La fauna autoctona del Parco del Delta del Po è minacciata dalla presenza dell’ Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus).
L’allarme è stato lanciato da Legambiente che ha spiegato come si tratti di una specie invasiva, con impatti nocivi sulla fauna autoctona di questa importante zona umida.
«Gli Ibis sacri sono predatori onnivori; si nutrono di anfibi, crostacei, piccoli roditori, molluschi, pesci, lombrichi, insetti nonché uova e pulcini di altre specie di uccelli nativi come sterne, garzette, anatre, uccelli marini e uccelli di palude – ha spiegato l’associazione ambientalista in una nota –. Rappresentano, pertanto, una seria minaccia per la fauna autoctona».
Importato dall’uomo
Secondo le stime più recenti, il Parco del Delta del Po ospiterebbe 74 individui di questa specie, tra cui 39 nidiacei e 39 volanti.
Ma come ha fatto l’Ibis sacro, specie originaria di Africa e Medio Oriente ad arrivare fino alla valle del Po? La colpa, ancora una volta, è dell’uomo: «Si tratta di una specie introdotta localmente per fini ornamentali in parchi e giardini zoologici – ha aggiunto Legambiente – . Questa specie si è diffusa in natura a seguito di fughe o rilasci».
Sacro secondo gli Egizi
E se da un lato questa specie ha iniziato a colonizzare anche l’Italia, dall’altro risulta paradossalmente assente nel Paese al quale deve l’appellativo di “sacro”.
Infatti, a causa della pressione venatoria a cui è stato sottoposto, l’ Ibis sacro è stato dichiarato estinto in Egitto.
Eppure, l’ibis aveva un ruolo centrale nella religione egizia; la sua immagine, infatti, era associata al dio Thot, tanto da essere rappresentato anche nel geroglifico della divinità.
Per gli antichi Egizi l’ ibis sacro era un animale puro e di grandissima utilità per via della sua abitudine a nutrirsi di serpenti e carogne; inoltre, il suo sguardo fisso e il portamento fiero erano considerati simboli di intelligenza.
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