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stai leggendo Fauna e flora da scoprire nei Monti Nebrodi
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Natura
Animali, piante e habitat
MONTI NEBRODI/TERZA PARTE

Fauna e flora da scoprire nei Monti Nebrodi

Fauna e flora da scoprire nei Monti Nebrodi
Le Cascate della Stretta di Longi, profondo canyon creato nel corso del tempo dal fiume Milè. © F. Tomasinelli

Francesco Tomasinelli Francesco Tomasinelli 9 Set 2020

 

Leggi la prima e la seconda parte dell’itinerario nel Parco dei Nebrodi

Queste montagne sono un’isola nell’isola, perché presentano un cambio radicale di paesaggio quando si lascia la costa e ci si inoltra nel Parco dei Nebrodi. Il paesaggio alle basse quote è quello tipico della campagna del Sud, poche case tra incolti punteggiati da alberi da frutto. Poi cominciano le sughere, le querce simbolo del Mediterraneo e, infine, si giunge al Monte San Fratello. Qui si entra in un ambito diverso. Le abitazioni spariscono e i pendii digradanti diventano una distesa di rocce calcaree, punteggiate dai cespugli variopinti dell’euforbia arborea.

5 specie da osservare nel Parco dei Nebrodi

Aquila reale

Aquila reale

Aquila reale. © F. Tomasinelli

Con il grifone, è la dominatrice incontrastata del Parco, che ospita almeno una coppia nidificante nelle Rocche del Crasto su uno dei costoni occidentali. Gli adulti cacciano in quasi tutto il Parco dei Nebrodi, e come molti rapaci, si vedono più facilmente nelle prime ore della giornata o verso sera.

Granchio di fiume

Granchio di fiume

Granchio di fiume. © F. Tomasinelli

È uno degli invertebrati meno noti d’Italia, qui presente con una piccola popolazione nella parte più bassa del torrente Catafurco, un canyon molto ombreggiato. I granchi sono notturni ma si possono osservare anche di giorno cercando nelle piccole pozze  di acqua ferma.

Petagnaea gussonei

Petagnaea gussonei

Petagnaea gussonei. © F. Tomasinelli

A vedersi non dice molto: il suo valore sta tutto nel ruolo di super-endemismo. Vive solo nei Monti Nebrodi in poche micro-stazioni. Un buon punto sono le zone umide presso il Bosco di Mangaliviti, in particolare lungo il torrente dietro il ponticello in legno, all’inizio del sentiero.

Ophrys lacaitae

Ophrys lacaitae

Ophrys lacaitae. © F. Tomasinelli

È l’orchidea più affascinante del Parco, simile alla più nota fior di bombo ma in gran parte gialla. La si vede facilmente presso le Rocche del Crasto nelle zone erbose e riparate, da aprile ai primi di giugno. Molto localizzata, non la si trova, però, solo in Sicilia, ed è presente in tutto il centro sud.

I faggi a piramide

I faggi a piramide

I faggi a piramide. © F. Tomasinelli

Il pascolo e i forti venti hanno dato a questi giovani faggi una struttura unica, piramidale. Spesso in un’unica formazione si osservano anche piante di agrifoglio e acero. Gli individui più curiosi si trovano lungo la strada forestale che passa sul lato del Lago Biviere.

A spasso nel Bosco Mangalaviti

Probabilmente nessun’altra area dà una sintesi migliore di tutto il grande comprensorio del Parco dei Nebrodi come il Bosco di Mangalaviti, pochi ettari di foresta, intervallati da ampie radure, su un altopiano che ricade in gran parte nel comune di Longi, attorno ai mille metri di quota.

Qui, oltre ai faggi, si rinvengono splendidi esemplari di acero montano e di cerro, uno dei quali parzialmente sventrato da un fulmine ma ancora in buono stato. I prati circostanti ospitano anche singoli esemplari di agrifoglio, immersi in una grande distesa di felci e asfodeli.

I torrenti che attraversano l’area consentono la formazione di piccole zone umide, i cosiddetti margi. In primavera inoltrata qui vegetano diverse specie di orchidee molto vistose come la Orchis saccifera e la Orchis laxiflora, entrambe fortemente legate ai prati umidi, mentre le zone più ombrose ospitano la già citata Petagnaea gussonei.

Orchis laxiflora

L’Orchis laxiflora, una delle orchidee più comuni nelle zone umide del Parco. Fiorisce ai margini del bosco di Mangaliviti tra maggio e giugno. © F. Tomasinelli

Aldilà delle indiscusse qualità botaniche, il bosco è interessante perché ospita un sentiero didattico ben segnalato, a ridosso della strada che proviene da Longi. Il percorso in questione, un anello molto facile di circa due chilometri e mezzo, passa attraverso tutti gli ambienti più interessanti ed è corredato di pannelli. Si tratta di un’escursione perfetta per le scuole, per gli appassionati di botanica o per chi vuole semplicemente fare un pic nic tra i prati. In futuro verrà attrezzato anche un centro visite, nei pressi dei casolari restaurati di Case Mangalaviti.

Arrivati con gli Arabi

cavallo sanfratellano

Un giovane cavallo sanfratellano. © F. Tomasinelli

Tra le radure del parco, circondate da aceri e faggi, non è difficili incontrare maestosi cavalli dal manto scuro. Sono i sanfratellani, razza equina fortemente legata a queste terre, allevata allo stato semibrado.

