Si dice Finale Ligure e si pensa solo a spiagge-sole-bagni marini. Sbagliato, questa straordinaria località ligure sa regalare emozioni per tutti anche, e soprattutto, nelle altre stagioni grazie ai chilometri di piste perfette per le biciclette e a sentieri panoramici per chi ama camminare, passando per gastronomia e servizi attivi anche in pieno inverno.
Scegliamo di percorrere l’affascinante Sentiero del Pellegrino, attraverso una natura mediterranea a volte domestica, come i terrazzamenti di ulivi, a tratti selvaggia con fitti boschi di pini, andando alla scoperta di torri stregate, panorami grandiosi, spiagge di pescatori, grotte preistoriche e chiesette nascoste. Un’escursione alla portata di quasi tutti, anche grazie alla possibilità di effettuare il ritorno con i mezzi pubblici, cosa che permette di soffermarsi alle numerose attrattive oltre che avere il tempo di visitare due meravigliosi borghi della Liguria, gustare una birra artigianale fresca, assaporare manicaretti gustosi come le acciughe fritte…
Partiamo dunque da Varigotti (5 m/slm), estrema frazione orientale del comune di Finale Ligure, dopo aver divagato tra le stradine pedonali del borgo saraceno e la spiaggia caratterizzata dalle case squadrate e colorate affacciate direttamente verso il mare, “perdendoci” tra colori e profumi delle ricche fioriture.
Tornati poi sulla via Aurelia seguiamo semplicemente il cartello “chiesa di San Lorenzo” che in salita ci porta all’inizio ufficiale del Sentiero del Pellegrino.
- Sentiero del Pellegrino – San Lorenzo. © F. Voglino/A. Porporato
- Sentiero del Pellegrino – San Lorenzo. © F. Voglino/A. Porporato
Il primo tratto è a scalini, poi diventa una selciata e sentiero mentre la vista si allarga in direzione della torre Saracena che sorge su punta Crena, e sulla sottostante baia dei Saraceni dalle acque azzurre. Vari pannelli che narrano la storia del luogo ci accompagnano nella salita tra le coltivazioni di ulivi, mentre appare alla vista anche la chiesa di San Lorenzo del XI-XII sec. che raggiungiamo con una breve deviazione verso destra.
Dalla terrazza dell’edificio sacro (40 m/slm) si apre un superbo colpo d’occhio verso la torre di punta Crena, e sulle onde che si frangono nella sottostante limpida baia dei Saraceni.
Riprendiamo ora la salita lungo il sentiero principale seguendo, ai bivi privi di cartello, la “X” rossa dipinta sulle pietre arrivando in pochi passi al curioso Mausoleo Cerisola, una sorta di memoriale in cui sono riportati i salvataggi in mare effettuati da Giuseppe Cerisola (1914-2006), un finalese vissuto parecchi anni in Australia e che, tornato in patria, si è dedicato a questa sorta di arte naif.
Il sentiero procede con a sali-e-scendi, sempre panoramico sugli azzurri del cielo e del mare che si sfiorano. Un’ulteriore deviazione ci porta verso destra fino ad un panoramico punto di vista sospeso sul mare, con Capo Noli a sinistra e Punta Crena a destra, tra alberi ritorti e sospesi che ispirano composizioni haiku per i più poetici.
Ripreso il cammino passiamo poco a monte della cupa torre delle Streghe e raggiunta una sterrata arriviamo anche ai resti di alcune postazioni militari e al cancello del Semaforo di capo Noli (non accessibile), toccando la quota più elevata (255 m/slm).
La sterrata ci fa ora andare in discesa e seguiamo i cartelli “Grotta dei Falsari”, così da abbandonarla sulla destra, all’altezza di un tornante (140 m/slm), per un sentiero in discesa a tratti ripido che ci porta ad una parete rocciosa (50 m/slm). Calandoci in un buco (nessuna difficoltà o pericolo) eccoci dentro la Grotta dei Falsari, un’ampia cavità affacciata direttamente sull’acqua dai riflessi verde azzurri. Un luogo iconico e suggestivo che da solo meriterebbe l’escursione!
Ripresa la sterrata, continuiamo in discesa passando accanto all’Eremo del Capitano, un edificio purtroppo decadente ma da cui si può osservare la parete rocciosa in cui si può intuire la grotta appena lasciata, e a seguire i resti della chiesa di Santa Margherita dal bel abside romanico e la vista in direzione di Noli.
La discesa prosegue costante e ignoriamo un’evidente traccia che scende verso destra per proseguire a sinistra in discesa più graduale (1 inserito in un cerchio, e Noli con freccia), superiamo i resti della chiesa di San Lazzaro del X secolo e del suo Lazzaretto utilizzato durante la peste del XVI secolo, ammiriamo alcuni tronchi in cui sono state scolpite buffe facce un po’ minacciose e siamo quasi alla meta: arriviamo a Noli in via XXV Aprile, per poi scendere sulla passeggiata mare e raggiungere così piacevolmente il centro storico racchiuso dalle mura, mentre i resti del castello quattrocentesco vegliano dall’alto del Monte Ursino. Un luogo in cui vagare a caso, lasciandosi ispirare dal momento andando anche alla ricerca delle colorate barchette dei pescatori.
Note
Dati sola andata
Lunghezza: 7 km
Dislivello: 350 m
Tempo al netto delle soste: 2 h 30 min
Il ritorno può avvenire a piedi sulla medesima via dell’andata, oppure utilizzando i numerosi bus di linea (linea 40barr, ogni mezz’ora, biglietto acquistabile anche con sms, www.tpllinea.it).
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