Originario dell’Africa subsahariana, l’Ibis sacro africano (Threskiornis aethiopicus), dal piumaggio prevalentemente bianco e la testa e il becco neri, è una specie invasiva emblematica, che si è diffuso in Europa attraverso fughe dalla cattività e ha stabilito popolazioni selvatiche in diverse regioni. È inserito nell’Elenco delle “Specie Esotiche Invasive” di rilevanza unionale dell’UE a causa del suo potenziale impatto sulla biodiversità autoctona, perché potrebbe competere per i siti di nidificazione con altri uccelli, come la garzetta e l’airone guardabuoi.
La sua dieta è perlopiù onnivora e opportunista e comprende anfibi, insetti e, occasionalmente, uova e pulcini di altri uccelli.
L’Ibis eremita: una specie protetta
L’Ibis eremita (Geronticus eremita) è una specie autoctona e rigorosamente protetta sia in Italia sia in Europa, che si differenzia dal sacro africano per il suo piumaggio nero e la testa calva dal colore rossastro. Si tratta di una delle specie di uccelli più rare e minacciate d’Europa, ora in lento recupero grazie a decenni di intenso lavoro di conservazione. L’ecologia alimentare dell’Ibis eremita è ben documentata scientificamente: si nutre principalmente di invertebrati come vermi e larve, che sonda dal terreno utilizzando il suo lungo becco ricurvo.
La reintroduzione dell’Ibis eremita nell’Europa centrale e meridionale si svolge nell’ambito di un progetto LIFE su larga scala (LIFE20 NAT/AT/000049 | LIFE Ibis eremita) cofinanziato dall’Unione Europea. Questa iniziativa è riconosciuta come uno dei programmi di conservazione più rispettati e di successo a livello internazionale nel suo genere, con una crescente popolazione migratoria selvatica reintrodotta attraverso sforzi coordinati in sei Paesi europei, tra cui l’Italia.
Un pericoloso errore tassonomico
Un comunicato stampa del progetto LIFE Ibis eremita segnala che in un servizio televisivo trasmesso dalle reti Mediaset ad aprile sarebbe stato commesso un errore tassonomico, confondendo le due specie, riferendo di una presunta devastazione dei terreni agricoli della provincia di Verona da parte degli Ibis.
«Siamo particolarmente preoccupati per le implicazioni negative che il servizio televisivo potrebbe avere sulla conservazione della specie» afferma Laura Stefani, che si occupa della campagna antibracconaggio italiana del progetto LIFE Ibis eremita.
La specie, infatti, continua ad affrontare minacce significative, soprattutto in Italia, dove il bracconaggio rimane un problema critico.
Una specie “ponte” tra ambientalisti e agricoltori
L’Ibis eremita potrebbe fungere da ambasciatore dell’agricoltura sostenibile, considerando che la sua sopravvivenza dipende da paesaggi ricchi di biodiversità del suolo. La sua dieta composta da vermi, larve e altri invertebrati lo rende una vera e propria specie indicatrice di agrosistemi sani.
«Questo ruolo ecologico apre significative opportunità di collaborazione tra ambientalisti e agricoltori. I programmi che sostengono una gestione sostenibile del territorio possono giovare sia alla fauna selvatica che alla produttività agricola» sostiene Johannes Fritz, responsabile del progetto LIFE Ibis eremita.
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