Di Expo Milano 2015 e delle sue contraddizioni ho già parlato in altri post. Due miliardi spesi per una fiera delle vanità con pochi, pochissimi contenuti. Presenze ingombranti, assenze gravi, atmosfera da luna park. I visitatori si aggirano con il naso in su, pronti a perdersi tra la spettacolarità degli allestimenti e a scambiare l’impeto degli architetti per il punto focale dell’esposizione.
In mezzo a tante e inappropriate esibizioni muscolari fa da contrappunto il Padiglione della Svizzera. Qualcuno l’ha definito il più brutto. Fra questi anche Mario Botta. Sì, proprio lui, l’architetto che ha disseminato il Canton Ticino e parte dell’Italia di edifici brutti e inospitali, simili a corpi estranei al tessuto urbano. Sarà anche per questo che mi sono avvicinato con un moto di simpatia allo spazio riservato alla Confederazione elvetica.
Si tratta di una struttura semplice e geniale, divisa su quattro torri per altrettanti generi alimentari, caffè, mele (a rondelle essiccate), sale e acqua, a cui si può attingere gratuitamente per tutta la durata di Expo. La particolarità sta nel fatto che le torri non vengono rifornite. Inoltre, di volta in volta che le scatole contenenti il cibo sono svuotate, il pavimento del padiglione si abbassa in modo che i visitatori possano rendersi conto del livello di consumo da loro stessi compiuto. All’esterno campeggia una domanda: “Ce n’è per tutti?”.
Anche il Padiglione svizzero convive con forti contrasti, fra gli sponsor c’è una multinazionale del calibro di Nestlè, tuttavia è innegabile che non trova rivali altrettanto intelligenti in una Expo dove si respira odore di patatine fritte e salamelle.
I visitatori hanno capito il messaggio? “Nelle prime settimane abbiamo visto gente uscire con intere scatole di mele essiccate” mi ha raccontato una guida cortese e sorridente, che non smetteva di spiegare al pubblico: “Ciascuno può prenderne quanto vuole, ma a seconda di quanto ogni persona prenderà, potrebbe essercene per tutti oppure no”. Intanto il Padiglione è già sceso di due piani. Una volta terminata Expo, le torri saranno riutilizzate nelle città svizzere come serre urbane.
Oltre al valore etico, il Padiglione della Svizzera spicca anche per capacità organizzative: si “prenota” la visita con un biglietto gratuito che assegna un orario preciso, così si evitano code estenuanti e si può impiegare il proprio tempo per visitare altra parti dell’esposizione.
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