L’elefante africano delle foreste (Loxodonta cyclotis) è stato inserito nel 2021 nella Lista Rossa dell’IUCN come specie in “pericolo critico” e l’elefante africano delle savane (Loxodonta africana) come specie in “pericolo”.
Analogamente gli elefanti asiatici, che un tempo si aggiravano in gran parte dell’Asia, ora sono confinati in appena il 15% del loro areale originario, in una serie di popolazioni frammentate e isolate nel Sud e Sudest asiatico. Oggi sono rimasti meno di 52.000 elefanti asiatici in libertà e la specie è inserita come in “pericolo” nella Lista Rossa della IUCN.
Le sfide che devono affrontare gli elefanti asiatici
Gli elefanti asiatici non sono grandi come i loro cugini africani e hanno orecchie proporzionalmente più piccole. Sono generalmente di colore grigio scuro o marrone, spesso con macchie rosa o gialle sulla parte anteriore della testa, sulle orecchie e sulla proboscide.
Per gli elefanti asiatici, vivere in alcune delle zone più densamente popolate del mondo ha comportato delle sfide: il numero di elefanti asiatici si è all’incirca dimezzato nelle ultime tre generazioni. L’elefante asiatico ha perso gran parte del suo habitat ottimale: un terreno pianeggiante facilmente percorribile.
Questa perdita di habitat ha anche delle conseguenze genetiche negative sulla popolazione di elefanti asiatici. Un team multidisciplinare di ecologi, conservazionisti e scienziati ha, infatti, pubblicato sulla rivista internazionale Conservation un documento intitolato “Fencing Can Alter Gene Flow of Asian Elephant Populations within Protected Areas” (Le recinzioni possono alterare il flusso genico delle popolazioni di elefanti asiatici all’interno delle aree protette).
«La catena montuosa dei Gati occidentali corre da nord a sud lungo la costa occidentale dell’India e separa le popolazioni di elefanti del nord da quelle del sud, interrotta solo dal passo Palakkad Gap che è un passaggio relativamente piatto e facilmente percorribile dagli elefanti. Tuttavia, gli insediamenti umani e le coltivazioni negli ultimi hanno ostacolato gli spostamenti degli elefanti, tenendoli confinati nelle aree collinari.
Priya Davidar, biologo e uno degli autori del lavoro, spiega così le conseguenze: «In questi habitat non ottimali, le possibilità di sopravvivenza degli elefanti sono più basse a causa del terreno pericoloso per animali di queste dimensioni. Il nostro studio dimostra che quando vengono erette delle barriere, il loro movimento viene bloccato e il flusso genico ridotto. Ciò potrebbe in ultima analisi portare a un aumento del rischio di estinzione di questa specie». Infatti se gli spostamenti sono limitati e il flusso genico ridotto, c’è una maggiore consanguineità e una bassa diversità genetica, che aumenta le probabilità di malattie e riduce i tassi di fertilità.

Gli elefanti africani hanno bisogno di centinaia di litri d’acqua al giorno per sopravvivere.
Un nuovo nemico per gli elefanti africani: la siccità
Dopo le conseguenze della colonizzazione europea, del bracconaggio e della perdita di habitat, gli elefanti africani devono ora affrontare un’altra grave minaccia. I cambiamenti climatici stanno causando siccità più lunghe e più gravi in gran parte dell’Africa. Per la loro particolare fisiologia, gli elefanti africani hanno bisogno di centinaia di litri d’acqua al giorno per sopravvivere.
Se la situazione non cambia, l’Africa e il mondo intero potrebbero perdere una delle sue specie animali più iconiche. La siccità riduce anche la disponibilità di cibo, facendo morire di fame gli elefanti. Può anche significare che i giovani elefanti muoiono o non si sviluppano correttamente, perché le madri assetate producono meno latte.
Un intervento di gestione di questa situazione critica consiste nella creazione di fonti d’acqua artificiali con l’uso di tubi, pozzi e pompe.
Ma questa misura può creare problemi: a volte, si creano conflitti con le popolazioni locali per la fornitura di acqua; inoltre, un gran numero di elefanti che si riunisce intorno alla poca acqua disponibile può danneggiare in modo permanente l’ambiente locale e ridurre la disponibilità di cibo per altri animali.
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