Io voglio del ver la mia donna laudare
ed asembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella dïana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.
Verde river’ a lei rasembro a l’are,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.
Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede:
e no·lle pò apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’om pò mal pensar fin che la vede.
Non vi sono dubbi: l’innamorato vede sempre la propria donna come un’entità stupenda, che lascia senza parole. L’amante cerca in tutti i modi di rendere giustizia alla dolce creatura che illumina la sua vita, quell’essere miracoloso vicini alla quale non si possono avere pensieri malvagi o cattivi di alcun tipo (null’om pò mal pensar fin che la vede); non solo, la donna in questo caso diventa anche una testimone di fede, è talmente bella che nobilita il mio cuore e mi avvicina a Dio, tanto da convertire chi non ha la fede (e fa ‘l de nostra fé se non la crede). Noi oggi probabilmente sintetizzeremmo questo elevato concetto in un modo simile: “È talmente bella che è la prova che Dio esiste”.
Nel caso del nostro poeta, Guido Guinizzelli, è complicato scrivere un complimento alla donna amata, declamarne la bellezza senza risultare scontato o banale. Per questo ricorre alla Natura. Vuole paragonare la propria donna a qualcosa di realmente bello, realmente meraviglioso, qualcosa che tutti possano vedere e toccare e poter dire: “Vero! Lei è proprio così!”.
In particolare, nelle prime due strofe di questo sonetto proposto, il poeta paragona la donna a diversi elementi della Natura. Chiama in causa la rosa, il giglio, scomoda il firmamento con la stella del mattino e tutti gli altri astri.
Poi si ritorna sul nostro pianeta, paragonando la donna ad una verde campagna, a tutti i colori dei fiori e a tutte le cose preziose che si possono immaginare e regalare.
Insomma, sembra incredibile, ma anche se questo testo risale al xiii secolo, ci potrebbe aiutare, perché siamo certi che ancora oggi, se vogliamo far capire alla persona che amiamo quanto sia meravigliosa per noi, quanto sia bella, la Natura senz’altro giunge in nostro soccorso: lei per me è bella come i fiori più sgargianti e profumati, come le stelle luminose e come la verde campagna!
Un’ultima cosa: se con il fusto di palma (vedi la prima parte) qualcosa è andato storto, potete sempre andare sul sicuro con le stelle del cielo!
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