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stai leggendo È ora di completare l’istituzione dei tre parchi nazionali siciliani: il caso delle isole Eolie
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È ora di completare l’istituzione dei tre parchi nazionali siciliani: il caso delle isole Eolie

È ora di completare l’istituzione dei tre parchi nazionali siciliani: il caso delle isole Eolie
Isola di Stromboli

Andrea Di Piazza Andrea Di Piazza 30 Gen 2020

Per diversi anni la Sicilia è rimasta una delle poche regioni d’Italia a non avere sul proprio territorio dei Parchi Nazionali. Pur vantando emergenze ambientali di estremo valore, si pensi per esempio ai vulcani delle Eolie, alle faggete dei Nebrodi o all’Etna, il patrimonio naturale dell’isola è sempre rimasto tutelato da una frammentata rete di riserve naturali regionali o di aree protette di rango inferiore.

Da almeno 13 anni però, ovvero dalla legge n. 222/2007, in Sicilia era stata prevista l’istituzione di ben 4 Parchi Nazionali: Isole Egadi e Litorale Trapanese, Isole Eolie, Monti Iblei e Pantelleria. Di questi soltanto l’ultimo parco è stato istituito ovvero quello dell’isola di Pantelleria, nel 2016, grazie ad un tempestivo decreto del Presidente della Repubblica emanato a seguito del disastroso incendio che ha distrutto parte del patrimonio forestale pantesco.

La seconda area protetta di rilevanza nazionale dovrebbe essere il Parco Nazionale dei Monti Iblei, la cui istituzione, almeno fino ad un anno fa, sembrava vicina. Oggi invece si attende ancora l’esito del dibattito degli amministratori locali sull’annosa questione della perimetrazione del parco: litigano tre Province e svariati Comuni.

Tutto invece ancora tace per quanto riguarda il Parco Nazionale delle Egadi e del Litorale Trapanese e, soprattutto, per quello delle Eolie.

Tra paure e firme raccolte: l’obiettivo è bloccare i parchi

Se nel settore occidentale della Sicilia tutto tace per quanto riguarda l’iter istitutivo del parco che dovrebbe tutelare le Egadi ed il litorale trapanese, l’argomento “parco nazionale Isole Eolie” ha fatto scaturire un acceso dibattito nell’arcipelago che formalmente sta bloccando qualsiasi iniziativa concreta in merito.

A valle dell’emendamento alla Finanziaria 2008 contenente le indicazioni per l’istituzione dei quattro parchi nazionali siciliani, l’allora Sindaco di Lipari Mariano Bruno si era espresso con questi toni per salutare l’iniziativa: «Lo dico a chiare lettere – si legge sulla rivista eoliana Lipari.biz – non vogliamo divenire i pastorelli del bel presepe delle Eolie ma vogliamo costruire d’intesa con le altre istituzioni interessate uno sviluppo che non può essere ‘vincolato’ solo da vincoli”.

Sulla stessa scia le iniziative dell’Associazione “La Voce Eoliana” che, nel maggio del 2010, hanno avviato una raccolta firme, coinvolgendo 4.055 residenti, per esprimere le proprie perplessità sull’istituzione del parco nazionale delle Eolie. Secondo gli associati ed i quattromila residenti, il Parco porterebbe benefici ambientali ed economici minimi rispetto agli oneri ingenti dei vincoli cui la comunità sarebbe sottoposta (sic!).

Il 12 luglio del 2010 il Comune di Lipari ha così votato ufficialmente contro l’istituzione del parco nazionale; una perdita di tempo, visto che la stessa è prevista da una legge nazionale e pertanto, come ha anche giustamente ribadito l’allora Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, la sua istituzione andava attuata.

Sulla scia dell’entusiasmo del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della norma che ha di fatto individuato i nuovi parchi siciliani, Stefania Prestigiacomo ha sollecitato degli incontri esplorativi per definire la perimetrazione del parco ed avviare la stesura del decreto istitutivo nel settembre 2010.

A margine della riunione, a cui erano presenti enti locali, associazioni ambientaliste e culturali, il gruppo di lavoro si era dato tempo un mese per concludere le consultazioni utili alla stesura dei documenti e a definire le risorse finanziarie utili alla creazione del parco nazionale. Da allora tutto tace.

Ma quali sono le paure degli eoliani, cui la politica locale ha offerto ampia sponda, che hanno formalmente congelato l’iter istitutivo? Sicuramente i possibili vincoli legati all’edilizia, principale attività economica dell’arcipelago, ma anche ad attività minori come la caccia o la raccolta dei funghi. Tutte paure infondate, considerando innanzitutto i benefici derivati dall’istituzione di aree protette similari in altre parti d’Italia e visto che il perimetro individuato coinciderebbe grosso modo con quello delle già esistenti riserve naturali terrestri.