Gli individui che si rinvengono nel Parco, ormai diverse migliaia, sarebbero gli ultimi discendenti dei cavalli importati dai mori o forse dai normanni. Robusti, con una struttura possente ma dal carattere docile, vengono utilizzati per il turismo equestre e come cavalli da sella e da tiro leggero. Infatti, il cavallo sanfratellano venne selezionato dagli antichi siciliani come animale da lavoro.

Di origine antichissime è anche il suino nero, altra razza autoctona siciliana, sempre allevata allo stato semibrado. Gli animali sono molto resistenti, precoci e longevi e sono caratterizzati dal manto scuro e da zampe piuttosto lunghe, che ne fanno ottimi camminatori.

Suino nero

Una scrofa di suino nero. © F. Tomasinelli

 

L’Area protetta in pratica

  • Classificazione e anno d’istituzione: Parco Regionale, 1993
  • Regione: Sicilia
  • Province: Messina, Catania, Enna
  • Comuni: Acquedolci, Alcara Li Fusi, Capizzi, Caronia, Cesarò, Floresta, Galati Mamertino, Longi, Militello Rosmarino, Mistretta, S. Agata di Militello, S. Domenica Vittoria, S. Fratello, S. Marco d’Alunzio, S. Stefano di Camastra, S. Teodoro, Tortrici, Ucria (ME); Bronte, Maniace, Randazzo (CT); Cerami, Troina (EN
  • Superficie: 85.600 ha
  • Altitudine: 220-1847 m slm
  • Ente Parco dei Nebrodi www.parcodeinebrodi.it

Come arrivare:

  • In auto, Autostrada A20 Messina-Palermo. Da qui SS 116 Capo d’Orlando – Randazzo, SS 289 Sant’Agata di Militello – Cesarò, SS 117 Santo Stefano di Camastra  Nicosia, SP 168 Caronia – Capizzi, SP 157 Rocca di Caprileone – Tortorici che attraversano il Parco in vari punti.
  • In treno, stazioni di Sant’Agata di Militello e Capo d’Orlando sulla linea Palermo – Messina.
  • Periodo adatto. La primavera è il momento d’oro per visitare i Monti Nebrodi. Anche d’estate, comunque il clima fresco consente un po’ di refrigerio nella calda estate siciliana. In autunno i colori incantevoli del bosco diventano un ottimo pretesto per la visita. D’inverno è meglio scegliere i brevi periodi con la neve, quando le montagne assumono un fascino molto diverso.

Itinerari

Il Parco è talmente esteso che la rete di percorsi è vastissima, soprattutto perché molti sono utilizzati di frequente anche per l’allevamento del bestiame. La rete stradale è limitata e la maggior parte delle vie forestali sono impraticabili senza un fuoristrada.

Qui di seguito, sono indicati gli itinerari più accessibili, vicino alle linee di comunicazione principali.

Si è già parlato del Bosco di Mangaliviti e delle Cascate del Catafurco.

Un altro tracciato irrinunciabile sono le Rocche del Crasto. Uno dei percorsi più belli risale dalle voliere dei grifoni di Alcara Li Fusi e conduce sulle creste rocciose che regalano un panorama grandioso sul mare e la valle sottostante. Il percorso è breve e piuttosto impegnativo ma consente di visitare un habitat unico, molto diverso dalle altre aree del Parco.

Un’altra popolare escursione è l’ascesa al Monte Soro, che può cominciare appena la strada che conduce alla vetta diventa sterrata. La pista passa attraverso una bella foresta di faggio e porta in circa un’ora al famoso Acerone, un favoloso esemplare di acero di monte monumentale (22 metri di altezza e 6 di circonferenza), passando prima nei pressi di una serie di ampie radure molto panoramiche. Proseguendo oltre si arriva alla vetta, che tuttavia non offre nessuna sorpresa: è coperta di antenne che già si intravedono nei pressi del grande albero.

L’itinerario più ambizioso del Parco è la Dorsale dei Nebrodi, un lungo tragitto di circa 70 km che da Mistretta, a Ovest, si spinge fino a Floresta, a Est. Il percorso interessa tutte le aree più suggestive del parco e in particolare gli ambienti montani e le zone umide, ma richiede diversi giorni (almeno 4) e un’ottima preparazione fisica. Per dormire si possono sfruttare diversi esercizi e posti tappa lungo la strada. È sempre meglio contattare prima il Parco per avere tutte le informazioni aggiornate sul tragitto.

mappa nebrodi

PUNTI DI INTERESSE NATURALISTICO

1 Lago Quattrocchi

2 Bosco della Tassita

4 Lecceta di Malopasso

5 Lago Maulazzo

6 L’Acerone – Monte Soro

7 Lago Biviere

8 Lago Trearie

11 Bosco di Mangalaviti

12 Cascata del Catafurco

13 Rocche del Crasto

14 Stretta di Longi

16 Monte San Fratello

18 Lago Spartà

PUNTI DI INTERESSE STORICO-ARTISTICO

3 Villa Miraglia

9 Randazzo

10 Ducea di Nelson

15 Chiese S. Marco d’Alunzio

17 Santuario dei Tre Santi e resti di Apollonia

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  • Monti Nebrodi

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