Sarà perché è una specie con altissime capacità di sopravvivenza anche in condizioni avverse. Sarà pure perché, trattandosi di un superpredatore, pone innegabili questioni di convivenza con alcune attività umane. Fatto sta che la paura del lupo è tornata a diffondersi.
In Norvegia, Svezia e Svizzera, dove la popolazione sembra tutto sommato ancora contenuta, hanno deciso di limitarne l’espansione con gli abbattimenti. Anche negli USA, dopo che la presenza sulle Montagne Rocciose settentrionali è cresciuta sensibilmente, diversi Stati hanno legalizzato o ampliato la caccia.
In Italia cresce la preoccupazione e sarebbe ingiusto, oltre che sbagliato, non prenderne atto. Secondo le stime dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sul territorio nazionale vivono circa 3.400 esemplari. Pochi? Tanti? Dipende dal criterio che si adotta per esprimere un giudizio al riguardo.
Il lupo divide. Anche attorno agli eventi predatori non mancano le polemiche. Secondo alcuni sarebbero molti più numerosi di quelli accertati, secondo altri una larga parte, almeno la metà, sono da attribuire a cani selvatici.
Le vicende di questo animale meriterebbero di essere traguardate anche per gli insegnamenti che ci offrono. Innanzitutto, quando ci accostiamo al lupo, dovremmo abbandonare i pregiudizi imposti e ogni forma di manicheismo. Invece il suo essere interprete assoluto di quella selvaticità che ci spaventa, perché contrappone la natura alla civiltà, fa sì che diventi sempre e comunque malvagio.
Il lupo è brado e indomabile. La cattività che gli viene attribuita da sempre lo ha reso uno strumento perfetto per spaventare i bambini. E non basta sostituire la formula “crepi il lupo” con “viva il lupo”, peraltro enunciata spesso in città ma molto meno in ambienti rurali, per scacciare un millenario timore.
Andiamo a leggere o rileggere Elogio de lupo dello scrittore spagnolo Rafael Sánchez Ferlosio. Contiene tre racconti brevi: Denti, polvere da sparo, febbraio, Sulle origini del cane e Il recidivo. Sotto quest’ultimo titolo si dipana la straziante favola di un vecchio lupo, sdentato, canuto, rinsecchito, malato. È pronto a morire e vuole andare in cielo. Ma una volta giunto alle porte della Vetta Eterna è rimandato indietro perché giudicato un assassino. Torna allora sulla Terra e invece di sgozzare pecore e agnelli inizia a girovagare attorno a paesi e cascinali per rubacchiare qualche provvista. Quando con grande fatica risale fino all’ingresso del Paradiso è respinto perché saccheggiatore di dispense. Afflitto, l’animale scende di nuovo fra il mondo terreno dove trascorre altri anni brucando con le gengive. Quando crede che sia giunta anche “per lui l’ora di reclinare finalmente il capo in grembo al Creatore” è ricacciato per la terza volta. Non perché assassino o ladro, ma in quanto lupo.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