Eolie da salvare

Le isole Eolie sono probabilmente uno dei luoghi più belli del Mediterraneo e, a riprova di ciò, nel 2000 l’UNESCO le ha inserite nel proprio elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità. Un riconoscimento ambito e difficile che ha certamente contribuito ad amplificare la notorietà internazionale dell’arcipelago, con un notevole incremento dei visitatori.

Uno status che, però, va mantenuto rispettando determinati protocolli imposti dall’Organizzazione, pena l’esclusione dalla lista: un rischio che si è già corso in passato, quando era ancora in attività la cava di pomice di Lipari, e che incombe tutt’oggi con il crescente e incontrollato abusivismo che sta distruggendo il delicato e magnifico paesaggio eoliano. Il Parco sarebbe chiaramente un forte deterrente per queste pratiche illegali ancora oggi purtroppo ampiamente diffuse e consentirebbe l’edificazione di nuovi manufatti soltanto in aree non vincolate e dunque secondo la legge.

Gran parte del territorio eoliano è inoltre interessato da sistemi agricoli a terrazza i cui muretti a secco stanno lentamente crollando, dopo decenni di abbandono. Si tratta di un patrimonio materiale di grande valore per la cui salvaguardia, certamente, piccole municipalità e privati non hanno risorse a sufficienza.

Un grande ente, un parco nazionale appunto, potrebbe subentrare supplendo alla mancata manutenzione spesso dovuta all’abbandono da parte dei proprietari e agendo a pieno titolo in aree demaniali. Per non parlare poi dei pescatori professionisti: il parco nazionale potrebbe riservare il diritto esclusivo di pesca ai residenti, scoraggiando la pesca illegale e supportando le tradizionali nel rispetto dell’ambiente e della professione.

Il turismo “sostenibile” verrebbe incrementato e l’effetto sarebbe una destagionalizzazione dello stesso: non soltanto i visitatori mordi-e-fuggi del weekend che sfruttano le Eolie da giugno ad agosto, ma presenze spalmate in tutto l’arco dell’anno ed anche in isole che non sono considerate normalmente come meta “vip”.

La presenza dei parchi inoltre incentiva la formazione e l’educazione ai temi ambientali della cittadinanza, grazie ai numerosi progetti avviati con il sistema scolastico locale. Un fattore che potrebbe mitigare le demagogiche preoccupazioni dei residenti, tutt’ora ancorate a logiche ancestrali, anti-ambientali e al limite della legalità.

Le Eolie e le Egadi come l’Arcipelago Toscano

Ci sono esempi, in Italia, cui le amministrazioni eoliane e della Sicilia occidentale dovrebbero guardare per trarne esempio e giovamento. Uno di questi è quello dell’Arcipelago Toscano che, dal luglio del 1996, con una superficie di 17.694 ettari a terra e 61.474 ettari a mare è il più grande parco nazionale misto terrestre e marino d’Europa.

Il confronto tra le Eolie e questo parco è contenuto in un’interessante tesi di laurea in Turismo e Sostenibilità realizzata da Mariapaola Feminò presso l’Ateneo di Tor Vergata sotto la guida di Alfonso Pecoraro Scanio, docente di Progettazione e gestione dei sistemi turistici presso la stessa Università ed ex Ministro dell’Ambiente.

Tra gli enormi benefici apportati dall’istituzione dell’area protetta vi sono gli importanti interventi di manutenzione dei sentieri che hanno portato allo sviluppo di una rete escursionistica di 195 km, l’installazione di un sistema di videosorveglianza per controllare gli illeciti ambientali ed i flussi turistici delle aree ad elevata criticità.

Ma anche i progetti di promozione dell’ecoturismo, delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile come quello finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE+ELBA e coordinato dall’Autorità Portuale di Piombino e dell’Elba, che ha supportato l’impiego di mezzi elettrici o a basso impatto ambientale, consentendo di risparmiare annualmente oltre 90 tonnellate di CO2.

Relativamente al turismo sostenibile l’Ente Parco, in collaborazione con l’Associazione Albergatori Isola d’Elba, Legambiente e le aziende turistiche locali, ha poi avviato nel 2003 il progetto “Eco Alberghi e sviluppo dell’Ecoturismo” in cui 22 strutture alberghiere dell’Elba sono tenute a rispettare standard ecologici di alta qualità tra cui risparmio energetico, risparmio idrico e gestione sostenibile dei rifiuti.

Proprio quello dell’Arcipelago Toscano è un esempio cui le Eolie dovrebbero guardare, una realtà che ha tradotto i vincoli in corsie preferenziali per promuovere interventi di miglioramento e valorizzazione del territorio, attivando progetti e beneficiando di finanziamenti che soltanto una gestione omogenea, come quella di un Ente Parco, può prevedere.

Esattamente tutto quello che le amministrazioni eoliane non sono riuscite a fare per decenni e per garantire l’integrità di un ambiente naturale unico, considerato, si spera ancora a lungo, “Patrimonio dell’Umanità”.

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