Quel venerdì pomeriggio avevo il turno in ambulatorio e, mentre avvicinandomi alla finestra socchiusa della sala visita per chiuderla, respirai a pieni polmoni l’odore dell’erba appena tagliata mentre il prato del giardino riceveva la prima passata dell’anno.
Per me quel taglio e il profumo dell’erba segnavano un nuovo inizio: significava l’avvicinarsi della bella stagione, del bel tempo, delle prime gite fuori porta e delle prime camminate nei boschi con il mio amato cane, Cacao.
Alle mie spalle, la voce di Carlo, il proprietario di Lampone, un bellissimo Golden Retriever di sei anni, mi riportò sul pianeta Terra dopo un rapido e tortuoso viaggio nei pensieri.
Avevo appena concluso la vaccinazione a Lampone dopo averlo visitato e, come di consueto prima di salutarlo, gli stavo dando qualche crocchetta come premio.
Lampone probabilmente mi aveva letto nel pensiero o lo avevo intuito dai miei gesti, dato che, seduto composto sul pavimento, aspettava scodinzolante la tanto agognata leccornia.
Il suo sguardo, tuttavia, mutò non appena comprese che non erano le sue crocchette preferite (adora quelle al manzo) e non si avvicinò o, meglio, non si avventò come tutte le altre volte.
Dopo svariati tentativi per convincerlo, stavo per buttare via le crocchette quando Carlo me le chiese e rivolgendosi al cane, disse: «Lampone, sono buone, mangiale! Guarda, le mangia anche papà!».
Contemporaneamente avvicinò la mano con le crocchette alla bocca e si mise a sgranocchiarne una davanti a me e a Lampone. Entrambi lo guardammo basiti.
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