalla incredibile storia dell’avvocato milanese che va sugli 8.000.

 

La telefonata di Mattia

Mattia e Sergi Mingote (il forte alpinista catalano, tra i migliori al mondo, a cui il nostro Avvocato si sta affiancando nella sua impresa, ndr), dopo un cambio di programma, sono attualmente impegnati nella salita fino al Campo 3 della via normale (Kinshofer) del Nanga Parbat, versante Diamir (tre giorni il tempo previsto), in Pakistan. I due si sono uniti alla spedizione di Muhammad Ali Sadpara, l’alpinista pachistano con il quale Sergi aveva scalato in precedenza il Lhotse.

Dice Sergi: «Con Ali ho una buona sintonia; intendiamo la montagna e la rispettiamo allo stesso modo e ho pensato che per me sia una buona opzione tentare un altro Ottomila prima degli altri due (Gasherbrum I e Gasherbrum II, ndr). È una montagna che mi ha sempre attratto molto a causa della sua storia, delle sue difficoltà e delle sue irregolarità. 4.000 metri di parete, dalla base alla vetta, cosa che non si trova su nessun altro ottomila».

Una fatica in più, non prevista, per Mattia che ci racconta al telefono satellitare: «Sono un po’ stanco, perché per arrivare al Campo Base abbiamo fatto 24 ore di macchina no-stop, poi abbiamo due giorni di trekking da 15 chilometri l’uno. Ho capito perché il Nanga Parbat è considerata tra gli 8.000 la più difficile dopo il K2. Sono devastato. Un po’ di riposo e poi pronti per la parte più difficile: da Campo 1 (4.600 m) a Campo 2 (5.990 m) ».

 

Il mare di ghiaccio. © Mattia Conte

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
  • argomenti
  • un avvocato sugli ottomila

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