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L'UOMO E IL FIUME -1

Perché la civiltà si evolve sulle sponde fluviali: il caso del Nilo

Perché la civiltà si evolve sulle sponde fluviali: il caso del Nilo

Lorenzo Ciotti Lorenzo Ciotti 15 Ott 2019

Uomo e fiume hanno una relazione molto intima fin dai più oscuri e profondi attimi nei quali sono sorte le prime civiltà. Guardando una cartina geografica o politica; salta subito all’occhio come le grandi metropoli del pianeta si affaccino sulle sponde di corsi fluviali che ne hanno segnato e aiutato l’evoluzione. Roma e il Tevere, Londra e il Tamigi, Parigi e la Senna, il Cairo e il Nilo, New York e l’Hudson.

Dalla Mesopotamia, cullata dal Tigri e dall’Eufrate, agli egizi e ai romani. Ogni grande megalopoli della storia dell’umanità ha avuto un fiume come fonte di sostentamento e riparo. Acqua, pesce, limo, commercio, agricoltura. Una necessità primordiale che ancora funziona, diecimila anni dopo i primi insediamenti umani. In questa serie di articoli tratteremo una grande città e il suo fiume. La civilizzazione nata con il placido scorrere dell’acqua come dolce musica.

 

Il fiume dei faraoni

Il Nilo è, nell’immaginario collettivo, sinonimo di avventure egizie, paesaggi esotici, tesori e ricchezze che hanno affascinato nel corso dei secoli romanzieri, avventurieri e archeologi. Considerato il fiume più lungo del mondo (anche se tale primato potrebbe essere contestato dal Rio delle Amazzoni), il Nilo affonda le sue radici acquatiche in diverse nazioni africane, visto che le sorgenti dai quali nascono i fiumi che convergono nel suo bacino si possono trovare in Burundi, Ruanda, Etiopia e Uganda.
La caccia alle sue sorgenti iniziò già durante la colonizzazione romana. I suoi affluenti più importanti sono il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro. Il suo bacino idrografico comprende una superficie di circa 3.254.555 chilometri quadrati, mentre il suo gigantesco delta sfocia nel Mar Mediterraneo.

 

L’importanza del Nilo nell’Antico Egitto

La civiltà egizia è fiorita sulle antiche sponde del grande fiume.
La generosità del corso fluviale, con le sue abbondanti piene annuali, favoriva lo svilupparsi della coltivazione di orzo e grano, sui terreni resi fertili dalle inondazioni. Inondazioni che contribuivano anche all’estrazione, lavorazione e utilizzo del limo.
Con acqua e pesce in abbondanza e colture che permettevano di sfamare la crescente popolazione, il fiume contribuiva in maniera decisiva anche per gli spostamenti e il commercio di beni e merci. Inoltre uomini, soldati e bestie potevano muoversi lungo il suo percorso navigabile, pronti per raggiungere una parte o l’altra del regno. “Hapy” era il nome del dio-fiume che regolava le piene, al quale gli egiziani erano devoti. Il ruolo del Nilo è stato decisivo nella durata plurimillenaria del regno egizio e fu sicuramente uno dei punti di maggiore successo di quella civiltà.

 

Il Nilo e il Cairo

La città de Il Cairo fu fondata come colonia romana circa duemila anni fa sul punto più a settentrione del fiume Nilo, quasi come fosse il vertice basso dell’immenso delta che poi si apre a ventaglio fino al Mediterraneo.

In posizione strategica, la parte più vecchia della città nasce proprio sulla sponda a est del fiume, dove era più praticabile l’agricoltura. La città è famosa per essere la dimora di uno dei più grandi e importanti musei egizi, nonché per la necropoli di Menfi, che si trova a ovest della sua area, dove sorgono le tre grandi piramidi di Giza e la Sfinge. Con più di nove milioni di abitanti, Il Cairo la seconda più grande città africana dopo Lagos, in Nigeria.

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

 

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  • fiume

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